Cinque condizioni per arrivare a un accordo fra Kyiv e Mosca per mettere fine alla guerra in Ucraina. Le hanno dettate in una dichiarazione congiunta il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelesnky, al termine del vertice a Londra, nella quale i leader europei – la cosiddetta coalizione dei Volenterosi – hanno ribadito il fermo e convinto sostegno a Kyiv contro l’aggressione russa.

Le cinque condizioni prevedono: primo, la fine dei combattimenti, l’immediato e completo cessate il fuoco. Secondo, l’attuale linea del fronte dovrebbe essere congelata e dovrebbe rappresentare il punto di partenza dei negoziati. I confini internazionali non possono essere cambiati attraverso l’uso della forza e deve essere rispettato il diritto dell’Ucrtaina di scegliere le proprie misure di sicurezza e alleanze. Terzo, una volta che il cessate il fuoco sia entrato in vigore, l’Ucraina deve poter contare su solide garanzie di sicurezza, tra le quali il dispiegamento di una forza multinazionale e ucraina. Quarto, gli asset russi resteranno congelati fino a quando Mosca non avrà messo fine all’aggressione militare e non abbia compensato l’Ucraina per i danni causati dalla guerra. Quinto, gli interessi europei per la sicurezza devono essere garantiti in qualunque accordo. Ogni elemento di negoziazione che riguardi l’Unione europea e la Nato dovrà avere il consenso dei Paesi membri.

Lo scorso 4 giugno Zelensky ha inviato una lettera aperta al presidente russo Vladimir Putin chiedendo, fra le altre cose, al leader del Cremlino di incontrarsi faccia a faccia per negoziare direttamente per la fine della guerra, proponendo l’incontro in un Paese terzo, come la Svizzera o la Turchia. Putin dal canto suo ha rifiutato la richiesta: parlando dal Forum economico di San Pietroburgo, il presidente russo ha affermato che al momento non c’è alcun motivo per un incontro, che la Russia raggiungerà comunque tutti i suoi obiettivi, compresa la conquista dell’intera regione del Donbas – il punto cruciale di pieno disaccordo fra Mosca e Kyiv - e giudicando come «maleducata» la lettera di Zelensky.

Riprendendo la lettera del leader di Kyiv, i leader europei hanno espresso la loro approvazione per l’appello del presidente ucraino a porre fine alla guerra attraverso la strada diplomatica e hanno dichiarato il loro sostegno alla proposta di un negoziato di pace diretto fra Kyiv e Mosca, con la partecipazione e la mediazione dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

Il presidente russo Vladimir Putin al Forum economico internazionale di San Pietroburgo il 5 giugno.
Il presidente russo Vladimir Putin al Forum economico internazionale di San Pietroburgo il 5 giugno.

Il presidente russo Vladimir Putin al Forum economico internazionale di San Pietroburgo il 5 giugno.

(REUTERS)

Il leader del Cremlino ha sempre rigettato la possibilità di un cessate il fuoco. L’unica tregua temporanea che è stato disposto ad accettare è durata appena tre giorni, in occasione della celebrazione del Giorno della Vittoria lo scorso 9 maggio, per permettere di svolgere la tradizionale parata militare sulla Piazza Rossa di Mosca senza il pericolo di attacchi con droni ucraini. Allo scadere del terzo giorno, nella notte tra l’11 e il 12 maggio, il cessate il fuoco temporaneo è stato puntualmente interrotto da una nuova ondata di attacchi su tutta l’Ucraina e in particolare su Kyiv, dando nuovamente il via a una escalation di rappresaglie da entrambe le parti.

Recentemente, tuttavia, Mosca ha aperto alla possibilità di un dialogo con la mediazione dell’Unione europea indicando l’ex cancelliere tedesco Gerard Schroeder come possibile mediatore (un’idea rifiutata sia dall’Ucraina che dagli europei perché si tratta di una figura troppo legata a Mosca e a Putin). Per Kyiv il coinvolgimento diretto dei Paesi Ue è fondamente e imprescindibile. Al vertice di Londra Zelensky ha affermato che l’Europa deve essere al tavolo delle trattative. Una posizione che il leader di Kyiv aveva specificato anche nella lettera inviata a Putin, sottolineando che nei negoziati bilaterali diretti fra Ucraina e Russia potrebbero entrare altri partecipanti.

Intanto, il famoso oligarca russo Roman Abramovich, che nelle prime settimane dopo l’invasione russa dell’Ucraina aveva tentato di giocare un ruolo nelle trattative, ma senza successo, pare essere tornato sotto i riflettori, dopo essersi trasferito in Turchia e avere scelto un profilo più defilato. Secondo quianto riportato il 7 giugno dal Financial Times, lo scorso maggio l’imprenditore e politico - proprietario della squadra di calcio londinese Chelsea fino a maggio del 2022 quando ha dovuto venderla a causa delle sanzioni internazionali imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina - è andato a Kyiv dove ha avuto un colloquio con Zelensky il quale gli ha consegnato un messaggio da portare direttamente al Cremlino riguardante la sua proposta di riprendere i colloqui bilaterali e di incontrarsi faccia a faccia.

In un’intervista a Sky News Zelensky ha confermato l’incontro con Abramovich. E ha ribadito di essere pronto a sedersi al tavolo con Putin. Non a Mosca o a Minsk in Bielorussia come vorrebbe il leader del Cremlino. Ma Putin, ha detto il presidente ucraino, può scegliere il formato che vuole.

Mentre il lavoro della diplomazia per mettere fine alla guerra di fatto è ancora in una fase di stallo, fra Russia e Ucraina va avanti in modo proficuo la collaborazione per nuovi scambi di prigionieri di guerra e ostaggi civili. Il Commissario del Parlamento ucraino per i diritti umani (Ombudsman) Dmytro Lubinets ha incontrato in Bielorussia la nuova omologa russa Yana Lantratova, che ha assunto l’incarico di Ombudsman il 14 maggio. Kyiv ha chiesto che Mosca conceda ai rappresentanti del Comitato internazionale della Croce rossa l’accesso ai centri di detenzione in Russia dove sono tenuti i prigionieri ucraini, per verificare le condizioni del trattamento, il loro stato di salute e le eventuali violazioni dei diritti umani durante la prigionia.