Negli ultimi anni l’espressione “Epstein files” è diventato un titolo molto gettonato e sintetico sui media e social per indicare uno dei casi più torbidi, controversi e politicamente esplosivi della recente storia statunitense ma anche europea. Ma cosa sono davvero questi documenti? Cosa contengono, cosa non contengono e perché, al di là del loro valore giudiziario, continuano ad avere un enorme impatto sull’opinione pubblica e sulla politica internazionale?

Chi era Jeffrey Epstein

Definito dai media come il “faccendiere pedofilo”, era considerato da chi lo conosceva «manipolatore, ambizioso, magnetico, il diavolo». Nato il 20 gennaio 1953 a Brooklyn, New York, in una famiglia di immigrati ebrei, Epstein iniziò la sua carriera come insegnante di fisica in una scuola privata nonostante non possedesse una laurea. Dagli anni ’70 intraprese la strada della finanza, prima come broker e poi come consulente finanziario, costruendo una rete di contatti estremamente influente. Negli anni ’80 riuscì a tessere rapporti con politici, accademici, banchieri, miliardari internazionali e membri delle famiglie reali europee, guadagnandosi fama e accesso privilegiato agli ambienti più esclusivi del mondo.

Il suo percorso giudiziario si aprì nel 1996, quando ricevette la prima accusa di violenza sessuale. Dopo anni di indagini, nel 2007 patteggiò davanti a 60 capi d’imputazione raccolti dai procuratori federali, ottenendo un accordo controverso che suscitò indignazione pubblica. Nel 2008 fu condannato per favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile, ma la pena originaria di 18 mesi venne ridotta a 13 mesi, con la possibilità di trascorrere sei giorni alla settimana negli uffici di Palm Beach, una condizione che molti giudicarono incredibilmente favorevole rispetto alla gravità dei reati contestati.

Chi è Ghislaine Maxwell

Accanto a Jeffrey Epstein, un ruolo centrale nello scandalo è stato quello di Ghislaine Maxwell, ereditiera britannica e collaboratrice di lunga data del finanziere americano. Figlia del magnate dei media Robert Maxwell, Ghislaine è stata accusata di aver facilitato e organizzato il reclutamento di minorenni per Epstein, coordinando gli incontri e gestendo le ragazze che finivano vittime dello sfruttamento sessuale. Nel dicembre 2021 è stata condannata negli Stati Uniti per traffico sessuale di minori, abusi e cospirazione, ricevendo una pena detentiva. Attualmente, Maxwell sta scontando la sua condanna nella prigione americana di Bryan, in Texas.

Jeffrey Epstein con Ghislaine Maxwell in una foto degli Epstein files rilasciata dal dipartimento di giustizia americana. ANSA/US DEPARTMENT OF JUSTICE +++ NPK +++
Jeffrey Epstein con Ghislaine Maxwell in una foto degli Epstein files rilasciata dal dipartimento di giustizia americana. ANSA/US DEPARTMENT OF JUSTICE +++ NPK +++
Jeffrey Epstein con Ghislaine Maxwell in una foto degli Epstein files rilasciata dal dipartimento di giustizia americana (ANSA)

