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Sostenitori Houthi innalzano le armi durante una manifestazione di protesta contro Israele, a Sana'a, Yemen, 17 ottobre 2025. un'immagine di grande potenza visiva e simbolica di un mondo in fiamme.
Le guardie iraniane sparavano agli occhi, per rendere ciechi i manifestanti. Sono entrate nei pronti soccorso, per uccidere i feriti. Hanno puntato mitragliatrici contro folle armate solo di coraggio e di pietre. Hanno oscurato ogni informazione, diffondendo false informazioni, hanno riempito le carceri di prigionieri destinati alla tortura o alla morte.
Da quattro anni – a intermittenza, perché la nostra condivisione è fiacca – vediamo, sentiamo, immaginiamo quel che succede nelle case ghiacciate, nelle strade divelte dalle mine, nelle trincee ucraine. Abbiamo tremato per la gente affamata di Gaza. Dovremmo tremare e pregare per i tanti fratelli uccisi in nome della loro fede, in Corea, in Nigeria, nel sud Sahara.
Anche quest’anno la nuova World Watch List disegna un mondo lacerato e offeso, racconta di un record di violenze nei confronti dei cristiani e non sempre quelle che portano alla morte sono le più terribili. Ai giovani che smarriti speravano di crescere in un mondo di pace, almeno per noi pochi privilegiati, il terreno sdrucciola, pare trascinarci in un conflitto in cui i “pezzi” di guerra mondiale evocati da papa Francesco si saldano.
Il male avanza e si mostra apertamente o forse siamo solo più lucidi nel guardarlo. O forse adesso tocca a noi, com’è toccato ai nostri nonni, come tocca in altre parti della terra. E capiamo con evidenza che il male non è soggettivo, come ci vogliono far credere. È più che oggettivo, lo vediamo, ha volti e metodi precisi, non è relativo al modo di pensare, all’ideologia, alle condizioni del vivere. Capiamo anche che non è affatto necessario, per far splendere il bene, perché al bene non è antitetico: il bene esiste di per sé, il male è sempre e solo la sua negazione.
E non è nemmeno banale, secondo la fortunata definizione di Hanna Arendt, davanti alla gelida indifferenza dei gerarchi nazisti chiamati a rispondere dell’orrore della Shoah. Può sembrare banale, figlio di miopia, sottomissione, interesse, stupidità. Possiamo esserne complici tutti, anche solo per indifferenza, per voglia di stare tranquilli. Ma a parte la follia diagnosticata, il male è sempre frutto di una scelta, anche la più piccola e apparentemente insignificante. È il peccato.
Perché sappiamo benissimo cos’è bene e cosa è male. E «ciascun confusamente un bene apprende». Il Bene Dio l’ha creato, ha creato solo il Bene e ogni cosa ed essere del mondo è bene. La realtà, io sono bene. E posso liberamente scegliere il male. Che le conseguenze siano più o meno terribili è relativo al potere, di qualsiasi tipo: autorità, soldi, successo. Il peccato dei potenti così fa più male.
Non abbiamo soluzioni strategiche per far cessare persecuzioni, guerre, miseria, violenze. La storia insegna che l’uomo è sempre quello della pietra, pronto a usarla contro un suo simile. Ma riconoscendo il bene creato, possiamo collaborare con Dio ed estendere la sua forza salvifica. Come un cielo cupo di nubi può essere dissolto, illuminato poco a poco dal sole.
In collaborazione con Credere
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