«Martedì sarà il Giorno della Centrale Elettrica e il Giorno del Ponte, tutto in uno, in Iran. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite quel “maledetto” (ma lui usa una parola ben più volgare) Stretto, bastardi pazzi, o vivrete all'inferno - STATE A GUARDARE! Sia lode ad Allah. Il presidente DONALD J. TRUMP".

Sembrerebbe una fake news se non fossero parole pubblicate sul sito ufficiale del presidente degli Stati Uniti. Mai un capo di Stato si era espresso con tanta rozzezza. Minacce, dopo quella di far tornare l’Iran all’età della pietra, e dopo le altre «ci prenderemo il petrolio» che continuano a gettare benzina sul fuoco. A nulla, per ora, sono valse le richieste di pace di papa Leone che ha ricordato, con le parole del francescano padre Francesco Patton, percorrendo la via Crucis al Colosseo, che «ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l'economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla».

E mentre il Papa continua, coraggiosamente, a invocare un linguaggio «disarmato e disarmante», Trump moltiplica le parole di odio e la strumentalizzazione di Dio.

Il presidente americano, che usa Dio e parole religiose per parlare del ritrovamento del soldato americano disperso in Iran dopo l’abbattimento del suo caccia, come di un «miracolo di Pasqua» e che si fa benedire per portare ovunque la guerra, perde consensi, ma non arretra. «Se non fanno qualcosa entro martedì sera, non avranno più centrali elettriche e non avranno più ponti in piedi», ha dichiarato parlando dell’Iran in un'intervista al Wall Street Journal, fissando il termine per accettare una tregua a martedì 7 aprile alle ore 20 della costa orientale degli Stati Uniti.

Alle parole infuocata di Trump risponde, senza volgarità, ma con durezza la leadership iraniana: «Le tue mosse sconsiderate», scrive infatti su X il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, «stanno trascinando gli Stati Uniti in un vero e proprio inferno per ogni singola famiglia, e tutta la nostra regione brucerà perché insisti a seguire gli ordini di Netanyahu. Non illuderti: non otterrete nulla commettendo crimini di guerra. L'unica vera soluzione è rispettare i diritti del popolo iraniano e porre fine a questo gioco pericoloso». Intanto sul fronte interno, Marjorie Taylor Greene, ex deputata, pasionaria del movimento Maga ed ex grande sostenitrice di Trump accusa il presidente di essere «impazzito» e di raccontare «menzogne in ambito nucleare».

Greene, postando la foto con le minacce di Trump all’Iran, ha scritto su X che «Tutti coloro, all'interno della sua amministrazione, che affermano di essere cristiani dovrebbero inginocchiarsi, implorare il perdono di Dio, smettere di venerare il presidente e intervenire per porre freno alla follia di Trump. Conosco tutti voi, così come conosco lui: lui è impazzito, e voi tutti ne siete complici. Non sto difendendo l'Iran, ma cerchiamo di essere onesti riguardo a tutta questa faccenda. Lo Stretto è chiuso perché Stati Uniti e Israele hanno scatenato una guerra non provocata contro l'Iran, basata sulle stesse menzogne in ambito nucleare che vanno raccontando da decenni: ovvero che, da un momento all'altro, l'Iran avrebbe sviluppato un'arma nucleare. Sapete chi possiede armi nucleari? Israele. Sono più che capaci di difendersi da soli, senza che gli Stati Uniti debbano combattere le loro guerre, uccidere persone innocenti e bambini, e pagarne il prezzo. Le minacce di Trump di bombardare centrali elettriche e ponti colpiscono il popolo iraniano: proprio quel popolo che Trump sosteneva di voler liberare». E infine, l’ex deputata della Georgia osserva: «Proprio a Pasqua - tra tutti i giorni dell'anno - noi cristiani dovremmo ricordare che il Figlio di Dio è morto ed è risorto dai morti affinché i nostri peccati potessero essere perdonati, una volta per tutte. Gesù ci ha comandato di amarci gli uni gli altri e di perdonarci a vicenda. Anche i nostri nemici. Il nostro presidente non è un cristiano, e le sue parole e le sue azioni non dovrebbero essere sostenute dai cristiani. Quello che sta facendo Trump non è ciò che abbiamo promesso al popolo americano quando, nel 2024, ci ha votato a stragrande maggioranza».

