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Un abitante di Kyiv passa davanti a una casa danneggiata da un attacco russo sulla capitale nella notte tra il 25 e il 26 febbraio.
Non c’è pace per Kyiv. L’Ucraina è appena entrata nel quinto anno di guerra su vasta scala e la capitale, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio, è stata nuovamente bersaglio di un pesante attacco da parte dei russi con missili e droni che hanno danneggiato edifici residenziali in diversi quartieri e provoco almeno una ventina di feriti.
Mentre l’offensiva russa non accenna a un cambio di passo, oggi a Ginevra è stato avviato il terzo round di colloqui fra le delegazioni di Kyiv e Washington. Gli Usa premono per una conclusione a breve, ma finora i colloqui non hanno prodotto significativi progressi e le trattative sono in una fase di stallo e la questione territoriale – insieme a quella delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina – continua a rappresentare il nodo cruciale, difficile da risolvere: la richiesta di Mosca resta la stessa, ovvero il controllo dell’intera regione del Donetsk, occupata al momento per circa l’80 per cento del territorio.
Ma, dopo più di quattro anni di guerra, com’è la situazione sul campo? Chi sta davvero vincendo? A dare una risposta è l’Istituto studi di politica internazionale (Ispi): sulla base dei dati del Center for strategic and international studies, il costo umano pagato dalla Russia con l’invasione è elevatissimo: dal 2022 le forze russe avrebbero subito circa 1,2 milioni di perdite tra morti e feriti in Ucraina. I caduti sul campo potrebbero raggiungere i 325mila.
L’Ucraina, dal conto suo, conta quasi 180mila perdite militari, tra morti e dispersi, a cui si aggiungono le enormi perdite civili. Nonostante la propaganda dica altro, la Russia non ha compiuto grandi avanzamenti sul campo: nel corso del 2025 la Russia ha conquistato meno dell’1 per cento del territorio ucraino, concentrato nell’Est. Dopo più di quattro anni di guerra Mosca non ha raggiunto gli obiettivi minimi prefissati, ovvero la conquista dell’intero Donbas e il cambio di Governo a Kyiv, con l’imposizione di un regime filo-russo.
I dati raccontano che, nel conflitto in Europa più grande e sanguinoso dalla Seconda guerra mondiale, a pagare il prezzo più elevato sono i civili: il 2025 è stato l’anno più letale per i civili. Secondo i ricercatori dell'organizzazione internazionale Azione contro la violenza armata (Aoav) nel 2025 le vittime civili ucraine sono aumentate del 26%, riflettendo l'aumento degli attacchi russi contro città e infrastrutture del Paese. Stando ai dati della Ong, 2.248 civili sono stati uccisi e 12.493 feriti a causa dei raid in Ucraina. L'attacco peggiore contro i civili è avvenuto a Dnipro il 24 giugno, quando gli attacchi russi hanno colpito un treno passeggeri, appartamenti e scuole, uccidendo 21 persone e ferendone 314, tra cui 38 bambini.
Come mette in evidenza la Comunità di Sant'Egidio, la maggior parte delle morti civili riguarda gli anziani. In totale dal 2022 si contano più di 15mila civili uccisi e oltre 41mila feriti. La popolazione è passata da 41,5 milioni nel 2021 a circa 29 milioni oggi. Quasi 6 milioni di profughi vivono all’estero, con la conseguenza che tantissime famiglie si sono disgregate, interi centri urbani hanno cambiato il loro volto. La fragilità è in crescita: nel 2026 oltre 10 milioni di persone avranno bisogno di aiuto umanitario.