Chi è Virginia Giuffre, la grande accusatrice di Epstein

Nel 2011 Virginia Giuffre, una delle grandi accusatrici di Epstein e della sua fidanzata e complice Maxwell, passa a una giornalista del Daily Mail alcune informazioni e dettagli sulla sua vita al giogo sessuale del finanziere. E fornisce al tabloid anche la foto che mette al palo un figlio della regina Elisabetta II, l’allora principe Andrea, duca di York e fratello di Re Carlo. Nel 2018, Julie K. Brown, una reporter del Miami Herald, arriva a raccogliere almeno 80 testimonianze di persone che si consideravano “vittime di abusi sessuali” perpetrati da Jeffrey Epstein e dai suoi “amici”. È grazie a questo report che si riapre il fascicolo presso il tribunale federale che porta al suo arresto nel luglio del 2019 mentre si trova al Toteboro Airport del New Jersey. L’accusa è «traffico di esseri umani a scopo sessuale» e non prevede il pagamento di alcuna cauzione. Le perquisizioni che seguono in tutte le sue residenze, portano alla luce una quantità incredibile di materiale pedopornografico, foto, quadri e lettini da massaggio che poco spazio lasciavano all’immaginazione. Il mattino del 10 agosto del 2019, dopo un precedente tentativo di suicidio dimostrato da alcune ferite riportate sul suo corpo, Jeffrey Epstein viene trovato morto, impiccato nella sua cella anche se periodicamente vengono avanzati dubbi sul fatto che si sia trattato davvero di un suicidio. Il medico legale Michael Baden, perito della famiglia, ha dichiarato al Telegraph che l’autopsia, che concluse per suicidio, sarebbe «non convincente» e che la morte potrebbe essere stata causata da strangolamento. Baden ha suggerito che, viste le nuove informazioni, sarebbe plausibile aprire una nuova indagine sulle circostanze della morte.

Il libro di Giuffre

A ottobre scorso è uscito in vari paesi tra cui l’Italia Nobody’s Girl, l’autobiografia postuma di Virginia Giuffre, figura chiave di questa vicenda e divenuta nota nel 2019 per aver denunciato gli abusi sessuali subiti quando era minorenne da Epstein e due anni dopo, nel 2021, quelli subiti dal principe Andrea del Regno Unito. Giuffre si è suicidata nella sua casa in Australia nell’aprile 2025 a 41 anni: il suo libro racconta per la prima volta nel dettaglio il modo in cui fu adescata, a 17 anni, e quello che successe dopo.

Il libro è stato scritto da Giuffre insieme alla giornalista Amy Wallace. Poco prima di uccidersi, Giuffre era stata coinvolta in un incidente stradale che le aveva causato un’insufficienza renale e in quell’occasione aveva detto a Wallace che desiderava che il libro fosse pubblicato a prescindere dalle sue condizioni di salute. Nel libro Giuffre racconta di essere stata a contatto con Epstein e Maxwell per più di due anni, dal 2000 al 2002, da quando aveva poco meno di 17 anni a quando ne aveva 19. In Nobody’s Girl dice di essere stata avvicinata per la prima volta da Maxwell a Mar-a-Lago, il resort di proprietà di Trump in Florida, dove lavorava. «Mi disse di conoscere un uomo molto ricco – un frequentatore di lunga data di Mar-a-Lago – che stava cercando una massaggiatrice che viaggiasse con lui». Giuffre era entusiasta per quella che pensava fosse un’opportunità lavorativa. Maxwell le disse di presentarsi quella sera dopo il lavoro a casa di Epstein. Ad accoglierla quella sera a casa di Epstein fu Maxwell, che la guidò in camera da letto dove Epstein, allora quarantasettenne, la aspettava sdraiato in posizione prona sul letto, nudo. Giuffre racconta di essersi sentita a disagio, ma che la presenza di Maxwell la rassicurava e al tempo stesso la inibiva. «Ogni volta che sentivo un brivido di disagio, un solo sguardo a Maxwell mi faceva capire che stavo esagerando», scrive nel libro.

Il post su X del dipartimento di Giustizia americano che ha ripubblicato 119 pagine sul caso del 2021 contro Ghislaine Maxwell a New York per traffico sessuale, affermando che ora presentano \\\"censure minime\\\" dopo gli attacchi dei democratici e una parte dei repubblicani, 21 dicembre 2025 A destra il documento con le prime censure, a sinistra la versione pubblicata oggi
Il post su X del dipartimento di Giustizia americano che ha ripubblicato 119 pagine sul caso del 2021 contro Ghislaine Maxwell a New York per traffico sessuale, affermando che ora presentano \\\"censure minime\\\" dopo gli attacchi dei democratici e una parte dei repubblicani, 21 dicembre 2025 A destra il documento con le prime censure, a sinistra la versione pubblicata oggi

