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Lamine Yamal, attaccante della Spagna, 19 anni il 13 luglio 2026
Lamine Yamal compie 19 anni il 13 luglio e ci ha abituati talmente bene che ce lo siamo dimenticato. Al quarto posto con 16 gol nella classifica cannonieri della Liga spagnola nella stagione appena conclusa e sei e cinque gol nel corso delle ultime due Champions League, ha già un carniere di caccia che vale una carriera e il mondo si sta stracciando le vesti o quasi perché nel Mondiale Usa-Canada-Messico è arrivato ai quarti di finale senza segnare. T
succedendo a Lamine Yamal? La risposta è semplice, forse anche banale, se non fosse che viviamo un tempo che ha disimparato la pazienza: niente, non succede niente, semplicemente sta vivendo una fase normale anche per il suo eccezionale talento.
Sta attraversando il passaggio delicato che prima o poi tutti gli astri nascenti incontrano nella loro crescita. Finché si gioca con il fiato leggero della rivelazione inattesa, il mondo è benevolo: si saluta il nuovo talento con affetto, tutto quello che fa è in più, nessuno si aspetta nulla e nessuno pretende: vale l’effetto positivo della sorpresa e si può giocare con la mente libera e il cuore leggero. Quando la curva d’ascesa si stabilizza, questa felice, per i più irripetibile, condizione, finisce e arriva fatalmente - capita a tutti i giovani veri talenti che non sono meteore – il primo confronto difficile con la pressione esterna: tutti vogliono, tutti premono, tutti chiedono, possibilmente qualcosa di eclatante.
È il ponte tibetano che ora attraversa Yamal, che sta facendo il suo buon Mondiale, è ai quarti con la Spagna, giocando piuttosto bene, solo non ha ancora segnato gol. E lo si racconta quasi fosse una delusione. In quella pressione esterna, asfissiante e pretenziosa, bisogna saper stare, ma è un passaggio di crescita, un momento complesso, che occorre imparare a gestire, grazie a quella cosa che si chiama esperienza e che si acquisisce solo mettendo ore di gioco sotto quel gigantesco occhio di bue che è il Mondiale di calcio.
I talenti non nascono imparati, hanno bisogno come tutti di maturazione graduale, fa parte della vita, e i giovani campioni non fanno eccezione. Salvo che a loro si chiede di bruciare tutte le tappe subito, salvo precipitarli con troppa enfasi, e irragionevolmente, dagli altari alla polvere. La storia dello sport insegna che non è sempre una buona idea: la leggerezza felice con cui sta giocando e segnando ora Lionel Messi, che a 39 anni sta ricreando miracolosamente quella condizione primigenia, finalmente libero dai paragoni con Maradona, con più niente da dimostrare, è lì a provare il valore dell’esperienza e dell’affrancamento dalle pressioni.
Non solo, c’è un rischio collaterale nel bruciare tutto subito: uno Yamal che a 19 anni da compiere in corso di Mondiale avesse già dato il suo massimo anche con la maglia delle furie rosse (dentro la quale comunque già battuto tutti i record di precocità), si troverebbe a 19 anni e una manciata di giorni senza più niente da conquistare, imparare, sognare. Nulla di male se capita con naturalezza di cogliere al volo l’occasione di un treno che passa, a patto di sapere che dopo aver già frullato tutto da giovani si invecchia in fretta: si rischiano poi la noia, l’assuefazione, la saturazione. In un momento in cui il tennis è sulla cresta dell’onda, l’invito è a rileggere la storia di Bjorn Borg, ritirato a 26 anni, dopo aver vinto 5 Wimbledon. Lasciamo in pace Lamine Yamal, lasciamogli giocare sereno il suo Mondiale: ha la vita davanti e tutto il tempo di maturare la sua età, riparliamone tra dieci anni. E, intanto, magari se smettiamo di ricordargli improbabili e irreali ultime spiagge, può darsi pure che cominci a segnare.
Comunque sia, non c’è fretta: il tempo gioca per lui e con lui. Ci sono cinque Mondiali, presente escluso, di qui al 2046 quando avrà l’età di Messi oggi.









