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Due le copertine scelte da TIME per illustrare la scelta del Personaggio dell'anno 2025: nella prima, ha messo, appollaiati su una trave di acciaio come gli operai che costruivano i grattacieli nella famosa foto del 1932 Lunch atop a Skyscraper, Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Demis Hassabis, Dario Amodei e Fei-Fei Li. Nella seconda gli stessi Ceo popolano una struttura a forma delle lettere A e I coperta da una scaffalatura
Sulla copertina patinata che da quasi un secolo certifica i protagonisti della storia, questa volta non c’è uno sguardo da incrociare, non ci sono le rughe di un leader politico, né il sorriso di un attivista o il carisma di una popstar.
La scelta del settimanale Time di eleggere l’Intelligenza Artificiale (o meglio, gli Architetti dell'AI) come Persona dell’Anno per il 2025 è una provocazione, certo, ma è soprattutto la ratifica formale di un cambio d’epoca: il motore della storia, oggi, pulsa nei server di silicio.
La decisione della prestigiosa rivista americana non giunge inattesa (mercoledì era stata anticipata da alcuni lanci di agenzie) e non è nemmeno la prima volta che la persona dell’anno non è una persona.
Già nel 1982 il computer era stato eletto "Macchina dell'anno", ma allora si celebrava un oggetto, oggi, conferendo all’algoritmo il titolo che spetterebbe a una "persona", si compie un salto semantico e ontologico vertiginoso. Si riconosce che questi sistemi sono agenti capaci di generare linguaggio, arte, decisioni e, come recita la motivazione del premio, entità che «hanno maggiormente influenzato le notizie e le nostre vite, nel bene o nel male».
L’equiparazione simbolica tra la coscienza umana e la capacità di calcolo statistico è il vero nodo che questa copertina ci costringe ad affrontare.
Se, da una parte, l’Intelligenza Artificiale sta curando malattie prima incurabili, ottimizzando risorse energetiche e aprendo frontiere della conoscenza inesplorate, dall’altra, però, elevarla a paradigma dell'anno significa ammettere che la tecnica ha smesso di essere un mezzo per diventare un ambiente, un ecosistema che avvolge e talvolta soffoca la specificità umana.
Il rischio, sottile e pervasivo, è quello di abdicare alla fatica del pensiero critico e del giudizio morale, delegando alla macchina non solo la soluzione dei problemi, ma la definizione stessa delle domande. In questo scenario, la voce della Chiesa e l'impegno per una "algor-etica", più volte richiamato da papa Francesco e da papa Leone, appaiono come argini necessari a tutela dell'umano.
La tecnologia, per quanto avanzata, manca di quel quid che rende la vita degna di essere raccontata: la vulnerabilità, la compassione, la capacità di sognare l’impossibile e di perdonare l’imperdonabile. L’algoritmo non conosce il dubbio, non prova pietà, non ha un volto da offrire all’altro; elabora probabilità, non verità.
La copertina di Time ci mette dunque davanti a uno specchio: se l’Intelligenza Artificiale è la persona del 2025, è perché noi le abbiamo ceduto il passo, affascinati dalla sua velocità e spaventati dalla nostra lentezza.
Questa “investitura” deve allora trasformarsi in un appello alla coscienza collettiva di tutti noi: non dobbiamo permettere che l’efficienza sostituisca la sapienza, né che il calcolo prenda il posto della cura e della prossimità.
L'Intelligenza Artificiale può essere la "Persona dell'Anno" per le statistiche e l'impatto mediatico, ma spetta a noi, donne e uomini in carne ed ossa, restare i veri protagonisti della storia, custodi di quell'imprevedibile scintilla che nessuna macchina potrà mai replicare.




