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Il presidente americano Donald Trump
Gli Stati Uniti e l’Iran sarebbero vicini a un’intesa per prorogare di 60 giorni il cessate il fuoco in vigore da aprile, aprendo così una finestra negoziale decisiva sul programma nucleare iraniano, sul futuro delle sanzioni americane e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Secondo indiscrezioni concordanti riportate da diversi media internazionali, l’annuncio potrebbe arrivare già nelle prossime ore.
A riferire dei progressi è stato innanzitutto il Financial Times, citando fonti diplomatiche secondo cui «l’accordo è nelle mani degli americani per la revisione» e Teheran sarebbe pronta a concessioni più ampie sul nucleare, ma soltanto nel quadro di una tregua stabile. Anche Reuters conferma che i negoziati hanno registrato «progressi incoraggianti» e che il memorandum d’intesa in discussione sarebbe «abbastanza completo» da poter aprire la strada alla fine della guerra.
Il ruolo del Pakistan e la diplomazia regionale
Al centro della mediazione c’è il Pakistan. Il capo dell’esercito pakistano, il feldmaresciallo Asim Munir, ha trascorso venerdì e sabato a Teheran incontrando i vertici iraniani. Islamabad è diventata il principale canale di comunicazione tra Washington e Teheran dopo settimane di escalation militare e tensioni navali nel Golfo Persico. Anche Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Turchia stanno partecipando agli sforzi diplomatici per evitare una ripresa delle ostilità. In serata Donald Trump ha avuto una videoconferenza con diversi leader della regione per discutere il quadro dell’intesa.
Il nodo centrale resta lo Stretto di Hormuz. Negli ultimi mesi le tensioni tra Iran e Stati Uniti hanno ridotto drasticamente il traffico commerciale nell’area, provocando forti turbolenze sui mercati energetici. La bozza di accordo prevederebbe una riapertura graduale dello stretto da parte iraniana, mentre Washington attenuerebbe il blocco sui porti iraniani e concederebbe un primo alleggerimento delle sanzioni economiche.
Il dossier nucleare
Sul fronte nucleare emergono aperture significative. Secondo l’emittente saudita al-Arabiya, Teheran avrebbe proposto di sospendere per dieci anni l’arricchimento dell’uranio oltre il 3,6%, di diluire sul territorio nazionale le scorte arricchite oltre il 20% e di consentire nuove verifiche internazionali. In cambio chiederebbe lo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero e una progressiva revoca delle sanzioni.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che è in fase di definizione un «memorandum d’intesa» che dovrebbe essere seguito da un periodo di 30-60 giorni per negoziare i dettagli di un accordo più ampio. «Siamo allo stesso tempo molto vicini e molto lontani da un’intesa», ha dichiarato, sintetizzando la fragilità del momento diplomatico.
Washington continua però a chiedere garanzie stringenti sul fatto che l’Iran non possa dotarsi di un’arma nucleare. In un’intervista alla CBS, Trump ha dichiarato che firmerà un accordo «solo se otterremo tutto quello che vogliamo», aggiungendo però che i negoziatori stanno «facendo notevoli progressi».
Trump tra minacce e aperture
Come spesso accade, il linguaggio del presidente americano oscilla tra diplomazia e minaccia. Da una parte Trump parla di «significativi passi avanti», dall’altra avverte che, senza un buon accordo, gli Stati Uniti potrebbero «far saltare tutto in mille pezzi». Ai media israeliani ha assicurato che non accetterà alcuna intesa «non vantaggiosa per Israele».
Secondo Axios, il presidente americano è rimasto in contatto costante con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che nelle ultime ore ha riunito il gabinetto di sicurezza. Anche in Israele il dibattito appare aperto: una parte dell’establishment preferirebbe consolidare la tregua, mentre altri continuano a ritenere inevitabile una nuova fase militare contro Teheran.
Una tregua fragile ma decisiva
Nonostante il clima di apparente apertura, il negoziato resta estremamente delicato. L’Iran continua a ribadire di non voler rinunciare completamente al proprio programma nucleare civile e minaccia una risposta «molto più severa» in caso di nuovi attacchi americani. Anche Washington mantiene sul tavolo l’opzione militare.
Tuttavia, dopo mesi di guerra, il rischio di un ulteriore shock energetico globale e la pressione diplomatica dei Paesi del Golfo sembrano spingere entrambe le parti verso un compromesso temporaneo. Se l’estensione della tregua verrà confermata, i prossimi due mesi potrebbero diventare il banco di prova più importante per verificare se Stati Uniti e Iran siano davvero pronti a uscire dalla logica dello scontro permanente.




