«Oggi alle 3 del mattino, ora di Kyiv (4 del mattino, ora di Mosca), è entrato in vigore un cessate il fuoco in aree designate, legate alla missione umanitaria». L’annuncio è arrivato, attraverso i suoi canali ufficiali, da Dmytro Lubinets, commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino (Ombudsman dell’Ucraina). Da oggi ad Olehsky – cittadina della regione meridionale di Kherson occupata dalle forze russe fin dai primi giorni dell’invasione a febbraio del 2022, trasformata in una trappola infernale per i pochi abitanti rimasti, ridotti allo stremo, senza cibo e senza acqua – è in vigore una tregua umanitaria, che dovrebbe permettere l’evacuazione in sicurezza dei civili e l’ingresso di aiuti essenziali, cibo, acqua, medicine, beni di prima necessità.

Come ha spiegato Lubinets, la missione umanitaria in corso viene condotta insieme alla commissaria russa per i diritti umani Yana Lantratova (nominata Ombudsman della Russia lo scorso maggio, succedendo a Tatyana Moskalkova), con la mediazione e il coordinamento della first lady statunitense Melania Trump, da tempo impegnata nelle questioni umanitarie fra Russia e Ucraina, a partire dal ritorno dei bambini ucraini separati forzatamente dalle loro famiglie nei territori occupati dai russi.

Ad accendere i riflettori sulla catastrofe umanitaria di Oleshky e sull’urgenza di salvare gli abitanti, assediati dal fuoco incrociato delle forze russe e ucraine separate dal fiume Dnipro, era stato giorni fa papa Leone XIV, che aveva parlato di questa emergenza prima nel suo colloquio telefonico con Vladimir Putin, successivamente con Volodymyr Zelensky, sollecitando aiuti immediati. L’appello del Papa non è rimasto inascoltato.

Posta sulla riva sinistra del Dnipro, che demarca la linea del fronte meridionale nella regione di Kherson, prima della guerra su vasta scala Oleshky contava 24mila abitanti. La distruzione della diga di Kakhovka il 6 giugno del 2023 ha scatenato un’inondazione di proporzioni immani nella regione di Kherson, con un conseguente disastro umanitario e ambientale. La marea d’acqua ha sommerso oltre la metà di Oleshky, causato diverse centinaia di vittime nella cittadina, devastazione a case e infrastrutture e una grave emergenza igienico-sanitaria.

Una famiglia che lo scorso settembre è riuscita a fuggire da Oleshky e ora ha cominciato una nuova vita a Kyiv.
Una famiglia che lo scorso settembre è riuscita a fuggire da Oleshky e ora ha cominciato una nuova vita a Kyiv.

Una famiglia che lo scorso settembre è riuscita a fuggire da Oleshky e ora ha cominciato una nuova vita a Kyiv.

(REUTERS)

Oggi si calcola che in città siano rimaste circa 2mila persone, tra cui 200 bambini. Da tre anni la cittadina è senza gas ed elettricità. Negli ultimi mesi gli abitanti sono rimasti senza cibo e acqua. Tentare di far entrare aiuti umanitari è diventato impossibile. E troppo pericoloso per la gente cercare di uscire dalla città, a causa del fuoco continuo e delle mine anti-uomo che rendono impraticabili le strade.

Mentre la tregua umanitaria entrava in vigore, come riportano le fonti locali, la notte scorsa un’ondata di missili balistici russi ha colpito il ponte sud a Kyiv, un campus universitario, un edificio amministrativo, centri medici, un’infrastruttura della metro, con un bilancio di una vittima e 15 feriti. Gli attacchi di Mosca su Kyiv e sul resto dell’Ucraina proseguono massicci e non lasciano intravedere alcun margine per una pausa o comunque per una de-escalation. Kyiv dal canto suo continua a lanciare i suoi droni in territorio russo: nella notte tra il 25 e il 26 ottobre le autorità locali hanno denunciato che i resti di un drone ucraino abbattuto nella città russa di Voronezh hanno colpito un treno suburbano causando due morti e 17 feriti.

Nessun cenno di distensione dunque, in vista dei prossimi colloqui trilaterali, tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, previsti a novembre nel tentativo di rilanciare una trattativa di pace. Tuttavia, mentre il conflitto sul campo va avanti, la diplomazia umanitaria tra Ucraina e Russia non smette di percorrere una strada parallela e distinta da quella delle armi, la strada del dialogo, della collaborazione, della negoziazione su questioni pratiche, lavorando fianco a fianco, allo stesso tavolo, per raggiungere degli obiettivi comuni, a partire dal rimpatrio dei bambini ucraini deportati in Russia e gli scambi dei prigionieri di guerra: l’ultimo scambio, 270 persone consegnate da ciascuna delle due parti, è avvenuto proprio pochi giorni fa.

E ora il cessate il fuoco per Oleshky che è stato esteso alla regione di Kherson per consentire il passaggio dei mezzi con gli aiuti, come ha reso noto alcune ore fa Melania Trump in un post su X. Un intervento circoscritto, ma molto significativo: la tregua dovrebbe restare in vigore fino a domenica 1 novembre alle 23. Se sarà in effetti rispettata, non è escluso che possa aprire a successive iniziative dello stesso genere per portare soccorso alla popolazione ucraina in altre zone martoriate del Paese.