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Operai rimuovono i cartelloni a Islamabad, Pakistan, sui colloqui di pace falliti tra Usa e Iran (Epa/Ansa)
L'annuncio di J.D. Vance da Islamabad nel pieno della notte ha raggelato il mondo: «Gli Stati Uniti non hanno raggiunto un accordo con l'Iran». Secondo il vicepresidente americano «non c'è la promessa da parte dell'Iran di abbandonare definitivamente l'arma nucleare. Siamo stati piuttosto flessibili, ma non siamo riusciti a compiere progressi. Non siamo riusciti a raggiungere una situazione in cui gli iraniani fossero disposti ad accettare le nostre condizioni. Penso che siamo stati piuttosto flessibili, siamo stati piuttosto accomodanti».
Secondo Teheran, invece, «i negoziati sono falliti per le richieste irragionevoli degli Usa». C’è solo una piccola ma significativa aggiunta nel testo: «Nessuno si aspettava un accordo al primo round di negoziati». Stretto di Hormuz, guerra in Libano, uso del nucleare, sanzioni economiche: sono stati diversi gli scogli che hanno impedito un accordo. Il Pakistan, Stato mediatore, chiede a Usa e Iran di rispettare comunque il cessate il fuoco.
E ora? L’Iran «non ha fretta di avviare un nuovo negoziato con gli Stati Uniti. Non ci sarà alcun cambiamento nella situazione nello Stretto di Hormuz, a meno che gli Usa non accettino un accordo ragionevole. Gli americani avrebbero dovuto essere realistici, ma cercavano un pretesto per lasciare il negoziato. Ora la palla è nel loro campo», riporta l'agenzia iraniana Fars. Il portavoce del Ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, ha rincarato la dose sostenendo che il fallimento dei colloqui è dovuto alle «eccessive richieste degli Stati Uniti» su questioni come lo Stretto di Hormuz e il dossier nucleare. Tuttavia, ha proseguito, «la diplomazia non finisce mai».