Intanto l’agenzia americana Axios – bollata però come «il mezzo di comunicazione del Mossad per le operazioni psicologiche» dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, affiliata ai Pasdaran – rivela che «Stati Uniti e Iran stanno discutendo, grazie al gruppo di Paesi mediatori (Pakistan, Egitto e Turchia), e con contatti diretti fra l'inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, con scambi di messaggi, i termini di un possibile cessate il fuoco di 45 giorni che possa portare alla fine della guerra». Trump avrebbe dichiarato ad Axios l’esistenza di «negoziati approfonditi» con una cessate il fuoco di 45 giorni e poi una pace definitiva se ci sarà la riapertura dello stretto di Hormuz e il fermo dell’arricchimento dell’uranio. «Lo sforzo per estendere la tregua a 45 giorni è l'ultima possibilità per evitare una drammatica escalation del conflitto che includerà raid massicci contro le infrastrutture civili iraniane e una rappresaglia dopo i raid delle forze iraniane contro i siti per l'energia e la desalinizzazione dell'acqua nei Paesi del Golfo», fa sapere l’agenzia.

Dal canto suo, invece, l’Iran nega che ci siano negoziati in corso per una tregua e spiega che le rivelazioni americane sono «l'ennesimo passo indietro di Donald Trump, consapevole della ferma determinazione dell'Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture». Secondo gli iraniani Trump «sta probabilmente cercando di ritirarsi da questa minaccia per la terza volta, e questo tipo di notizie viene forse diffuso per prepararsi a questa eventualità. L’Iran ha ripetutamente affermato di non accettare cessate il fuoco temporanei» che servirebbero ai «nemici americano-sionisti, che sono sotto la pressione della guerra e confusi» per «uscire dalla crisi delle munizioni e dalla situazione strategica difficile».

Vista l’imprevedibilità di Trump che sembra non ascoltare neppure i suoi consiglieri militari fin dall’inizio scettici e preoccupati per l’operazione in Iran, neanche gli analisti più raffinati si lanciano in pronostici su cosa potrà accadere martedì sera. E intanto, mentre il presidente americano “gioca” alla sua guerra, continua ad aumentare il numero delle vittime civili. Nell’ultimo raid di Israele e Usa sono state uccise 17 persone di cui sei bambini piccoli. «Se gli attacchi contro obiettivi civili si ripeteranno, le nostre operazioni saranno molto più devastanti», ha commentato un consigliere di Khamenei.

«Per me, la parte più dolorosa di questa guerra non è solo il suono delle esplosioni, ma l'orribile contraddizione nascosta dietro slogan apparentemente liberatori», ha invece commentato da Teheran Hasti Diyè, docente iraniana, che per anni ha vissuto all’estero per sfuggire alle persecuzioni, ma che poi è tornata nel suo Paese dopo l’inizio della guerra per stare vicina alla sua famiglia. «La persona che, solo pochi mesi fa, è apparsa con promesse di “ripristinare grandezza all'Iran” e si è presentata come un sostenitore del popolo, ora parla di distruggere quella stessa terra in una lingua che assomiglia molto all'umiliazione e alla cancellazione», ha scritto la docente. «Quando Trump parla di “rimandare un Paese all'età della pietra”, dietro c'è il crollo della vita quotidiana di persone che non hanno avuto alcun ruolo nelle decisioni che hanno portato alla guerra». E ancora, prosegue, «la distruzione di ponti, vie vitali, centri industriali e infrastrutture costruite attraverso anni di sforzi minano direttamente la vita dei comuni cittadini che devono percorrere queste strade ogni giorno, lavorare, ottenere medicine e semplicemente sopravvivere. Per me gli attacchi ai centri scientifici e farmaceutici sono i più scioccanti di tutti. Quando un luogo che dovrebbe essere dedicato alla produzione di vaccini, medicinali e speranza per i pazienti viene preso di mira, non si può più spiegare come un obiettivo militare. In questi momenti i pazienti, bambini, anziani e tutti coloro che dipendono da questa catena di produzione diventano le prime vere vittime della guerra. La distruzione delle grandi industrie e dei pilastri economici del Paese è anche molto più della rovina delle semplici strutture: significa ferire il futuro di una nazione, togliendo la capacità di rialzarsi a persone che già vivevano sotto immense pressioni ancor prima della guerra. La cosa che più mi fa arrabbiare è che alcune persone, a distanza e protette dalla propria sicurezza geografica, applaudono a tale devastazione e lo chiamano eroismo, senza mai sentire la sofferenza umana causata da ogni missile e da ogni edificio crollato. Non posso accettare alcuna narrazione politica in cui la distruzione delle città, l'interruzione delle forniture di medicinali, la paralisi delle infrastrutture e il timore costante che si impone ai civili siano giustificati in nome della libertà o della salvezza. La guerra, qualunque nome le venga dato, quando ricade sulla gente comune, moltiplica solo il dolore e lascia l'odio sulle spalle di intere generazioni».