Il post su X del dipartimento di Giustizia americano che ha ripubblicato 119 pagine sul caso del 2021 contro Ghislaine Maxwell a New York per traffico sessuale, affermando che ora presentano "censure minime" dopo gli attacchi dei democratici e una parte dei repubblicani, 21 dicembre 2025 A destra il documento con le prime censure, a sinistra la versione pubblicata oggi

(ANSA)

Cosa sono gli Epstein files

Con questa espressione si indica l’enorme insieme di documenti raccolti nel corso delle indagini giudiziarie su Jeffrey Epstein, che include atti processuali, deposizioni, email, fotografie, registri di volo, documenti finanziari e materiali acquisiti dai suoi dispositivi elettronici. Per decenni questi fascicoli, prodotti e accumulati da procure, tribunali, commissioni d’inchiesta del Congresso e dal Dipartimento di Giustizia statunitense, sono rimasti in gran parte riservati o accessibili solo parzialmente, alimentando il mistero e le speculazioni sull’estensione delle reti di Epstein e sui suoi legami con politici, uomini d’affari e membri delle famiglie reali.

Dopo anni di pressione politica e mediatica, nel 2024 il Congresso degli Stati Uniti ha approvato una legge che obbligava il governo a rendere pubblici tutti i documenti divulgabili legati al caso. Da quel momento sono seguite diverse tranche di pubblicazione, fino all’ultima, a fine gennaio 2026, presentata come definitiva. La mole di materiale resa disponibile è impressionante: circa 3 milioni di documenti scritti, 2.000 video e 180.000 immagini, tutti sottoposti a una rigorosa “redazione” per proteggere la privacy delle vittime, la sicurezza nazionale e le indagini ancora in corso.

La diffusione di questi file ha immediatamente catalizzato l’attenzione internazionale, facendo emergere nomi eccellenti e dettagli imbarazzanti, dalle frequentazioni di Jeffrey Epstein con politici e imprenditori di alto profilo, ai rapporti con membri di famiglie reali, fino alle immagini più compromettenti e alle comunicazioni private. Tra i personaggi citati compaiono anche due ex presidenti americani, Bill Clinton e Donald Trump, il primo ritratto in alcune foto imbarazzanti ma non compromettenti, il secondo noto per aver definito Epstein nel 2002 «un grande amico da 15 anni», pur negando qualsiasi coinvolgimento diretto. La pubblicazione degli Epstein Files, quindi, più che chiarire, ha acceso nuovi riflettori sul potere, le ambizioni e le responsabilità morali di chi orbitava intorno a uno dei faccendieri più discussi del nostro tempo, riportando al centro del dibattito la memoria delle vittime e la necessità di giustizia.

Cosa contengono (e cosa no)

Gli Epstein files contengono i nomi di centinaia di persone, molte delle quali ricche e famose. In molti casi si tratta di semplici menzioni: contatti email, inviti a eventi, presenze a feste o incontri. In altri casi emergono accuse, allusioni o comportamenti imbarazzanti. È però importante distinguere tra rilevanza mediatica e rilevanza penale. Il dipartimento di Giustizia statunitense ha chiarito che, nei documenti pubblicati, non sono emerse nuove prove di reati perseguibili oltre a quelli già noti. Molte accuse sono difficili da verificare, non supportate da riscontri o provenienti da segnalazioni anonime ritenute infondate o comunque molto difficili da verificare.

