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Residenti di fronte a un edificio residenziale a Kyiv colpito dai droni russi il 3 settembre.
Dopo la vicenda di Lipsia, lo scontro fra Berlino e Mosca subisce un’escalation, con un botta e risposta di azioni di ritorsione. Il Cremlino ha reagito alle accuse da parte della Germania di aver organizzato l’attentato del 4 agosto all’aeroporto della città tedesca chiudendo il Goethe Institut a Mosca, un’istituzione culturale che fin dal 1992 – un anno dopo la caduta dell’Urss - svolgeva attività di promozione della lingua tedesca e di cooperazione culturale fra Russia e Germania. Berlino in precedenza aveva annunciato la chiusura del consolato russo di Bonn e la rescissione del contratto per la Casa russa a Berlino.
In diversi Paesi d’Europa, intanto, cresce l’allerta per attacchi ibridi di matrice russa. È allarme in Danimarca, dove i servizi segreti hanno avvertito che la Russia starebbero preparando azioni di sabotaggio alle industrie della difesa. Londra ha rafforzato la sicurezza dei reali. Varsavia ha reso noto che i caccia polacchi hanno intercettato un aereo da ricognizione russo sul Mar Baltico. Aumenta l’attenzione sugli obiettivi considerati sensibili, con gli occhi puntati in particolare sulle aree ai confini orientali dell’Europa, a ridosso della Russia, come la Moldova. L’Europa non cederà, ha affermato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha aggiunto: «Intensificheremo la pressione sulla Russia finché non porrà fine alle uccisioni e non mostrerà un autentico impegno per la pace».
Da Mosca, tuttavia, non arriva alcun segnale di cedimento. Tutt’altro. Putin fa sapere che i servizi segreti russi e ucraini mantengono contatti e accenna alla possibilità di di arrivare a una soluzione negoziata. Ma probabilmente per il leader del Cremlino la fine della guerra non è all’orizzonte. Da una settimana la capitale ucraina è bersaglio di un’offensiva sempre più violenta, in vista di un nuovo, pesante inverno. «La situazione è diventata molto più difficile. La Russia ha fortemente intensificato i suoi attacchi sulla capitale e su tutta la regione», racconta padre Jaroslaw Krawiec, vicario provinciale dei frati domenicani in Ucraina, dal monastero che ospita l’Istituto superiore di Scienze religiose San Tommaso d’Aquino di Kyiv, prestigiosa istituzione cattolica fondata nel 1992 dall’Ordine dei frati predicatori. Lo scorso maggio la sede della comunità ha subìto gravi danni a causa di un bombardamento nel quartiere. Tuttavia, durante questi anni di guerra e nonostante le difficoltà, l’Istituto di Scienze religiose – direttamente collegato alla Pontificia Università "San Tommaso d'Aquino" (Angelicum) di Roma – non ha mai interrotto la sua attività accademica e di sostegno spirituale.


I resti di un drone russo in una strada di Kyiv.
(REUTERS)«Droni e missili ora vengono lanciati di giorno come di notte, nell’arco di 24 ore le sirene dell’allarme risuonano per tante volte. Il 27 agosto, ad esempio, in un giorno sono scattati 13 allarmi, il numero più elevato da quando è scoppiata la guerra su vasta scala. E la città è stata sotto minaccia di attacchi per quasi 15 ore. I missili balistici sono i più spaventosi: molto spesso intercorre uno spazio di tempo brevissimo tra l’allarme e l’esplosione e non c’è abbastanza tempo per mettersi al riparo».
Padre Jaroslaw riferisce un’informazione che gli è arrivata poche ore prima dalle agenzie ucraine: a causa di un attacco russo del 3 settembre, il complesso logistico di Biocon, nel distretto di Boryspil nella regione di Kyiv, è stato gravemente danneggiato. Biocon è il più grande deposito farmaceutico del Paese, che raccoglie e smista in Ucraina i medicinali di numerose aziende straniere: un’enorme quantità di prodotti delle maggiori case farmaceutiche occidentali che operano in Ucraina è stata distrutta. «Questo significa che presto dobbiamo aspettarci una grave carenza di farmaci», è la conclusione di padre Krawiec.


Padre Jaroslaw Krawiec, secondo a sinistra, durante la visita lo scorso luglio al monastero dei domenicani a Kyiv da parte di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati (davanti a lui) con il nunzio apostolico in Ucraina monsignor Visvaldas Kulbokas (alla destra di Gallagher),
(Dal profilo Facebook di Jaroslaw Krawiec)Di notte, riferisce ancora il dominicano, tantissimi abitanti hanno ripreso ad andare a rifugiarsi nelle stazioni della metropolitana o nei parcheggi sotterranei, prima che cominci un attacco. «Si vedono famiglie cariche di zaini, sacchi a pelo, perfino tende da campeggio, che si preparano a passare la notte nei sotterranei». Paura, ansia, senso di incertezza sono ancora i sentimenti dominanti fra gli abitanti. Eppure, osserva padre Jaroslaw, la gente cerca di vivere più normalmente possibile la quotidianità, di non lasciarsi sopraffare dal panico e dalla disperazione.
Due mattine fa, ricorda il sacerdote polacco, un drone ha colpito e parzialmente distrutto uno degli edifici dell’università nel centro di Kyiv. «Per fortuna gli studenti hanno seguito le procedure di sicurezza, quando c’è stato l’attacco erano già tutti nei rifugi e non ci sono state vittime». E aggiunge: «Negozi, uffici, scuole, università sono aperti e continuano le loro attività, anche se molte persone si fermano e corrono nei rifugi quando scatta l’allarme. Nonostante tutto, il nuovo anno scolastico e accademico è iniziato, e questo di per sé è un segno molto importante di determinazione e speranza».





