La riapertura dello Stretto di Hormuz, che aveva fatto sperare in una svolta verso un accordo di pace e fatto respirare i mercati con la prospettiva di una normalizzazione del traffico marittimo dopo settimane di forti tensioni, è durata giusto lo spazio di poche ore. Dopo aver annunciato la decisione di riaprire lo Stretto, venerdì scorso, a distanza di meno di un giorno Teheran lo ha di nuovo chiuso. Il motivo del dietrofront: la reazione dell’Iran alla prosecuzione del blocco statunitense sui suoi porti, a tre giorni dalla scadenza del cessate il fuoco fra Washington e Teheran.

La notizia della riapertura aveva determinato un immediato crollo dei prezzi del petrolio – ricordiamo che il 20 per cento del greggio e del gas naturale liquefatto mondiale (quest’ultimo quasi interamente esportato da Qatar ed Emirati arabi uniti) transitava attraverso lo Stretto – e sabato il movimento era ripreso e alcune navi cargo erano riuscite a passare per lo Stretto. Ma con la nuova chiusura, a tre navi sono state bersaglio di colpi d’arma da fuoco e sono state minacciate da Teheran. I Guardiani della Rivoluzione islamica (pasdaran) hanno lanciato un monito: ogni imbarcazione che si avvicina a Hormuz sarà presa di mira. Il sito web di tracciamento navale MarineTraffic indica oggi che non ci siano navi in transito nello Stretto.

Lunedì 20 a Islamabad, in Pakistan, è previsto un nuovo round di colloqui fra Stati Uniti e Iran. Ma le trattative di pace arrancano lungo una strada decisamente in salita - tra momenti di distensione e nuovi scontri, minacce e ultimatum reciproci - nonostante le dichiarazione ottimistiche di Donald Trump che parlava in questi giorni di tempi molto brevi per la definizione dell’accordo. Dal canto suo, il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ammesso che i negoziati hanno fatto progressi ma che l’accordo definitivo è ancora lontano.

Intanto, c’è stata una svolta per la nave da crociera Msc Euribia, rimasta bloccata per un mese e mezzo nel Golfo Persico a causa dello scoppio della guerra in Iran e del blocco dello stretto di Hormuz: la nave ha finalmente potuto lasciato Dubai, ha attraversato in sicurezza lo Stretto ed è in viaggio verso il Nord Europa. Secondo quanto comunicato, il passaggio è stato completato in stretto coordinamento con le autorità competenti.

La riapertura dello Stretto di Hormuz e la necessità di garantire la libertà di navigazione nell’area sono state al centro del vertice dei Volenterosi che si è svolto a Parigi, dove il presidente Emmanuel Macron ha accolto il premier britannico Keir Stamer, il cancelliere tedesco Friederich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni.

«Riaprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale», ha detto Meloni al termine della Conferenza all’Eliseo. «Questo vertice mostra che l'Ue può fare la sua parte». La premier ha inoltre dichiarato che «l'Italia offre la sua disponibilità a mettere a disposizione proprie unità navali sulla base di un'autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali». Due navi cacciamine della Marina militare italiana - imbarcazioni specializzate nella ricerca degli ordigni nei fondali grazie al sonar – grazie sono state già predisposte dalla Difesa e sono pronte per essere inviate per un'eventuale missione a Hormuz.

Il Medio Oriente continua a essere incendiato dalle violenze e dalle tensioni. In Libano le speranze sollevate dalla tregua con Israele hanno subìto una pesante batosta: ieri un sergente francese dell’Unifil (Forza ad Interim delle Nazioni Unite in Libano), Florian Montorio, 40 anni, alla sua ultima missione, è rimasto ucciso in un attacco diretto contro i caschi blu nel Sud del Paese, sferrato da un gruppo armato non identificato ma presumibilmente parte di Hezbollah, anche se il partito libanese sciita ha negato il coinvolgimento nell’attacco che ha violato il cessate il fuoco. era alla sua ultima missione, Altri tre soldati francesi sono stati feriti.