Diventerà suo malgrado un simbolo del tragico terremoto che ha colpito il Venezuela, Héctor Bello, fino all’ultimo campionato difensore del Bolivar Sports Club: in un dramma in cui i numeri diventano statistica e i volti scolorano, la storia della sua famiglia sta commuovendo il mondo. È stato lui il 26 giugno a comunicare sul suo canale Instagram che la moglie Andrea, che era con la loro bimba nella loro casa in un alto edificio di La Guaira è stata trovata senza vita sotto le macerie: ha fatto scudo con il suo corpo alla piccola che si è salvata e se l’è cavata con ferite lievi: «Sarai sempre la nostra eroina preferita, mamma», scrive Bello, «mi occuperò io di ricordare alla nostra bambina quanto sei stata meravigliosa e quanto tanto l’amavi; le racconterò la storia di come l’hai salvata, amore, di come hai dato la tua stessa vita per nostra figlia, di come sei stata una donna coraggiosa che, anche con l’ultimo respiro, non l’hai mai abbandonata, mamma, ma c’è una cosa che non riesco a perdonarti, mamma: mi hai lasciato l’anima a pezzi, mi hai lasciato solo a combattere. Dicevamo sempre che era una lotta di entrambi, mamma».

Venezuela, La Guaira distrutta
Venezuela, La Guaira distrutta
La Guaira distrutta (REUTERS)

Intanto si corre contro il tempo, si sta chiudendo la finestra di 72 oltre la quale si dispera di ritrovare persone in vita. Il bilancio è di quasi mille morti accertati e 50mila dispersi, la

la zona più colpita proprio La Guaita, cittadina di 40mila abitanti, nella zona di Vargas.

Si contano almeno tremila feriti e gli ospedali sono al collasso, mancano le ambulanze, ci sono pochi medici e ci si arrangia con reparti di emergenza allestiti anche per strada.

La solidarietà internazionale si è messa in moto: sono in arrivo delle prime squadre di soccorso da mezzo mondo. Circa mille uomini, 25 squadre di soccorso da 17 Paesi, tra cui l'Italia, oltre all'Onu, stanno arrivando nella zona. Anche la situazione dei vigili del fuoco venezuelani è critica

Liberare le strade significa anche agevolare l'arrivo del cibo, dell'acqua, delle tende, di tutti gli aiuti necessari ad alleviare la sofferenze della popolazione della zona: sono circa 70mila le famiglie solo a La Guaira che hanno passato la seconda notte all'addiaccio, dormendo in macchina, in rifugi di fortuna o per terra. Così com'è accaduto la prima notte, nelle ore successive al sisma, si continuano a registrare casi di sciacallaggio e saccheggi di quello che rimane delle merci nei negozi distrutti o delle case ridotte in macerie.

Per far fronte a questo dramma nel dramma, nel quadro dello stato di emergenza sancito nelle ore successive al sisma, sempre Rodríguez ha annunciato la militarizzazione dello Stato. "Con il dispiegamento di personale delle Forze Armate Nazionali Bolivariane, il governo intende garantire la protezione delle aree civili colpite, prevenire disordini pubblici e agevolare la libera circolazione delle squadre di soccorso, del personale della Protezione Civile e dei vigili del fuoco impegnati nella ricerca di sopravvissuti tra le macerie", ha detto la presidente.

Secondo le stime dell'Oim, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, fino a 6,8 milioni di persone potrebbero essere state danneggiate dal sisma, tenuto conto che circa due milioni di persone vivono nella sola area metropolitana di Caracas.

ll bilancio delle vittime italo-venezuelane che è salito a tre morti e cinque feriti, cui si aggiungono 35 dispersi, come ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Dubrovnik. Nel ricordare che le persone con cittadinanza italiana censite come italiani residenti in Venezuela sono circa 150.000, ha aggiunto preoccupato: «Non sappiamo esattamente quello che si troverà sotto le macerie».