«Guerra aperta» con l’Afghanistan: è la pesante dichiarazione rilasciata dal ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif. Fra i due Paesi asiatici confinanti lo stato di tensione sempre più elevato è sfociato un vero e proprio, preoccupante conflitto armato.

Il Pakistan ha iniziato un’offensiva lanciando missili aria-terra contro uffici e postazioni militari del Governo talebano nella capitale afghana Kabul, a Kandahar e Paktia. Lungo il confine tra le due nazioni ci sono stati scontri terrestri.

«La nostra pazienza ha raggiunto il limite», ha scritto sul suo profilo X il ministro annunciando l’attacco. L'ultima operazione militare pakistana è avvenuta dopo che le forze afghane avevano attaccato le truppe di frontiera pakistane ieri sera. Le relazioni tra i vicini sono peggiorate negli ultimi mesi, con i valichi di frontiera terrestri in gran parte chiusi dopo i sanguinosi combattimenti di ottobre che hanno causato la morte di oltre 70 persone da entrambe le parti.
Islamabad accusa l'Afghanistan di non agire contro i gruppi militanti che compiono attacchi in Pakistan, cosa che il Governo talebano nega. Diversi cicli di negoziati tra Islamabad e Kabul hanno fatto seguito a un iniziale cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia, ma gli sforzi non sono riusciti a produrre un accordo duraturo. Tra i due Paesi le relazioni erano da tempo particolarmente tese: il Pakistan accusa l'Afghanistan di dare rifugio a militanti che compiono attacchi terroristici oltre confine. I talebani dal canto loro negano l'accusa affermando che la sicurezza del Pakistan è prettamente un problema interno e non riguarda l’Afghanistan.

La situazione di conflittualità era degenerata con gli scontri armati di ottobre 2025 che hanno portato alla chiusura di gran parte dei valichi di frontiera. Tra Islamabad e Kabul si sono svolti diversi round di negoziati che hanno fatto seguito a un iniziale cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia. Ma la diplomazia non è riuscita a raggiungere un accordo duraturo.

A rivendicare la maggior parte degli attacchi sul territorio pakistano è stato Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), un’organizzazione militante jihadista che ha intensificato le azioni terroristiche nel Paese da quando i talebani afghani sono tornati al potere a Kabul nel 2021. Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP), designata come organizzazione terroristica dalle Nazioni unite e dal Governo di Islamabad, è stata fondata nel 2007, ha giurato fedeltà ai talebani, ma opera in modo indipendente, con una sua struttura di comando, recluta i suoi militanti nella zona di frontiera pakistano-afghana.

In Pakistan è stata responsabile di numerose azioni, attacchi suicidi, attentati contro obiettivi governativi, personalità politiche dell’opposizione, civili, contro le forze armate pakistane, con il dichiarato intento di rovesciare il Governo e instaurare uno Stato islamico. Dopo la presa del potere dei talebani in Afghanistan ad agosto del 2021, il Governo di Islamadab ha cercato di convincere le autorità talebane a reprimere il TTP, ma senza successo.

L’escalation del conflitto mette in allarme l’intera regione. L’Iran si è offerto di fare da mediatore in un negoziato fra i due Paesi e la Cina, storico rivale del Pakistan, ha richiamato le parti al dialogo. La Ong Emergency, che opera da tanti anni in Afghanistan, racconta di aver ricevuto nei suoi centri i primi nove feriti a seguito dei bombardamenti della notte scorsa. Dopo il 15 agosto 2021 con l’abbandono delle forze internazionali e la presa di potere da parte del Governo talebano, dichiara Emergency, la guerra si era formalmente conclusa, ma nei suoi Centri nel Paese la Ong ha continuato a vederne le sue conseguenze nei numerosi feriti da armi da fuoco, taglio, mine, esplosioni che affollano ogni giorno i reparti.

«Questo nuova escalation di violenza rischia di far ripiombare il Paese nell’incubo della guerra», afferma Dejan Panic, direttore del programma di Emergency in Afghanistan. «Anche nel 2026 si prospetta saranno circa 21 milioni gli afgani in necessità di aiuto umanitario a causa di crisi economica, alimentare e sanitaria: un ennesimo conflitto metterebbe la popolazione in ginocchio. Chiediamo la fine immediata delle ostilità, la protezione dei civili e dialogo per la risoluzione diplomatica di un conflitto che rischia di coinvolgere l’intera regione con conseguenze imprevedibili».