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«La pandemia è scoppiata in un momento già difficile per Haiti, con i prezzi alle stelle per le modifiche al cambio dollaro-gourde (la moneta locale). In più sta drasticamente contribuendo al crollo dell'economia globale, gli aiuti provenienti dall’estero sono diminuiti. I sostegni economici ricevuti sono stati utili per realizzare qualcosa di buono e importante per la popolazione, come la creazione di reparti Covid nei nostri ospedali, la realizzazione di posti di lavoro e di piccole imprese che permettono alle persone di sopravvivere. La formazione del nostro staff sanitario è continuata con le missioni dei medici volontari della Fondazione Francesca Rava riconvertite in training in remoto, per la specializzazione dei chirurghi pediatrici al Saint Damien e dei medici del centro per il tumore al seno all’ospedale Saint Luc. Per noi, ogni aiuto è fondamentale, oggi più che mai, per andare avanti e non perdere il lavoro fatto in tutti questi anni».
Padre Rick Frechette è un missionario passionista americano noto in tutto il mondo per il suo impegno tra gli ultimi dell'isola caraibica di Haiti. In questi giorni sta affrontando non solo l'emergenza Covid-19 (l'ospedale pediatrico Saint Damien e l'ospedale Saint Luc sono, infatti, centri di riferimento con le loro terapie intensive), ma anche le gravissime difficoltà relative dalla perdita del valore della moneta locale e la preoccupante instabilità sociale e civile. «Mai come ora dobbiamo volgere uno sguardo ad Haiti e portare aiuto concreto alla popolazione».
Padre Rick, lei vive da oltre 30 anni in Haiti ed è da molti riconosciuto come il simbolo dell’aiuto a questo Paese. Com’è cambiata la situazione in Haiti in questi 30 anni?
«Nonostante le grandissime difficoltà che viviamo quotidianamente, in primis l’accesso e la distribuzione assolutamente ingiusti delle risorse disponibili, posso affermare che in tutti questi anni in Haiti ci sono stati molti miglioramenti. Purtroppo, però, quando si verificano gravi sconvolgimenti politici ed economici, si regredisce molto facilmente, ritornando ai livelli da cui si era partiti. Ci vuole molto tempo a guadagnare terreno, ma poco a perderlo nuovamente… ».
E’ migliorato l’accesso alle cure mediche per i bambini di Haiti?
«Sicuramente, rispetto ad alcuni anni fa, nel Paese ci sono più medici e Centri sanitari. Ma, contestualmente, riscontriamo anche la fuga di cervelli. Molte persone che hanno la possibilità di andare altrove è davvero difficile che scelgano di restare in Haiti, per il bene delle loro famiglie. Quando sono arrivato in questo Paese c’erano 6 milioni di persone, mentre oggi ne abbiamo circa 11 milioni: nonostante ci sia più personale sanitario, l’accesso alle cure mediche resta comunque una grande sfida».
Quali sono altri problemi che vi trovate ad affrontare nel provvedere cure mediche?
«Un problema molto grande nei paesi con poca regolamentazione sono i farmaci falsi, prodotti per far soldi a discapito delle malattie delle persone. Si tratta di medicinali creati con ingredienti scadenti. Un farmaco che pensi possa salvarti, in realtà fa solo male. Quindi è una sfida aperta a cui dobbiamo prestare costante attenzione senza abbassare mai la guardia. Sicuramente siamo diventati più abili nel procurarci le vere medicine ed anche il controllo della qualità è notevolmente migliorato. Inoltre, possiamo anche avere grandi quantitativi di medicinali in ospedale, ma in un Paese in cui per protesta bruciano i pneumatici in strada bloccando la circolazione e ci sono sparatorie a ogni incrocio, nessuno può raggiungere l’ospedale e prendere i farmaci; quindi l’accesso è limitato dalle quotidiane situazioni di violenza politica e sociale del Paese».
Nonostante le difficoltà, siete sempre in prima linea e disposti a lottare per il bene di Haiti e del suo popolo…
«Assolutamente si. Siamo pronti a fare meglio, di più, a migliorare ancora. E il motivo è insito nella parte più delicata e importante del nostro lavoro, che non riguarda certo le statistiche, ma i bambini che aiutiamo ogni giorno. Ad esempio, qualche sera fa, abbiamo aiutato una donna a partorire sulle scale del nostro Ospedale Saint Damien perché è arrivata troppo tardi e non è riuscita neanche a raggiungere il Reparto Maternità. E’ stato un dono poter assistere questa mamma e far nascere in sicurezza il suo bimbo, che ha tirato fuori tutta la sua grinta e voglia di vivere. Un altro esempio è quello di una bambina di 3 anni portata in ospedale a causa di gravi ustioni. Non abbiamo un centro ustioni ma sappiamo bene che richiedono lunghi periodi di cure in ospedale. Siamo riusciti a trovare un posto per questa bimba in una clinica privata, sostenendo noi i costi senza gravare sulla poverissima famiglia. Questi sono solo due episodi degli ultimi giorni che ci hanno visto in prima linea nelle emergenze della popolazione, oltre al lavoro quotidiano al Saint Damien, che ci permette di assistere 80.000 bambini l’anno. Noi siamo qui per tutti loro e per tutti cerchiamo di fare il massimo».
Un'alleanza globale può essere necessaria al fine di vaccinare la popolazione nei Paesi più poveri?
«La vera domanda è quale sarà il vaccino e come sarà distribuito. Ovviamente non dovrebbe essere un vaccino economico con un sacco di effetti collaterali e dovrà essere fatto ogni sforzo per vaccinare tutti. Inoltre, la modalità con cui sarà distribuito non dovrebbe diventare questione politica ed economica. Ritengo che senza un vero dialogo globale sarà difficile garantire la qualità dei vaccini ed una corretta e capillare distribuzione. Ma siamo fiduciosi».
Padre Rick, in che modo possiamo aiutare il popolo haitiano?
«Continuate a starci vicini, a supportarci, a non dimenticarci. Noi vi ringraziamo per tutto quello che avete fatto in questi anni e continuate a fare per permettere ai bambini di essere curati e di andare a scuola, alle famiglie per avere acqua potabile, cibo un tetto, e posti di lavoro per poter mantenere la propria famiglia. La vostra vicinanza è fondamentale per aiutare nel miglior modo possibile i nostri bambini e tutto il popolo di Haiti».
La Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus nata nel 2000, aiuta l’infanzia e l'adolescenza in condizioni di disagio in Italia, in Haiti e nel mondo. E’ in prima linea nell'emergenza Covid-19 sin da marzo 2020. Ha già supportato 30 ospedali in 11 Regioni donando indispensabili attrezzature per le Terapie Intensive e inviando volontari sanitari specializzati. Con il progetto SOS Spesa ha aiutato 50.000 persone in tutta Italia. La Fondazione Francesca Rava rappresenta in Italia N.P.H. – Nuestros Pequeños Hermanos (I nostri piccoli fratelli e sorelle), che dal 1954 salva i bambini orfani e abbandonati nelle sue Case, scuole ed ospedali in 9 paesi dell’America Latina. E’ particolarmente impegnata nella poverissima Haiti dove N.P.H. è presente dal 1987 sotto la guida di Padre Richard Frechette. Presidente N.P.H. Haiti e Fondazione Saint Luc, sacerdote e medico in prima linea che da oltre 30 anni porta aiuto a migliaia di bambini e famiglie affinché possano costruire le basi per un loro futuro lontano dalla strada.
Per info: www.fondazionefrancescarava.org





