La Chiesa evangelica di St. Peter a Teheran, la più antica chiesa protestante dell’Iran, rischia di essere confiscata dalle autorità della Repubblica Islamica. A denunciarlo è Porte Aperte ETS, organizzazione impegnata a sostegno dei cristiani perseguitati nel mondo, che riferisce di un’imminente procedura di sgombero del complesso ecclesiastico e delle abitazioni che sorgono al suo interno. Secondo il comunicato diffuso dall’organizzazione, ai responsabili della comunità sarebbe stato ordinato di allontanare i fedeli residenti nella struttura, con la minaccia di possibili arresti nel caso in cui non venisse dato seguito al provvedimento.

Il complesso di St. Peter si estende su circa 4 ettari di terreno nel centro di Teheran e comprende, oltre all’edificio di culto, due scuole e decine di abitazioni dove vivono famiglie appartenenti alle comunità cristiane armene e assire riconosciute ufficialmente in Iran.

Una chiesa nata nell’Ottocento nel cuore di Teheran

La storia della Chiesa di St. Peter affonda le sue radici nella seconda metà dell’Ottocento. Fu fondata nel 1876, quando lo scià Naser al-Din Shah Qajar, sovrano della dinastia Qajar, concesse il terreno ai missionari americani.

L’edificio divenne presto un punto di riferimento per la presenza protestante nel Paese, non solo come luogo di preghiera ma anche come centro educativo e sociale. Nel corso dei decenni il complesso ha rappresentato uno spazio di incontro per diverse generazioni di cristiani iraniani. La sua posizione, nel centro della capitale, ha però contribuito ad accrescere anche il valore economico dell’area, trasformando la proprietà in un bene particolarmente appetibile.

Una disputa giudiziaria lunga quasi trent’anni

Alla base dell’attuale crisi ci sarebbe un’ordinanza emessa nel 1998 da un Tribunale Rivoluzionario iraniano, secondo la quale l’intero complesso avrebbe dovuto essere trasferito all’Organizzazione per l’Esecuzione dell’Ordine dell’Imam Khomeini (EIKO), un ente statale direttamente legato alle istituzioni della Repubblica Islamica. Secondo quanto riferito da Porte Aperte ETS, all’epoca non sarebbe stata fornita alcuna motivazione pubblica per il provvedimento. Il Consiglio delle Chiese Evangeliche dell’Iran, che gestisce la Chiesa di St. Peter, avrebbe scoperto l’esistenza della sentenza solo casualmente nel 2008, quando ormai erano trascorsi molti anni e le possibilità di contestazione risultavano fortemente limitate.

«Il Consiglio delle Chiese Evangeliche dell’Iran non era a conoscenza della sentenza e non ha potuto contestarla fino a quando l’ordinanza non è venuta alla luce per caso nel 2008», si legge nel comunicato di Porte Aperte ETS.

L’organizzazione denuncia inoltre che, dal 1980, le autorità iraniane avrebbero impedito il rinnovo della registrazione del Consiglio evangelico, bloccando di fatto ogni possibilità di ricorso sulla proprietà.

L’EIKO, denuncia Porte Aperte, è stato anche responsabile dell’espropriazione della Chiesa Presbiteriana Assira di Mashhad, demolita senza preavviso il mese scorso nonché della Chiesa Presbiteriana Assira di Tabriz, della Chiesa delle Assemblee di Dio a Gorgan e del centro di ritiro spirituale a Karaj.

Famiglie cristiane costrette a lasciare le proprie case

La situazione è precipitata il 16 giugno scorso, quando alle famiglie che abitano nel complesso è stato ordinato di lasciare gli alloggi. Si tratta, secondo Porte Aperte ETS, di 12 famiglie armene e 8 famiglie assire, molte delle quali vivono nella struttura da anni e dipendono dal sostegno della comunità ecclesiale. «La maggior parte di queste famiglie, che vivono nel complesso da molti anni, ha un reddito modesto e non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza il sostegno della chiesa», ha dichiarato il reverendo Sargez Benyamin, ex pastore della Chiesa di St. Peter, citato nel comunicato. L’organizzazione riferisce che, al momento della diffusione della denuncia, otto famiglie erano già state sgomberate. Anche i leader della comunità cristiana sarebbero stati minacciati di arresto qualora gli abitanti non avessero lasciato gli edifici.

La lunga pressione sui cristiani protestanti in Iran

La vicenda di St. Peter si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà per le comunità protestanti iraniane dopo la rivoluzione islamica del 1979.

Secondo Porte Aperte ETS, un tempo nel Paese erano presenti circa 50 chiese protestanti, appartenenti soprattutto alle denominazioni presbiteriana, delle Assemblee di Dio e anglicana. Oggi, sempre secondo l’organizzazione, soltanto una parte di esse sarebbe ancora autorizzata a operare. Negli anni diverse comunità hanno subito restrizioni, in particolare quelle che celebravano funzioni in lingua persiana, frequentate anche da cittadini convertiti dall’islam al cristianesimo. «La pressione esercitata sulla Chiesa di St. Peter è l’ultimo esempio di come il cristianesimo protestante sia stato lentamente e costantemente represso sin dall’istituzione della Repubblica Islamica nel 1979», afferma Porte Aperte ETS. L’organizzazione ricorda inoltre che la Chiesa di St. Peter aveva già dovuto interrompere le funzioni in lingua persiana per impedire la partecipazione dei cristiani convertiti, considerati dalle autorità una categoria particolarmente sensibile.

L’allarme della premio Nobel Shirin Ebadi

Sulla vicenda è intervenuta anche l’avvocatessa iraniana e premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, che ha definito il caso di St. Peter parte di una politica più ampia nei confronti dei cristiani iraniani.

Secondo Ebadi, «l’attacco a St. Peter è una continuazione della stessa politica perseguita da anni contro i cristiani iraniani, in particolare i convertiti al cristianesimo. La Repubblica Islamica ha dapprima considerato il culto in lingua persiana una minaccia. Poi ha chiuso le chiese di lingua persiana. Successivamente ha perseguito i convertiti al cristianesimo per la loro fede e il loro culto. Ora», ha aggiunto, «la portata della pressione è andata oltre i convertiti e ha raggiunto i beni storici, le chiese antiche e persino i luoghi in cui vivono i cittadini armeni e assiri».

L’appello alla comunità internazionale

Di fronte al rischio di confisca, Porte Aperte ETS si unisce all’appello del Consiglio Mondiale delle Chiese chiedendo alle autorità iraniane di interrompere qualsiasi iniziativa che possa portare al trasferimento o alla trasformazione della destinazione d’uso della proprietà. «Chiediamo di cessare immediatamente qualsiasi azione che possa portare alla confisca, al trasferimento, alla demolizione o alla destinazione a fini diversi delle proprietà ecclesiastiche, compresa la Chiesa evangelica di St. Peter», si legge nel documento. L’organizzazione chiede inoltre alla comunità internazionale di «impegnarsi in modo costruttivo e urgente a sostegno della protezione dei siti e dei beni del patrimonio cristiano» e del diritto delle comunità cristiane iraniane alla libertà religiosa.