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Le dure parole di Mary L. Trump nei confronti dello zio Donald tornano a far discutere. In una lunga intervista rilasciata ieri, 21 giugno, al Corriere della Sera, la psicologa clinica e nipote del presidente degli Stati Uniti descrive il tycoon come «un uomo in declino, cognitivamente, psicologicamente ed emotivamente», sostenendo che il suo stato mentale sarebbe «compromesso» e commentando anche le recenti tensioni con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Non è la prima volta che Mary Trump esprime pubblicamente giudizi così severi sul capo della Casa Bianca.


Già nel libro Sempre troppo e mai abbastanza. Come la mia famiglia ha creato l'uomo più pericoloso del mondo (Utet, 2026), l'autrice aveva ricostruito le dinamiche del clan Trump, intrecciando ricordi personali e analisi psicologiche per raccontare le radici familiari e caratteriali del presidente americano, definito «l'uomo più pericoloso del mondo».
Nell'intervista al quotidiano di via Solferino, Mary Trump torna ad attribuire i recenti attacchi del presidente statunitense nei confronti di Giorgia Meloni a un misto di ragioni politiche e personali. «Donald è un misogino. Non rispetta le donne, ha dei problemi con loro, in particolare con quelle forti», afferma, sostenendo che il presidente tenda a rivolgersi contro i propri alleati quando ritiene che non gli dimostrino una lealtà assoluta. Secondo la nipote del presidente, il progressivo allontanamento della premier italiana dalle posizioni americane sul conflitto con l'Iran avrebbe contribuito ad acuire le tensioni. A suo giudizio, Trump si sarebbe sentito isolato anche durante il recente G7 e avrebbe reagito «facendo quello che ha sempre fatto: proiettare», attribuendo ad altri responsabilità e difficoltà.
Mary Trump ritiene inoltre che il deterioramento dei rapporti non riguardi soltanto l'Italia. «Peggiorerà sotto ogni aspetto, finché Donald sarà al comando e finché continuerà a perdere colpi», afferma, ricordando come il presidente si sia scontrato anche con alcuni dei suoi alleati più stretti, tra cui il premier israeliano Benjamin Netanyahu. La psicologa, che racconta di non avere più rapporti con lo zio dal 2017, lo descrive come «un uomo profondamente insicuro» e arriva a definirlo «la persona più debole» che abbia mai conosciuto. A suo dire, il presidente starebbe progressivamente perdendo il controllo della narrazione costruita attorno alla propria immagine pubblica e alle proprie competenze.
Secondo Mary Trump, alla base del comportamento dello zio vi sarebbe una costante paura dell'umiliazione e un bisogno incessante di approvazione. «La cosa che Donald desidera di più al mondo è essere amato», spiega, definendolo «un buco nero di bisogni». Per compensare le proprie insicurezze, sostiene, il presidente avrebbe la necessità di rappresentarsi come «il più grande, il migliore», mentre tende a screditare chi considera più competente o autorevole di lui.
Nel corso dell'intervista, la psicologa ribadisce inoltre le preoccupazioni già espresse in passato sullo stato di salute mentale del presidente, parlando di «disturbi psichiatrici non diagnosticati e non curati» e di un «grave declino cognitivo». Pur senza formulare una diagnosi specifica, ricorda che il padre di Donald Trump, Fred Trump, soffrì di Alzheimer e sostiene che «dal punto di vista cognitivo c'è qualcosa che non va». Tra gli esempi citati per sostenere la propria tesi, Mary Trump indica l'incapacità dello zio di accettare la sconfitta alle elezioni del 2020 e quella che definisce una cronica incapacità di mostrare empatia e generosità verso gli altri.
Secondo la nipote del presidente, la situazione sarebbe aggravata dal fatto che Trump, rispetto al primo mandato, disporrebbe di maggiori margini di potere e sarebbe circondato da collaboratori interessati soprattutto a mantenere la sua fiducia. A suo giudizio, il Partito Repubblicano e alcune recenti decisioni della Corte Suprema avrebbero ulteriormente rafforzato la sua posizione. Mary Trump ritiene inoltre che assecondare il presidente sia un errore strategico. «È una persona debole: se capitoli di fronte a lui, lui trae forza da questo», afferma, sostenendo che solo una risposta unitaria e ferma da parte degli alleati occidentali potrebbe limitarne le iniziative.
Quanto alle ragioni dell'attuale escalation, la psicologa individua diversi fattori: dalle tensioni legate alla guerra con l'Iran all'avvicinarsi delle elezioni di Midterm. Ma, soprattutto, sottolinea il peso del deterioramento emotivo e psicologico del presidente. «Non è mai stato un uomo di successo. Non è mai stato un uomo che si è fatto da sé. Non è mai stato bravo in niente, se non a manipolare le persone e i media», afferma ancora Mary Trump, convinta che lo zio sia diventato sempre più pericoloso perché circondato da persone incapaci di contenerne gli impulsi.
La psicologa teme inoltre che, una volta conclusa l'esperienza politica dello zio, le responsabilità vengano attribuite esclusivamente alla sua figura, senza coinvolgere il Partito Repubblicano e le istituzioni che, a suo giudizio, ne avrebbero favorito l'ascesa e consolidato il potere.
L'ultimo incontro tra Mary Trump e lo zio risale all'autunno del 2017, durante una visita alla Casa Bianca in occasione del compleanno delle zie Maryanne ed Elizabeth. Da allora, racconta, i rapporti si sono interrotti definitivamente, non solo con Donald Trump ma con l'intero ramo familiare.
Negli anni successivi, il presidente le ha intentato una causa civile da circa 100 milioni di dollari, poi conclusasi con un accordo riservato.






