Un Paese spaccato a metà. È la fotografia che, allo stato attuale dello scrutinio ancora in corso e con oltre il 60% dello spoglio effettuato, restituiscono i risultati delle elezioni parlamentari in Israele, giudicate le più importanti della storia di Israele, le prime da quando è scoppiata la guerra, dopo il 7 ottobre del 2023. Come previsto, nessuno conquista la maggioranza, ovvero 61 dei 120 seggi della Knesset, il Parlamento. Il Likud di Benjamin Netanyahu risulta primo partito, Yashar dello sfidante Gadi Eisenkot regge. Tra i due blocchi la distanza è esigua, ma lo schieramento del premier uscente risulta in vantaggio.

I risultati parziali sono destinati a cambiare. Ma in questa tornata elettorale si sono già delineati con forza almeno due dati dirompenti. Primo, l’affluenza record: il 77,7% degli aventi diritto si sono recati alle urne, una partecipazione di massa, la più elevata in tutta la storia di Israele. In tantissimi sono arrivati dall’estero, anche per soggiorni brevissime, toccata e fuga, appositamente per esprimere il loro voto, nella consapevolezza che in queste elezioni si decide il futuro del Paese.

Secondo, l’altissima partecipazione al voto degli arabi israeliani, i discendenti dei palestinesi rimasti nel 1948, all’epoca della Nakba, che oggi rappresentano il 21% della popolazione, e la grande, inedita ascesa dei partiti arabi, che saranno l’ago della bilancia nella formazione del nuovo Governo. Il numero dei cittadini palestinesi che sono andati a votare ha addirittura superato quello dei cittadini ebrei, come mai era successo prima.

Mentre si attende la fine dello scrutinio e i risultati definitivi, Netanyahu già esulta: «Il Likud è il partito più grande d'Israele e la coalizione ha una maggioranza. Per questo dobbiamo formare un ampio governo di destra nazionale e fare di tutto perché non venga formato un governo con il sostegno dei partiti arabi», si è affrettato a dichiarare il premier. E Donald Trump, dal canto suo, non ha mancato di esprimere la sua soddisfazione attribuendosi buona parte del merito del successo del Likud: «Con il mio sostegno», ha detto il presidente Usa, «Bibi è passato dalla sconfitta a quella che potrebbe essere anche una vittoria».