Questo non significa che il materiale sia irrilevante: piuttosto, il suo peso è soprattutto politico, culturale e simbolico. Il caso Epstein è diventato il paradigma di un potere opaco, di élite che sembrano muoversi al di sopra delle regole e di un sistema giudiziario percepito come indulgente verso i più forti.

epa12538114 Rep. Al Green (D-Tex.) speaks at a press conference regarding a new impeachment effort against President Trump outside the US Capitol in Washington, DC, USA, 20 November 2025. EPA/ALLISON ROBBERT
epa12538114 Rep. Al Green (D-Tex.) speaks at a press conference regarding a new impeachment effort against President Trump outside the US Capitol in Washington, DC, USA, 20 November 2025. EPA/ALLISON ROBBERT
Una conferenza stampa riguardante una nuova mozione di impeachment presemntata dai Democratici contro il presidente Trump fuori dal Campidoglio degli Stati Uniti a Washington il 20 novembre scorso (EPA)

Cosa c’è nei nuovi “Epstein files” pubblicati a fine gennaio

La pubblicazione degli ultimi milioni di pagine degli “Epstein files”, diffusi il 30 gennaio scorso dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ha avuto un impatto che va ben oltre la loro effettiva rilevanza giudiziaria. I documenti contengono nomi di decine di persone ricche e famose, e-mail imbarazzanti, fotografie ambigue, accuse e allusioni spesso difficili – se non impossibile – da verificare. Ma, sul piano penale, aggiungono poco o nulla rispetto a quanto già noto. Lo stesso Dipartimento di Giustizia ha dichiarato di non aver individuato nuovi fatti perseguibili nei documenti resi pubblici. L’unica indagine formalmente avviata riguarda il Regno Unito, dove la polizia sta esaminando i rapporti tra Jeffrey Epstein e Lord Peter Mandelson, storico esponente del Partito Laburista e membro della Camera dei Lord, che si è dimesso dopo la diffusione delle carte. Secondo i documenti, Epstein avrebbe inviato a Mandelson e a suo marito ingenti somme di denaro, ipoteticamente in cambio di informazioni finanziarie riservate.

Eppure, nonostante la scarsità di sviluppi giudiziari, l’effetto politico e mediatico dei file è stato, e continua ad essere, enorme. Il caso Epstein continua a occupare un posto centrale nell’immaginario pubblico globale, alimentato da anni di teorie del complotto, sospetti sulle élite e sfiducia verso le istituzioni.

Nomi famosi, poche certezze

Gran parte dell’attenzione si è concentrata, ancora una volta, sui personaggi celebri citati nei documenti. Tra i nomi più discussi c’è quello di Elon Musk, che nel 2012 scrisse a Epstein chiedendo informazioni su una festa sulla sua isola privata. Non risulta che Musk vi abbia mai partecipato, né che sia indagato. Altre email riguardano Bill Gates, la cui frequentazione con Epstein era già emersa in passato: nei nuovi documenti compaiono messaggi mai inviati in cui Epstein lo accusava di comportamenti sessuali scorretti. Gates ha smentito, e non risulta alcuna accusa formale a suo carico. Restano centrali anche le vicende dell’ex principe britannico Andrea, già privato dei titoli reali, e i riferimenti a numerosi esponenti politici, imprenditori e intellettuali: da Richard Branson a Noam Chomsky, da Steve Bannon a Sergey Brin, fino all’ex primo ministro israeliano Ehud Barak. In quasi tutti i casi, le carte mostrano relazioni, frequentazioni o scambi di messaggi, ma non prove di reati.

Le manovre contro papa Francesco

Tra le migliaia di file recentemente resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia, emergono dettagli inquietanti sui tentativi di influenzare e screditare figure di rilievo internazionale, tra cui papa Francesco. Tra il 2019 e il 2020, Steve Bannon, allora ex consigliere di Donald Trump, inviava messaggi a Epstein con l’obiettivo dichiarato di “far cadere” il Pontefice. Secondo i documenti, Bannon considerava Papa Francesco un ostacolo alla sua visione politica sovranista. In una email di giugno 2019 scrisse: «Faremo cadere Francesco. I Clinton, Xi, Francesco, l’Ue: forza fratello». Il Papa, noto per la sua critica al nazionalismo e per la difesa dei migranti, rappresentava un contrappeso alle politiche di Trump e al populismo internazionale che Bannon sosteneva.

