Kyiv è di nuovo sotto attacco. La tregua concessa per la visita degli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner a Mosca e Kyiv è terminata a mezzanotte dell’8 settembre. Tre giorni di pausa dai bombardamenti, non uno di più. E così è stato. Il giorno dopo i droni a reazione russi hanno ripreso a bersagliare la capitale ucraina, con la stessa intensità dei giorni precedenti, in modo incessante, di giorno e di notte. L’8 settembre un attacco massiccio con missili e droni ha ucciso cinque persone e ne ha ferite 35. Altre persone sono morte in attacchi sulla regione di Kyiv.

Anche l’Ucraina, dal canto suo, ha ripreso a bersagliare obiettivi strategici in territorio russo, come reazione agli attacchi di Mosca: la notte tra l’8 e il 9 settembre i droni di Kyiv hanno colpito la base navale di Novorossiysk, nel Sud della Russia, porto strategico sul Mar Nero. L’attacco ucraino è avvenuto nelle stesse ore in cui è stato colpito da droni russi il valico di Starokozache, posto di frontiera tra Ucraina e Moldova, a 70 km da Odesa e a 130 km dalla capitale moldava Chisinau. L’offensiva ha costretto le autorità a chiudere la frontiera e a sospendere il traffico fra Tudora, sul lato moldavo, e Starokozache, creando enormi disagi ai collegamenti fra i due Paesi e allarme per la vicinanza dell’attacco alla Moldova.

Il valico di frontiera di Starokozache, fra Ucraina e Moldova, danneggiato da un attacco di droni russi.
Il valico di frontiera di Starokozache, fra Ucraina e Moldova, danneggiato da un attacco di droni russi.

Il valico di frontiera di Starokozache, fra Ucraina e Moldova, danneggiato da un attacco di droni russi.

(via REUTERS)

E ci si domanda se l’attacco alla frontiera fra Ucraina e Moldova abbia qualche collegamento con la notizia arrivata ieri da Oslo secondo cui l'aereo di Volodymyr Zelensky in procinto di decollare dalla Moldova diretto in Norvegia, dove il presidente ucraino ha partecipato ai funerali di re Harald V, «è stato quasi colpito da un drone».

Intanto, dopo la duplice visita di Kushner e Witkoff, la diplomazia fa il suo corso, tentando di muovere, seppur con molta fatica, dei piccoli passi avanti. In una lunga telefonata con Donald Trump, Vladimir Putin ha detto che la Russia non ha alcuna intenzione di attaccare l’Europa. Da quanto dichiarato dal portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, Mosca spera in una ripresa dei negoziati tripartiti, con l'Ucraina e gli Usa, nel prossimo futuro. Anche Zelensky conta di vedere Trump intorno al 20 settembre, si dice «pronto al compromesso» e punta ai negoziati trilaterali. «Con gli europei porteremo avanti un negoziato che dovrà condurre a risultati giusti e duraturi, ma fino ad allora abbiamo bisogno dei pacchetti americani per la difesa antimissile», ha detto il presidente ucraino. Per i negoziati, tuttavia, non c’è una tabella di marcia. Si parla, genericamente, di prossimo futuro. Per una data bisogna attendere, probabilmente, le prossime settimane.

Nel frattempo, la guerra prosegue senza alcun segnale di de-escalation. Il 9 settembre a Kyiv la sirena dell’allarme è scattata al mattino presto ed è andata avanti per sei ore. I droni hanno centrato edifici residenziali in due distretti della città, una persona è rimasta uccisa. «Non siamo affatto sorpresi che gli attacchi siano ricominciati. Nulla di strano, ce lo aspettavamo. Le tregue servono soltanto a permettere alla Russia di recuperare le forze e riorganizzarsi», commenta rassegnata, al telefono da Kyiv, Krystyna, 26 anni, da due mesi è diventata mamma di una bambina, Uliana Mariia, dopo aver avuto il primo bambino, Lev, a gennaio del 2025. Due figli voluti con forte convinzione da lei e suo marito Volodymyr in piena guerra, a Kyiv, la città che la coppia ha lasciato all’inizio dell’invasione russa a febbraio del 2022 solo per alcuni mesi, spostandosi in una cittadina un po’ più tranquilla a 70 km dalla capitale, dove hanno prestato servizio di volontariato presso una fondazione benefica, prima di fare ritorno a Kyiv.

