Mentre le tensioni tra Nato e Russia subiscono una preoccupante escalation, il Vaticano continua a decidere con determinazione la strada della diplomazia e del dialogo. E lo ha fatto attraverso la nuova missione umanitaria del cardinale Matteo Maria Zuppi a Mosca. Dopo essere stato in Ucraina lo scorso luglio, il presidente della Cei, inviato da papa Leone, è arrivato nella capitale russa per una visita – la terza per lui dopo quelle del giugno 2023 e dell'ottobre 2024 - di tre giorni (dal 28 al 30 settembre) con l'obiettivo di mediare e facilitare le relazioni tra Mosca e Kyiv su diverse questioni umanitarie, preparando in questo modo il terreno per possibili, futuri negoziati di pace.

Il viaggio a Mosca di Zuppi ha seguito quello effettuato a fine agosto dal segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, che a sua volta prima di andare in Russia era stato in missione in Ucraina.

Nel viaggio a luglio in Ucraina Zuppi aveva visitato i soldati dell'esercito russo in un campo di prigionia nella regione di Leopoli. Anche in Russia uno dei momenti centrali della missione del cardinale è stata la visita ai soldati ucraini fatti prigionieri. «Ho potuto parlare personalmente con alcuni dei prigionieri, per verificarne le condizioni e portare loro il sostegno, la vicinanza e l'accompagnamento di Papa Leone, nella speranza che presto possano tornare nelle loro case», ha detto Zuppi alla stampa locale. Nella missione a Mosca il tema dei prigionieri di guerra resta centrale, insieme al problema dei bambini ucraini sequestrati dai russi e portati via dai loro territori di origine e quello delle conseguenze del conflitto sui civili.

Il cardinale Zuppi ha incontrato la commissaria russa per i diritti umani, Yana Lantratova, nell'ambito del Forum per i diritti umani per discutere dello scambio dei prigionieri. E, come ha sottolineato Lantratova sul suo profilo Instagram, la discussione ha riguardato anche il ritorno dei prigionieri civili. Con la commissaria per i diritti umani Zuppi ha affrontato anche la situazione ad Oleshky, la cittadina della regione ucraina di Kherson occupata dalle forze russe e assediata da quelle di Kiev, che si accusano a vicenda di bloccare i rifornimenti di cibo e medicinali alla popolazione civile rimasta e impedisce l'evacuazione dei civili. Durante i colloqui, ha dichiarato il cardinale, sono stato esaminato «le soluzioni possibili per limitare le conseguenze terribili sulla popolazione e aiutare il più possibile a metterla in condizioni di sicurezza, anche in questo caso soprattutto i bambini».

Zuppi ha incontrato anche la commissaria per i diritti dei minori, Maria Llova-Belova, con la quale ha affrontato l'altro tema umanitario cruciale: il ritorno dei minori alle loro famiglie di origine . Durante la sua missione l'inviato del Papa ha incontrato anche il consigliere del presidente Vladimir Putin per la politica estera Yuri Ushakov, con il quale l'inviato del Papa ha parlato di «vari problemi della situazione del conflitto». Dal canto suo il ministero degli Esteri di Mosca ha dichiarato che la vista del cardinale Zuppi «ha confermato la natura costruttiva e regolare del dialogo russo-vaticano e l'impegno di entrambe le parti a proseguire la cooperazione sul fronte umanitario».

Nei giorni della visita di Zuppi in Russia, Mosca ha inviato una comunicazione alla Nato, attraverso la sua ambasciata in Belgio, nella quale si dice pronta a usare tutto il suo arsenale, comprese le armi nucleari, nel caso in cui l'Alleanza cercasse di isolare l'exclave russa di Kaliningrad – incastonata fra Polonia e Lituania e affacciata sul Mar Baltico - dal resto della Russia. «L'Alleanza sta conducendo una campagna informativa su larga scala per alimentare il mito della “minaccia russa” e diffondere informazioni non corrispondenti alla realtà sulle presunte “intenzioni” di Mosca di attaccare uno degli Stati baltici entro il 2029, o anche prima», si legge nella nota diffusa dall'ambasciata russa in Belgio. La Nato ha replicato ribadendo di essere un'alleanza prettamente difensiva e affermando che le sue attività non rappresentano una minaccia al territorio russo.

Intanto , Kyiv continua a essere bersaglio di pesanti attacchi: tre giorni fa i droni russi hanno colpito il cuore della capitale ucraina in pieno giorno e nel mirino è finita l'Accademia della Scienze, a due passi dalla Cattedrale di Santa Sofia e da punti nevralgici della città. Anche un centro medico è stato colpito. La prestigiosa Università nazionale Taras Shevchenko è stata costretta a chiudere i battenti e trasferire tutte le attività online. In oltre quattro anni e mezzo di guerra si è trattato del primo massiccio, plateale attacco al centro storico di Kyiv, la zona dove si trovano preziose istituzioni e siti Unesco, ma non siti militari.