Nei messaggi, Bannon fa riferimento anche al libro-inchiesta In the Closet of the Vatican del giornalista francese Frédéric Martel, pubblicato nel 2019, che denuncia come gran parte del clero vaticano mantenga segreta la propria omosessualità. Bannon vedeva nel libro un’opportunità per realizzare un film contro Francesco, suggerendo a Epstein un ruolo da produttore esecutivo. Perfino il biografo del Papa, Austen Ivereigh, era a conoscenza di questi tentativi di danneggiare l’immagine del Pontefice in nome della “purezza” della Chiesa.

Non mancano anche riferimenti a episodi più surreali: nel 2015 Epstein scherzava con il fratello Mark sulla possibilità di invitare Bergoglio per un “massaggio” durante la sua visita negli Stati Uniti, mentre tre anni dopo invia a Bannon un messaggio in cui parla di organizzare un viaggio del Papa in Medio Oriente, suggerendo come titolo dell’evento la parola “tolleranza”. I messaggi rivelano anche un dialogo più filosofico: Bannon condivide con Epstein un articolo in cui il Vaticano condanna il “nazionalismo populista”, e Epstein risponde citando Paradiso perduto di John Milton: «Meglio regnare all’Inferno che servire in Paradiso».

Trump, Clinton e lo scontro politico

Donald Trump è citato migliaia di volte nei documenti, ma senza che emergano elementi nuovi rispetto a quanto già conosciuto: la sua amicizia con Epstein, interrotta, secondo quando ha detto Trump, nei primi anni Duemila. Le carte contengono soprattutto menzioni indirette e denunce anonime, ritenute infondate e mai indagate.

Un capitolo a parte riguarda Bill e Hillary Clinton. Dopo mesi di rifiuto, entrambi hanno accettato di testimoniare davanti alla commissione di Vigilanza della Camera dei Rappresentanti, controllata dai Repubblicani. Le audizioni sono previste per la fine di febbraio. Anche in questo caso, il confine tra accertamento dei fatti e scontro politico appare sottile: Bill Clinton ha avuto sì rapporti documentati con Epstein, ma non è mai stato formalmente accusato finora di reati legati al caso.

Vittime esposte, privacy violata

Uno degli aspetti più controversi della pubblicazione riguarda la tutela delle vittime. Molti documenti sono stati diffusi con oscuramenti incompleti, rendendo identificabili donne coinvolte nei traffici di Epstein. Un fatto che ha sollevato proteste da parte delle associazioni delle vittime e ha costretto il Dipartimento di Giustizia a promettere correzioni rapide. È un punto cruciale: nella rincorsa allo scoop e alla trasparenza totale, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano ancora una volta le persone già colpite dagli abusi.

Il terremoto in Gran Bretagna che coinvolge la famiglia reale e la politica

In concomitanza con le ultime rivelazioni emerse dagli Epstein files, la Famiglia reale britannica è intervenuta il 9 febbraio per la prima volta sullo scandalo che coinvolge direttamente l’ex principe Andrea, ormai caduto in disgrazia per il suo legame con Epstein. In una nota ufficiale pubblicata da Kensington Palace, il principe William e la consorte Kate hanno espresso la loro «profonda preoccupazione» per le «continue rivelazioni» sul caso, sottolineando come il loro pensiero sia «rivolto alle vittime». Nel comunicato, però, Andrea non viene mai menzionato, nemmeno indirettamente, evidenziando la volontà dei principi di Galles di distinguersi dalle controversie che gravano sul fratello minore. Nonostante il comunicato diplomatico, la vicenda continua a riverberarsi sugli impegni istituzionali della monarchia. Re Carlo, ad esempio, durante una visita pubblica a Clitheroe nel Lancashire, è stato contestato da un uomo che gli ha urlato: «Da quanto tempo sai di Andrea ed Epstein?», mentre il resto della folla fischiava e intimava all’uomo di «stare zitto». Il sovrano ha proseguito il suo saluto ai sudditi ignorando la provocazione, ma l’episodio mostra quanto la vicenda dell’ex duca di York continui a pesare sul prestigio della corona.

