Nemmeno la pioggia è in grado di fermarli. Stazionano incessantemente davanti all’università i ragazzi della “tendopoli” del Politecnico, in piedi a mangiare una pizza sotto a un gazebo striminzito mentre il temporale costringe tutti i passanti a ripararsi con gli ombrelli. «Ci stiamo bagnando, ma resistiamo lo stesso», ci raccontano. «L’acqua complica le cose nell’accampamento, ma alla fine con un’oretta di pulizie alla mattina ce la caviamo».

 

Un atteggiamento positivo quello degli universitari che dal due maggio hanno preso il posto di Ilaria Lamera, la studentessa bergamasca prima a piantare la tenda, e che da allora perorano la sua stessa causa: puntare i piedi per riportare gli affitti milanesi a un prezzo sostenibile. «Contiamo di rimanere finché non avremo la percezione che le istituzioni si stiano occupando della nostra questione, in un modo cioè che rendano giustizia a tutte le persone che sono venute qui a chiederci di continuare questa protesta e di parlare anche per loro», dice Giovanni Montefoschi, 24enne di origini bolognesi che studia Ingegneria Geoinformatica al Politecnico.

 

La sua città natale è stata coinvolta negli ultimi giorni nelle rivolte degli studenti dell’Alma Mater, che come i loro colleghi di Roma, Firenze, Pavia, Padova, Vicenza e Perugia hanno preso parte a quella che ormai è nota a tutti come la “protesta delle tende”. E alla nostra domanda su come si sente rispetto al fatto che altri universitari abbiano seguito l’esempio milanese, Giovanni risponde di essere molto soddisfatto. «Quando io e i miei compagni siamo venuti qui lo abbiamo fatto inizialmente per sostenere Ilaria, non avevamo idea che sarebbe finita così. Più gente viene con noi, più facciamo vedere che abbiamo intenzione di cambiare il nostro futuro attivamente».

 

Anche se le notti in tenda sono scomode e il ritmo sonno-veglia è messo a dura prova, gli studenti del PoliMi trovano conforto nelle numerosissime persone che passano di lì, lasciando – come già accadeva con Ilaria – sacchetti di cibo e parole di incoraggiamento. «Persone di tutti i tipi sono venuti qui per dirci cose come “Continuate, mio figlio è messo come voi”, ci raccontano la loro storia e sono interessati a sapere cosa facciamo», continua Giovanni, «per noi è bello vedere la comunità che si stringe attorno a un tema che riguarda quasi tutte le famiglie d’Italia».

 

La politica sembra fare qualche passo nella loro direzione, e anche se non si tratta di misure decisive, qualcosa sembra muoversi. «Se da un lato ci sono i politici che vengono per fare “la passeggiata” e far semplicemente vedere che loro sono qui, dall’altro si stanno aprendo dei canali di dialogo con le istituzioni, che danno voce a questo movimento e a tutto quello in cui noi crediamo», prosegue Montefoschi. «Vogliamo che si cambi un po’ paradigma, perché se continuiamo a fare le stesse scelte politiche che ci hanno portato ad essere qui in tenda davanti al Politecnico o a ragionare con la stessa mentalità, i giovani di questo Paese continueranno a non poter accedere agli studi, oppure a una casa con un prezzo che non gli mangi il futuro».

 

La situazione più critica parrebbe però riservata agli studenti stranieri, che si ritrovano spesso a dover accettare condizioni terrificanti pur di accedere all’università dei loro sogni. «Conosco persone che magari hanno due lauree nel loro Paese, che vengono qui per studiare in un ateneo prestigioso ma poi vengono trattate malissimo e costrette ad accettare case senza riscaldamento, o con gli scarafaggi che escono da sotto al letto», rivela Giovanni. «Ci sono due ragazze iraniane in corso con me che, dopo aver cambiato casa a causa dello stato invivibile in cui versava, si sono pure viste sottrarre una fetta di diritto allo studio dal Politecnico, soltanto perché non avevano rispettato i cinque mesi canonici dall’inizio del primo affitto». Una situazione prevista dal bando DSU (Diritto allo Studio Universitario) dell’ateneo, che all’art. 14.2 recita infatti che «recedere dal contratto di locazione in base al quale si è ottenuto lo status di fuori sede per sottoscrivere un nuovo contratto […] determina la perdita dello status di fuori sede con effetto retroattivo e il mantenimento della Borsa DSU come pendolare».

Una regola da rispettare, dunque, ma che causa grandissimi disagi a chi è costretto ad accettare monolocali non proprio a norma di legge. E che non può far altro che radicare i picchetti delle tende.