«La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l'Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi». Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell'informazione del governo Houthi a Sanaa, risponde all’Ansa spiegando l'attacco alla base aerea di Taif, in Arabia Saudita, nel quale è stato colpito, nella serata del 18 settembre, un velivolo militare italiano.

Il mercantile italiano Jolly Oro, della compagnia di navigazione Ignazio Messina & C.scortato dalla Fregata Bergamini della Marina militare italiana (ANSA)

Sotto tiro dei ribelli Houti finisce anche la capitale dell’Arabia con una pioggia di missili balistici, missili da crociera e droni contro "siti sensibili" a Riad e impianti petroliferi nella città portuale di Yanbu «in risposta», così afferma il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, in una dichiarazione su Telegram, «ai tentativi criminali del nemico saudita di colpire la capitale Sana'a».

Intanto, rispondendo anche agli attacchi di una testata giornalistica italiana che sostiene che l’Italia sia in guerra senza dirlo, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito che «la presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata “segreta”. Sarebbe stato sufficiente consultare gli atti del Parlamento, dove più volte sono andato, come pure dove si sono recati anche il Capo di Stato Maggiore, il Comandante del Covi, il Ministro degli Esteri, i Sottosegretari alla Difesa, fornendo tutte le informazioni necessarie, e doverose, in merito a tale specifica missione».

L’Italia agisce nel Mar Rosso nell’ambito dell’operazione europea Aspides. Un’operazione che l’Italia ha chiesto di potenziare. Una lettera del ministro della Difesa, Guido Crosetto, inviata direttamente all'Alta rappresentante dell'Ue Kaja Kallas, sottolineava la delicatezza della situaizone e il fatto che, in una zona sempre più pericolosa per il traffico marittimo stazionassero solo, nell’ambito dell’operazione, una nave greca e una italiana. A quel punto, il nostro ministro della DIfesa, dopo aver chiesto «al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, al Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio di Squadra Giuseppe Berutti Bergotto, e al Comandante del COVI, Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci» di effettuare, in pieno coordinamento «un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso» per predisporre «un piano volto a garantire il libero transito attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb delle navi di interesse nazionale che intendano attraversarlo» e di «di verificare se l’attuale quadro giuridico consenta, qualora necessario, di richiamare sotto comando nazionale capacità delle Forze Armate italiane già presenti nell’area e attualmente impiegate in altre operazioni, oppure se si renda necessaria una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento, anche in virtù delle decisioni già adottate da alcuni Paesi alleati e partner», ha sbloccato la situazione consentendo a nave Bergamini di raggiungere e scortare il mercantile italiano Jolly Oro. L’Italia ha un particolare interesse alla sicurezza dello stretto visto che più di un terzo delle navi commerciali che vi transitano sono italiane. I ritardi e i blocchi dovuti all’intensificarsi degli attacchi Houthi hanno portato ingenti perdite agli armatori e fatto dunque salire il costo del transito e del successivo prezzo delle merci. Il tutto mentre i cargo francesi, scortati dalle fregate d’Oltralpe continuavano a transitare. L’Italia insiste perché sia rafforzata la missione Aspides e chiede di inviare altre navi per garantire il transito in sicurezza.