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I preparativi per il vertice Nato ad Ankara, in Turchia.
Tra misure di sicurezza rigidissime e arresti di attivisti e membri dell’opposizione, la Turchia si prepara ad ospitare nella sua capitale, Ankara, i 32 capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Alleanza atlantica per il vertice del 7 e 8 luglio. Alla vigilia del summit alcuni punti di fondo sono già tracciati. In primis, il summit della Nato rappresenta una sfida per l’Europa che deve ridefinire il suo ruolo e la sua centralità all’interno dell’Alleanza, di fronte a un’America sempre più defilata e scontenta dell’Organizzazione, nata nel 1949 sotto l’egida degli Stati Uniti: Donald Trump si mostra sempre più palesemente insofferente verso l’Alleanza (e verso alcuni alleati in particolare, come l’Italia).
Un’insofferenza che si è acutizzata con la guerra di Usa e Israele contro l’Iran: più volte il presidente Usa si è lamentato per il mancato aiuto degli alleati nella guerra contro Teheran. Pochi giorni fa su Truth ha definito «ridicolo» per gli Stati Uniti continuare il loro rapporto «a senso unico» con la Nato. Alla vigilia del summit, Trump è tornato ad attaccare in modo particolare la premier italiana Giorgia Meloni postando su Truth una foto-meme che lo ritrae con la presidente del Consiglio e il commento: «Necessario un ordine restrittivo».
Aldilà delle esternazioni trumpiane, una cosa è certa: l’Europa arriva ad Ankara con l’intenzione di mostrarsi forte, pronta ad assumersi la responsabilità di guidare una nuova Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico prendendo il posto degli Stati Uniti, come del resto chiesto da Washington, che sta procedendo con il suo disimpegno. I Paesi membri europei puntano a dimostrare di tenere fede agli impegni assunti lo scorso anno, al vertice Nato del giugno 2025 all’Aia, che ha fissato al 5% del Pil entro il 2035 l’investimento annuo dei singoli Stati nelle spese destinate a difesa e sicurezza (tranne la Spagna che ha firmato la dichiarazione finale ma ha rifiutato il raggiungimento dell’obiettivo del 5%).


Il posto simbolicamente riservato a Donald Trump in un ristorante di Ankara.
(REUTERS)Al vertice di Ankara, oltre agli alleati, partecipano i Paesi partner della Nato. Nonostante le lamentele e il malcontento, Trump sarà presente e avrà un incontro bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invitato al summit, per discutere di vie di uscita possibili dalla guerra. «Il campo di battaglia negli ultimi due mesi è chiaramente congelato e nessuna delle due parti sta facendo molti progressi», ha dichiarato un funzionario Usa alla Reuters. «Il presidente sente una reale urgenza di provare a mettere fine a tutto questo».
La Russia si dichiara disponibile a una soluzione politico-diplomatica. Ma sul campo continua la sua pesante pressione su Kyiv, attaccando in modo massiccio tutta l’Ucraina e in particolare la capitale, con raid che colpiscono quartieri residenziali e la popolazione civile. Dopo la terribile offensiva della notte fra l’1 e il 2 luglio, che ha provocato la morte di 31 persone e il ferimento di oltre cento, la notte scorsa un nuovo vasto con missili e droni ha causato la morte di 14 civili, mentre i feriti sono oltre 70 secondo l’ultimo bilancio. Dei droni lanciati da Mosca - riporta Kyiv - la grande maggioranza sono stati neutralizzati. Mentre dei missili balistici nessuno è stato intercettato: una conferma, secondo Zelensky, della necessità per Kyiv di ricevere più missili per i sistemi Patriot per rafforzare la propria difesa aerea, come aveva dichiarato in un messaggio su X domenica 5.


Il segretario generale della Nato Rutte e il presidente ucraino Zelensky a Bruxelles lo scorso 18 giugno.
(REUTERS)Mosca dal canto suo continua a ribadire di voler raggiungere i suoi obiettivi, inconciliabili con quelli dell’Ucraina. Ma è si è spinta anche oltre, arrivando ad alimentare tensioni militari con la Polonia. «Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza», ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, accusando il Paese di fornire sostegno militare a Kyiv. Una minaccia che, certamente, non mancherà di essere trattata al vertice Nato nei prossimi due giorni, dove una delle parole-chiave sarà certamente deterrenza.
Dopo il tema della spesa degli alleati per difesa e sicurezza, l’altra priorità del summit è il dossier della guerra in Ucraina. Che per la Nato significa aumento della produzione dell’industria della difesa europea, un tema particolarmente caro al segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte, convinto che – come ha dichiarato alcuni giorni fa in un’intervista al Financial Times – il riarmo faccia bene all’occupazione. Non a caso il vertice vero e proprio sarà preceduto martedì 7 dal forum dell’industria della difesa.
Nel corso del vertice dovrebbe essere approvato un nuovo pacchetto di aiuti militari a Kyiv da 140 miliardi di euro in due anni. Ma il focus sarà anche sul tentativo di ricucire lo strappo fra Trump e gli alleati europei: il presidente Usa ha dichiarato di aver accettato di partecipare al vertice solo perché gli è stato chiesto esplicitamente dal presidente turco Erdogan. Oltre al bilaterale con il presidente ucraino, ad Ankara Trump avrà un incontro anche il presidente siriano Ahmed al-Sharaa: il presidente Usa ha auspicato più volte un possibile coinvolgimento della Siria nella guerra contro Hezbollah in Libano, ma il leader di Damasco non ci sta a far entrare il suo Paese in un nuovo conflitto.




