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Vasilenko Dmitriy dmvasilenko.com
Per lavoro mi capita spesso di prendere treni e aerei, per tratte brevi e nazionali. Di overbooking (cioè quella pratica che conserte alle compagnie di volo di vendere più biglietti rispetto ai posti dell’aereo) avevo sentito parlare, ovviamente, ma come di un fenomeno nebuloso, senza mai collegarlo a una possibilità concreta di cui avrei potuto essere vittima.
Ero a Bari per uno dei tanti festival estivi, su invito degli organizzatori, che si erano anche occupati di acquistare i biglietti aerei (acquisto avvenuto due mesi prima). A me restava il compito di fare il check-in, che normalmente è possibile fare online 24 ore prima dell'orario previsto del volo.
All'andata tutto regolare, check-in, imbarco sul volo Milano Malpensa-Bari: come d'altra parte mi era sempre accaduto. Il volo di ritorno era alle 15.20 da Bari, una domenica di fine luglio. La sera prima, complice la frenesia del festival, gli incontri con vecchi e nuovi colleghi, sono rientrata tardi al B&B e, contro la mia abitudine di fare sempre tutto con largo anticipo (eccessivo, mi sono spesso sentita rimproverare), ho deciso di rimandare il check-in alla mattina successiva. Comunque molte ore prima della partenza.
Eseguo la procedura, ma mi compare una frase inedita: «Il posto le sarà assegnato al gate». Lieve sorpresa, ma nessun livello di allarme. Il biglietto è stato acquistato due mesi prima, mancano ore alla partenza: sarà una questione tecnica, mi dico.
Arrivo all'aeroporto. Non ho bagagli da imbarcare, solo lo zainetto da sistemare sotto il sedile. Quando arrivo al controllo e appoggio il cellulare con il QR code sullo scanner, si accende una luce rossa accompagnata da un suono che, stavolta, fa scattare un allarme nel mio cervello. Non c'è posto per me sull'aereo.
Vengo invitata ad andare oltre il nastro che divide la sala d'attesa dal corridoio per le procedure d'imbarco e mi ritrovo con altri cinque compagni di sventura. Tutti sconcertati, sorpresi e alla prima esperienza di questo disservizio che, purtroppo, è consentito dalla legge.
Le hostess possono solo dirci che, se qualche passeggero non si presenterà e quindi si libererà un posto, potremo salire. Altrimenti ci toccherà restare a terra.
Capiamo subito che la probabilità che ben sei passeggeri con regolare posto assegnato non si presentino è praticamente nulla, ma chiediamo con quale criterio sceglieranno l'eventuale fortunato tra noi sei. Parlano di un numero progressivo indicato nella carta d'imbarco, quella senza posto: più che d'imbarco, oserei dire di sbarco.
Confrontiamo i nostri numerini e ce n'è solo uno peggiore del mio: quello di un imprenditore della ristorazione di ritorno dal matrimonio di Donnarumma, che ha acquistato il biglietto appena alle 12. Il che dimostra che la compagnia ha continuato a vendere biglietti fino all'ultimo, ben oltre il completamento del check-in di tutti quelli che avevano diritto a un posto. Anzi, anche dopo aver creato gli esuberi, perché il mio check-in era delle 10 e già risultava senza posto assegnato.


La coda si assottiglia e, quando passa anche l'ultimo passeggero, abbiamo la certezza che rimarremo tutti a terra. «A volte capita che qualcuno non si presenti», commenta rammaricata l'incolpevole hostess.
Ci spiegano come uscire dall'area imbarchi e recarci alla biglietteria per capire come procedere. Qualcuno si innervosisce, mentre una ragazza che doveva andare a Milano solo per assistere al concerto di The Weeknd a San Siro scoppia in lacrime. Non sembra esserci modo per lei di trovare un'altra soluzione per arrivare a Milano, nemmeno la più rocambolesca. Salvo spendere una cifra da capogiro, e le tocca dire addio al concerto.
Gli altri cinque, me compresa, a Milano ci viviamo e ci lavoriamo, quindi bisogna capire come rientrare.
La procedura di risarcimento è regolata da una direttiva dell'Unione Europea. Possiamo scegliere di imbarcarci con la stessa compagnia sul primo volo utile, oppure prendere un volo di un'altra compagnia, anticipandone il costo, che successivamente sarà rimborsato. Oppure ottenere il rimborso del biglietto e arrangiarsi: come tornare sarà un problema nostro.
A parte la ragazza, che ci saluta tra le lacrime, gli altri cinque scelgono l'unico altro volo della giornata per Milano con la stessa compagnia: alle 21.20, ma con atterraggio a Orio al Serio invece che a Malpensa.
Facciamo subito il check-in e iniziamo a vagare in ordine sparso nel piccolo aeroporto di Bari per un tempo infinito.


Ore dopo, mentre sono in coda per ricaricare il telefono — strumento fondamentale per imbarcarsi, perché la carta d'imbarco è disponibile esclusivamente sull'app della compagnia – davanti a una delle pochissime prese, del tutto insufficienti per la mole di passeggeri, sento un ragazzo raccontare al telefono a un amico che, “stranamente”, facendo il check-in per il volo delle 21.20 per Milano, non gli hanno assegnato un posto. Chissà come mai, si chiede.
Beh, ormai sono diventata una piccola esperta di gestione dell'overbooking e mi permetto di spiegarglielo. Dal suo sguardo capisco subito che anche per lui è la prima volta. Solo che, dopo un rapido controllo dei voli, comprende che a lui toccherà trascorrere la notte a Bari. In quel caso avrà diritto anche al rimborso delle spese dell'albergo.
Finalmente mi imbarco, con la consapevolezza che la catena degli overbooking continuerà, che quello che sembrava un caso limite in realtà è una pratica consolidata, legalizzata. E che, se per me ha significato "solo" una giornata persa in quella terra di mezzo che è un aeroporto, per altri potrebbe voler dire un evento atteso andato in fumo, un colloquio di lavoro mancato, una visita medica prenotata da tempo saltata.
Una piccola consolazione c'è: avremo diritto a un indennizzo economico, commisurato alla lunghezza della tratta. Può essere un'ipotesi di reddito alternativo: fare la vittima di overbooking per professione.
Di sicuro, d'ora in poi farò il check-in appena il sito lo consentirà. Anche se i criteri per finire nella roulette dei passeggeri in overbooking sono vari e misteriosi e, alla fine, il verdetto lo stabilisce un algoritmo. Quindi, chissà, potrebbe pure ricapitare.
Con il vantaggio, la prossima volta, di non sorprendermi troppo. È il libero mercato, bellezza, parafrasando la celebre battuta del film L'ultima minaccia. dove a essere detentore del cosiddetto “quarto potere” era la stampa. Ora è la stampa a essere finita stritolata da tutt’altro potere.





