Una tregua nella guerra a partire dalla mezzanotte del 6 maggio. Lo ha annunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, come risposta alla decisione del Cremlino di un cessate in coincidenza della celebrazione del 9 maggio, la Giornata della vittoria, nella quale la Federazione russa e le ex repubbliche sovietiche commemorano la capitolazione della Germania nazista e la fine della Seconda guerra mondiale.

Una celebrazione diventata festa ufficiale in Unione sovietica nel 1965. In seguito, dopo il crollo dell’Urss, ritornata in auge in Russia con Vladimir Putin, che le ha restituito un carattere trionfale, come festa celebrativa dell’orgoglio del popolo russo.

In occasione di questa festa, Putin ha annunciato una tregua per l’8 e il 9 maggio. Zelensky ha rilanciato andando oltre: il leader di Kyiv ha proposto di fermare ogni attacco da entrambe le parti già dalla notte tra il 5 e il 6 maggio, affermando che questo lasso di tempo è già sufficiente per mettere alla prova la volontà e le reali intenzioni di Mosca, e aggiungendo che è ormai giunto il tempo per la Russia di compiere dei passi avanti concreti per mettere fine a una guerra che dura ormai da più di quattro anni.

Intanto, Zelensky è volato a Yerevan, in Armenia, dove ha incontrato i leader europei riuniti al vertice della Comunità politica europea, insieme ai vertici della Ue e della Nato. La presenza di Zelensky a Yereven ha un forte valore geopolitico: negli ultimi 24 anni è il primo leader ucraino a visitare l’Armenia. E la riunione di tanti Paesi europei nella nazione caucasica, ha affermato Zelensky, “è un forte segnale europeo alla Russia”.

La Comunità politica europea nasce infatti in opposizione e come reazione all’invasione russa dell’Ucraina, nel 2022. Si tratta di un forum intergovernativo per il coordinamento delle politiche dei Paesi europei, istituito all’indomani dell’inizio della guerra su vasta scala in Ucraina, su proposta del presidente francese Emmanuel Macron, con lo scopo di affrontare questioni di interesse comune, rafforzare la sicurezza e la stabilità dell’Europa, isolando la Russia e la Bielorussia a seguito dell’aggressione militare all’Ucraina.