“Andy Burnham ha sempre compreso una cosa che molti politici moderni faticano a cogliere: gli elettori vogliono leader che possano riconoscere come esseri umani. Possono anche ammirare la competenza, l’intelligenza e le capacità manageriali, ma desiderano anche calore umano e un legame emotivo. Nonostante i suoi autentici punti di forza, Keir Starmer non l’ha mai capito. Il Partito Laburista ne ha pagato il prezzo, faticando a ristabilire un legame emotivo con ampie fasce della popolazione che un tempo consideravano il partito come la propria naturale casa politica. Sempre più spesso, molti deputati laburisti ritengono che Burnham possa essere la figura più adatta a ricostruire quel rapporto”.

Sono parole scritte un mese fa da Mike Craven sul settimanale cattolico britannico “The Tablet”. Parole profetiche, dal momento che il 22 giugno Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni spianando la strada per la leadership del partito (e di conseguenza la guida del governo) a Andy Burnham.

Dieci anni dopo il referendum su Brexit e dopo sei primi ministri che si sono succeduti fra il 2016 e il 2026 (la Thatcher, per dire, regnò per oltre 11 anni), la Gran Bretagna riparte così da Andy Burnham, che ha 56 anni e una bella storia da raccontare.

Figlio di un tecnico telefonico e di una receptionist presso uno studio medico, Burnham ha descritto la sua infanzia nel villaggio di Culcheth, nel Cheshire, come “fantastica”. Burnham, caso raro fra i politici si spicco del Regno Unito, ha studiato in una scuola cattolica, ha fatto anche il chierichetto, conosce la dottrina sociale della Chiesa, anche se oggi confida di non essere molto praticante.

La sua vera passione è sempre stata la politica. A 14 anni decide di iscriversi al Partito Laburista, dopo essere stato colpito dalla serie televisiva della BBC *Boys from the Blackstuff*, che raccontava la vita di cinque disoccupati a Liverpool. Tema molto sensibili in quei primi anni del governo Thatcher.

Studente brillante, Burnham studia a Cambridge, dove in seguito conosce quella che oggi è sua moglie, Marie-France van Heel, di origini olandesi. Si sono sposati nel 2000 e hanno tre figli.

Dopo la laurea, si trasferisce a Londra, lavora in alcune riviste prima di iniziare a lavorare come ricercatore nell’ufficio parlamentare della deputata laburista Tessa Jowell. Successivamente diventa consigliere dell’allora ministro della Cultura, Chris Smith.

Nel 2001 Burnham viene eletto deputato per la sua città natale, Leigh, nella Grande Manchester. Sono gli anni ruggenti dei laburisti di Tony Blair e Burham assume anche alcuni incarichi di governo: sottosegretario sotto Blair, segretario capo al Tesoro, diventare segretario alla Cultura e successivamente segretario alla Salute del governo guidato da Gordon Brown.

Nel 2010 Burnham si candida per la prima volta alla leadership del Partito Laburista proponendo un “socialismo ambizioso”, ma arriva quarto su cinque contendenti, perdendo contro Ed Miliband, che aveva proposto di portare il partito un po’ più a sinistra. Quando Miliband perde le elezioni generali del 2015, Burnham ci riprova con un programma centrista, ma perde ccontro il candidato di sinistra, Jeremy Corbyn.

A questo punto Burnham cambia strategia. Punta al Nord e nel 2017 si candida a sindaco della Grande Manchester. Trionfa con il 63% dei voti e nel discorso della vittoria dichiara: “Questa è l’alba di una nuova era, non solo per questa area metropolitana, ma per la politica del nostro Paese. Per troppo tempo è stata troppo incentrata su Londra. Le vecchie strutture politiche e di partito non hanno dato risultati per tutte le persone e per tutti i territori. … La Grande Manchester prenderà il comando. Cambieremo la politica e la renderemo più efficace a beneficio dei cittadini”.

Da sindaco Burnham ha trovato la sua vera voce, trasformandosi da politico percepito a volte come "troppo dritto e istituzionale" a un fiero difensore della classe operaia del Nord dell'Inghilterra.

Il momento chiave è stato durante la pandemia di COVID-19. Burnham è assurto a livello di eroe locale quando si è opposto apertamente al governo di Boris Johnson, rifiutando un lockdown severo per Manchester senza adeguati sussidi economici per i lavoratori. Quella battaglia, combattuta con i microfoni aperti davanti alle telecamere in mezzo alla strada, lo ha consacrato come il sindacalista di un'intera regione.

Rieletto a Westminster in una elezione suppletiva a Makerfield pochi giorni fa, ora Burnham è pronto per prendere in mano le redini del partito e del governo. Come riassume il New York Times, Burnham “presto sarà alla guida di un governo che dovrà affrontare tutte le stesse sfide che hanno posto fine prematuramente al mandato di Starmer dopo meno di due anni politicamente estenuanti. Tra queste figurano un’economia in crisi, servizi pubblici cronicamente sottofinanziati, un movimento populista sempre più potente e la sfida senza fine rappresentata dal rapporto con il presidente Trump”.

Non sarà facile.