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Le tende allestite in un punto di aiuto e ristoro a Kyiv per i cittadini.
Il primo round di colloqui trilaterali fra Ucraina, Russia e Stati Uniti, ad Abu Dhabi, si è risolto in un nulla di fatto. Aldilà delle dichiarazioni diplomatiche che, da tutte la parti, parlano di un inizio costruttivo, e l’annuncio che i colloqui continueranno nel prossimo fine-settimana, al termine dei primi due giorni di incontri una sola cosa è certa: per parlare di fine della guerra in Ucraina è ancora presto. La questione territoriale continua ad essere il punto più critico e cruciale sul quale le posizioni sono nettamente distanti.
D’altro canto, mentre le tre delegazioni erano riunite negli Emirati arabi, Mosca sferrava nella notte una nuova serie di attacchi massicci su Kyiv e Charkiv, in un inverno particolarmente difficile perché ancora più freddo rispetto agli anni passati.
Dalla capitale, sommersa dalla neve e dal gelo, messa in ginocchio dall’emergenza energetica causati dai bombardamenti russi, a raccontare la vita quotidiana e le difficoltà di questi giorni è padre Luca Bovio, missionario della Consolata, da tanti anni in Polonia, e primo direttore delle Pontificie opere missionarie in Ucraina. Le temperature da settimane oscillano tra i meno 10 e i meno 20 gradi, racconta padre Luca, che ha pubblicato la sua testimonianza sul sito della rivista delle Missioni della Consolata. In Ucraina il rigore invernale è normale, ma diventa un problema immane con i blackout di luce, acqua, riscaldamento. Ogni giorno non solo a Kyiv ma in tutto il Paese viene emanato un bollettino che indica gli orari di erogazione dell’energia elettrica per il giorno dopo, che possono essere anche solo poche ore.
Le previsioni dicono che il gelo durerà ancora a lungo. «Anche le scuole della capitale resteranno chiuse fino a febbraio per mancanza di energia», scrive padre Luca. «Quella poca che c’è occorre utilizzarla con delle priorità come gli ospedali e i trasporti pubblici che ancora funzionano». La vita quotidiana delle città – negozi, centri commerciali, ma anche le case, o almeno quelle che possono permetterseli – va avanti grazie ai generatori di corrente elettrica. «Anche noi in questo tempo stiamo cercando di acquistare piccoli generatori da offrire a coloro che ne hanno maggiormente bisogno. Un costo medio per un generatore che produce circa 4 Kw è di circa 500 euro».
Le Pontificie opere missionarie in Ucraina sono nate nel 2025, con padre Luca Bovio che ha assunto il nuovo incarico, ora risiede stabilmente a Kyiv e sta girando per tutto il Paese per incontrare le diocesi, i vescovi, le comunità cattoliche e costruire la nuova struttura insieme a loro. Lo scorso Natale il missionario lo ha trascorso nella parrocchia del Sacro Cuore di Cherson, città nel Sud del Paese, lungo la linea del fronte, bersaglio costante, giorno e notte, di attacchi russi con missili e soprattutto droni. La chiesa del Sacro Cuore, l’unica cattolica di rito latino a Cherson, è retta da padre Maksym Padlevskyi. La città con la guerra si è svuotata, le strade sono quasi deserte, la maggior parte dei fedeli se ne sono andati da tempo, ma la parrocchia non ha mai interrotto le sue attività e continua il catechismo con i pochissimi bambini rimasti.
A Cherson padre Luca, che dall’inizio della guerra è impegnato nel portare aiuti umanitari alla popolazione colpita nelle zone vicine al fronte, dal Donetsk a Charkiv a Mikolaiv, a Natale è riuscito a portare un carico di medicinali raccolti in Italia e poi distribuiti in diversi ospedali della città.




