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Iraniani riuniti a Mashhad, dove oggi viene tumulata la salma della Guida suprema l'ayatollah Ali Khamenei.
Il cessate il fuoco è finito e con esso sono state affossate, almeno per il momento, le speranze che i due Paesi potessero arrivare ad ultimare i negoziati per la pace. Il memorandum d’intesa siglato da Washington e Teheran lo scorso giugno non ha retto alla prova dei fatti dimostrando tutta la sua prevedibile fragilità. La guerra è tornata a infiammare la regione mediorientale.
Nella notte fra il 7 e l’8 luglio, col il vertice della Nato ad Ankara in pieno svolgimento, gli Stati Uniti hanno lanciato un’ondata di raid contro l’Iran, come reazione agli attacchi da parte di Teheran contro tre navi nello Stretto di Hormuz. A margine del vertice Nato, Trump si era scagliato contro gli iraniani definendoli “pazzi, fuori di testa”, aveva espresso dubbi sulla sua volontà di chiudere un accordo con Teheran e ventilato la possibilità di reimporre il blocco del passaggio di Hormuz solo per l’Iran.
Le incursioni iraniane nello Stretto di Hormuz avevano colpito tre petroliere, una del Qatar e l'altra dell'Arabia Saudita - entrambi Paesi alleati degli Usa - che stavano seguendo una rotta non concordata con Teheran. Washington prima ha reagito reintroducendo le sanzioni sul petrolio di Teheran, poi con massicci bombardamenti notturni che hanno colpito oltre 80 obiettivi: in particolare sistemi di difesa aerea, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche antinave e oltre 60 piccole imbarcazioni.


Due navi nello Stretto di Hormuz ieri 8 luglio.
(REUTERS)Le autorità di Teheran hanno condannato l’offensiva statunitense e in risposta agli attacchi Usa fonti ufficiali iraniane hanno confermato che Teheran ha colpito a loro volta in totale 85 installazioni militari Usa in Kuwait, Qatar e Bahrein con droni d'attacco kamikaze, un sistema di intercettazione missilistica Patriot in Kuwait, un sistema di allarme rapido in Qatar e serbatoi di carburante in Bahrein con droni kamikaze di vario tipo. Nel Golfo sono tornate le raffiche di raid incrociati tra i due eserciti in un botta e risposta che sta vivendo una rapida e pericolosa escalation della violenza.
Durissime le parole di Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore per l'Iran nella trattativa con gli Stati Uniti, che sul suo profilo X sfida Trump scrivendo: «L’America non ha ancora imparato che l'arroganza e la mancanza di lealtà non sono più gratuite. Per essere chiari: provate, e ne pagherete le conseguenze». E ha aggiunto: «Non sprecate energie, che affonderete ancora di più, lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane».
La rinnovata tensione in Medio Oriente è tornata a far volare i prezzi del petrolio e del gas volano, mentre le borse calano. Come riporta l’agenzia Bloomberg, il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz – da quale dipende il transito del 20% del petrolio globale e oltre un quarto di quello del gas naturale liquefatto – si è quasi completamente fermato dopo due giorni di raid contro l’Iran. Il transito in questa via di passaggio cruciale per il commercio mondiale ora è in gran parte limitato a una rotta settentrionale approvata dall'Iran, mentre un corridoio più a sud, protetto da Oman e Stati Uniti, ha registrato scarsa attività.
I raid Usa hanno colpito anche la linea ferroviaria fra Teheran e Mashhad, dove oggi avviene la sepoltura della Guida suprema Ali Khamenei, rimasto ucciso lo scorso 28 febbraio nel raid di Israele e Usa all’inizio dell’offensiva contro l’Iran. La bara dell'ayatollah è arrivata in aereo nella città natale di Khamenei nel nord-est dell'Iran, capoluogo della provincia di Khorasan, nota come meta di pellegrinaggio religioso. Dopo sei giorni di cerimonie funebri, le spoglie della Guida suprema saranno tumulate nel Santuario dell'Imam Reza - il luogo di culto sciita più sacro dell’Iran e moschea più grande mondo in quanto a superficie con i suoi quasi 600mila metri quadrati di estensione – dove si prevede la partecipazione di milioni di persone.