Anche altri membri della famiglia reale avevano rotto il silenzio: il principe Edoardo, intervenendo al World Governments Summit di Dubai, ha ricordato che «è necessario ricordare le vittime», sottolineando che «sono state moltissime». Questi interventi pubblici, seppur misurati, mettono in evidenza il tentativo dei Windsor di limitare i danni alla reputazione della monarchia senza affrontare direttamente Andrea, il quale ha già rinunciato al titolo reale proprio a causa delle implicazioni legate allo scandalo Epstein.

Sopra, l'ex principe Andrea e Virginia Giuffre
Sopra, l'ex principe Andrea e Virginia Giuffre

Sopra, l'ex principe Andrea e Virginia Giuffre

(ANSA)

La vicenda ha lambito anche la defunta regina Elisabetta II, re Carlo III e il padre principe Filippo che, secondo le ultime rivelazioni arrivate dal Regno Unito, avrebbero contribuito in modo determinante a sostenere economicamente l’accordo extragiudiziale con cui nel 2022 l’ex principe principe Andrea chiuse la causa civile intentata contro di lui da Virginia Giuffre, versando un indennizzo stimato in circa 14 milioni di euro.

Secondo quanto riportato dal tabloid britannico The Sun, Elisabetta II avrebbe messo a disposizione circa 7 milioni di sterline; altri 3 milioni sarebbero arrivati dall’eredità del principe Filippo, mentre una ulteriore somma sarebbe stata garantita dall’attuale sovrano. La scelta, secondo le ricostruzioni, mirava a contenere l’impatto dello scandalo in vista del Giubileo di Platino del 2022.

Non si tratterebbe però di donazioni a fondo perduto, bensì di un prestito che Andrea non avrebbe ancora restituito. Il piano di vendere uno chalet in Svizzera per coprire la cifra sarebbe infatti fallito, lasciando aperta la questione. Fonti citate dalla stampa parlano di rapporti familiari profondamente segnati dalla vicenda e di una fiducia incrinata già negli anni precedenti. Sul piano giudiziario, la posizione dell’ex duca di York resta delicata. Nel Regno Unito si valuta se possano emergere ulteriori sviluppi alla luce delle nuove carte legate al caso Epstein, che menzionerebbero presunti episodi avvenuti anche a Londra. Andrea ha sempre respinto ogni accusa, ma il suo nome continua a essere associato a uno degli scandali più gravi e imbarazzanti che abbiano coinvolto la monarchia britannica negli ultimi decenni.

Le date chiave del caso Epstein

1996 – Prima accusa di violenza sessuale contro Jeffrey Epstein.

2007 – Accordo di patteggiamento con i procuratori federali della Florida.

2008 – Condanna per favoreggiamento della prostituzione minorile; sconta 13 mesi con regime carcerario privilegiato.

2011 – Virginia Giuffre rende pubbliche le sue accuse e diffonde la foto con il principe Andrea

2018 – L’inchiesta del Miami Herald porta alla riapertura del caso a livello federale.

6 luglio 2019 – Arresto di Epstein nel New Jersey con l’accusa di traffico sessuale di minori.

10 agosto 2019 – Epstein viene trovato morto nella sua cella a New York.

Dicembre 2021 – Ghislaine Maxwell viene condannata negli Stati Uniti per traffico sessuale di minori.

2022 – Accordo extragiudiziale tra il principe Andrea e Virginia Giuffre.

2024 – gennaio 2026 – Pubblicazione progressiva dei cosiddetti “Epstein Files” da parte del governo statunitense