Due residenti osservano un edificio in fiamme a seguito di un attacco russo su Kyiv l'8 settembre, subito dopo la fine della tregua.
Due residenti osservano un edificio in fiamme a seguito di un attacco russo su Kyiv l'8 settembre, subito dopo la fine della tregua.

Due residenti osservano un edificio in fiamme a seguito di un attacco russo su Kyiv, l'8 settembre, subito dopo la fine della tregua. (REUTERS)

A Kyiv Krystyna lavorava per una organizzazione umanitaria. Ora, con la bambina nata da poco, si è presa una pausa per stare a casa. «Da qualche tempo la situazione è diventata molto più pericolosa», racconta. «Ora gli allarmi anti-aereo scattano in continuazione. Parte la sirena, dopo una o due ore l’allarme termina e torna il silenzio. Ma dopo venti minuti inizia un nuovo allarme e così via. Ed è tutto difficile, carico di incertezza, perché non hai idea di dove i droni e missili russi andranno a colpire, in quale strada o quartiere, quale sarà il loro prossimo obiettivo, se sarà vicino a casa tua e se i nostri sistemi di difesa potranno intercettarli. E quando ci sono gli allarmi tutte le attività si bloccano, la metropolitana non viaggia più da una parte all’altra di Kyiv, muoversi, andare al lavoro o a fare commissioni diventa dunque molto complicato. La vita quotidiana con i suoi ritmi e gli impegni viene stravolta, tutto diventa insicuro. I russi ora cercano di colpire e distruggere i depositi e magazzini delle merci di varie aziende: così, in molti supermercati e negozi vengono a mancare vari prodotti, in particolare quelli alimentari. Gli scaffali sono vuoti o semi-vuoti. Qualche tempo fa ad esempio nel supermercato vicino casa mia non ho trovato le patate e neppure la carne. In qualche modo è una situazione che spaventa. Non penso tanto a me stessa e alle mie esigenze, quanto all’economia del nostro Paese».

La condizione psicologica, il modo di percepire la guerra, oggi è diversa dai primi tempi, nel 2022, osserva Krystyna. «Adesso io e mio marito Volodymyr teniamo pronta una borsa di emergenza, con dentro i nostri documenti, soldi, vestiti pesanti, le cose necessarie per i bambini come i pannolini, l’essenziale per scappare di casa e andare in un rifugio. È come se ora fossimo più consapevoli della necessità di essere sempre pronti, preparati a tutto. I russi hanno sempre agito così: un giorno affermano una cosa, il giorno dopo dicono il contrario. Non rispettano alcuna regola. Cercano di terrorizzare i civili, la gente normale, la loro quotidianità».

Una donna cammina accanto a un cratere provocato da un raid missilistico russo a Kyiv l'8 settembre, subito dopo la fine della tregua.
Una donna cammina accanto a un cratere provocato da un raid missilistico russo a Kyiv l'8 settembre, subito dopo la fine della tregua.

Una donna cammina accanto a un cratere provocato da un raid missilistico russo su Kyiv. (REUTERS)

Krystyna non ha avuto alcuna paura di diventare madre in tempo di guerra. Per lei dare la vita, nonostante la condizione di estrema incertezza e difficoltà, è stato un percorso del tutto naturale. Oggi, però, ammette di sentire addosso tutto il peso della responsabilità di madre, il dovere di accudire, proteggere i suoi due figli ancora molto piccoli. «Mi sento responsabile per la loro vita, per la mia stessa vita e quella di mio marito, voglio che loro continuino ad avere una mamma e un papà. Mi rendo conto che anche la nostra vita oggi è più a rischio».

Il figlio più grande ora va all’asilo-nido. Krystyna racconta di come anche i bambini così piccoli debbano adattarsi alla necessità di scendere nel rifugio, più volte ogni giorno, non appena scattano gli allarmi. «È triste che i miei figli e gli altri bambini come loro non conoscano una realtà diversa da quella degli allarmi e dei bombardamenti. Ma noi facciamo del nostro meglio per permettere loro di vivere l’infanzia nel modo migliore possibile». E aggiunge: «Ora è davvero molto pericoloso vivere qui, lo so. Ma, d’altra parte, cerchi di andare avanti con la tua vita, con la tua quotidianità, adattandoti alla situazione, sopportando tutto ciò che succede intorno a te, costruendo una sorta di normalità nella guerra».