PHOTO
Llivia, la città spagnola nello stato francese
Due nazioni in trepidante attesa di sostenere le proprie nazionali questa sera: la Francia, per raggiungere la terza finale mondiale di fila, e la Spagna, campione d’Europa ad Euro 2024. Esiste però una cittadina, in territorio francese, che tiferà per le Furie Rosse.
Si tratta di Llívia, un piccolo pezzetto di Spagna nel territorio francese, con una storia incredibile. La città conta poco più di 1.500 abitanti, appartiene alla Catalogna e si trova nell’antica comarca della Cerdagna, proprio sopra l’estremo nord spagnolo.
Nel 1659, con il trattato dei Pirenei, la Francia annette 33 villaggi della Cerdagna, ma Llívia resta spagnola. Il motivo? Un cavillo diplomatico. Carlo V infatti, nel 1528, concesse a Llívia lo status di città, distinguendola dagli altri villaggi. Quando i francesi rivendicarono l’aerea, gli spagnoli fecero notare che in quanto città, Llívia non poteva essere considerata parte dell’accordo del Trattato dei Pirenei, in quanto questo riguardava solamente paesi e villaggi. Il trattato venne definitivamente ratificato nel 1660, e come contropartita a favore dei francesi, gli spagnoli non potevano fortificare Llívia.


A collegare la città con la madrepatria c’è la Route Neutre, una strada internazionale storicamente priva di giurisdizione doganale fissa. Questa caratteristica portò ad accessi scontri e dibattiti tra la gendarmeria blues e la guardia civil spagnola su chi dovesse gestire eventuali incidenti. La situazione si è in parte risolta con la creazione dell’Unione europea e la libera circolazione di Shengen.
A Llívia il dualismo si vive ogni giorno, non solo nei libri di storia. In città si parlano tre lingue — castigliano, catalano e francese — e gli abitanti pagano le tasse a Madrid, mandano i figli a scuola seguendo i programmi spagnoli, ma per un ricovero devono attraversare il confine e raggiungere l'ospedale di Puigcerdà, in territorio francese. Molti residenti, inoltre, vivono a Llívia ma lavorano oltreconfine come pendolari quotidiani, attraversando ogni mattina quella stessa frontiera invisibile che nel Seicento decise il destino della città. Un'identità sospesa, insomma, che si legge anche nelle vie del centro storico, dove le doppie segnaletiche convivono con naturalezza, e nelle case in granito grigio e tetti d'ardesia, tipiche dei Pirenei, che non appartengono del tutto né alla Francia né alla Spagna.
Ecco allora il paradosso di Llívia: francese sulla mappa, spagnola nell'anima. Una cittadina che da oltre trecentocinquant'anni convive con due Stati, due lingue, due sistemi — ma che questa sera, per novanta minuti più eventuali, non avrà alcun dubbio su chi tifare. Mentre la Francia sogna la sua terza finale mondiale consecutiva, tra le vie di pietra e ardesia di questo lembo di Spagna incastonato nei Pirenei francesi, il cuore batterà per le Furie Rosse.







