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Un’economia italiana che ha retto meglio del previsto negli ultimi anni, ma che ora rischia di incepparsi di fronte alla nuova crisi energetica innescata dal conflitto iraniano. È il quadro a due facce tracciato dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nella sua Relazione annuale. Di fronte a un mondo «più frammentato e instabile», l’ex membro del board Bce lancia un avvertimento chiaro: se lo shock sui prezzi dovesse tradursi in inflazione persistente, la politica monetaria europea sarà pronta a invertire la rotta, anche a costo di rivedere al rialzo i tassi di interesse.
A cavallo tra 2025 e 2026, il quadro globale è stato «drammaticamente modificato dal conflitto nel Golfo Persico». Panetta spiega che «il blocco dello stretto di Hormuz – attraverso cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e di gas liquefatto – ha provocato carenze di offerta e forti rincari delle materie prime energetiche». Nei prossimi mesi, avverte il Governatore, «l’attività economica rimarrà debole; negli scenari più sfavorevoli, potrebbe ristagnare o contrarsi». Sul fronte dei prezzi, il peggio deve ancora venire: «L’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo».
Panetta, da sempre considerato un esponente dell’ala accomodante della Banca centrale europea, lascia cadere
ogni ambiguità: «La politica monetaria non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori». La sua conclusione è netta: «Una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare». In giugno, annuncia, il Consiglio direttivo valuterà se «ricalibrare l’orientamento», aprendo di fatto alla possibilità di un nuovo rialzo dei tassi dopo mesi di pausa.
Nonostante una «significativa capacità di tenuta» dal 2019 (PIL aggregato +6%, meglio di Germania e Francia su base pro capite), l’Italia resta inchiodata a una crescita troppo lenta. Nel 2025 l’aumento del PIL si è fermato allo 0,5%, meno della media dell’area euro. E il futuro non promette meglio: «Senza un deciso aumento della produttività, l’economia italiana potrebbe restare ancorata a tassi di crescita strutturalmente modesti». Panetta ricorda che dall’inizio del secolo il prodotto per ora lavorata è cresciuto solo del 6%, contro il 13-34% degli altri grandi paesi europei. Inoltre, la popolazione in età da lavoro è in forte calo: «Non potremo contare stabilmente sull’aumento degli occupati per sostenere lo sviluppo».
Il Governatore chiede di puntare sulle nuove generazioni perché «il criterio ultimo del successo sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani». Se non
si valorizzano i giovani, avverte, «si alimenta un circolo vizioso. Un sistema produttivo poco innovativo genera una domanda insufficiente di lavoro qualificato e riduce gli incentivi a investire in istruzione; la carenza di competenze rende a sua volta difficile adottare nuove tecnologie». Panetta ricorda che tra il 2020 e 2024 sono 100mila i giovani andati all'estero e che la spesa in istruzione è un punto di Pil sotto la media europea.
«Creare le condizioni perché le nuove generazioni possano realizzare le loro aspirazioni e concorrere al progresso del Paese non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo. Solo così l'Italia potrà attraversare un mondo sempre più frammentato senza subirne le divisioni, e trasformare la transizione tecnologica in una stagione di libertà, lavoro e fiducia nel futuro».
Il Governatore difende l’impatto del PNRR, che «ha sostenuto la domanda e innalzato il livello del prodotto annuale di quasi un punto percentuale, in media, nel quinquennio». Ma mette in guardia da una brusca frenata: serve continuità negli investimenti pubblici e, soprattutto, un salto nell’adozione dell’intelligenza artificiale. «L’Italia dispone di infrastrutture di calcolo tra le più avanzate d’Europa», dice, ma solo il 16% delle imprese con più di dieci addetti usa l’IA (contro il 20% di media UE). «Non servono ingenti risorse pubbliche, ma una strategia coerente e sostenuta nel tempo».
Sul fronte finanziario, Panetta rassicura: «Le banche italiane affrontano questa difficile fase congiunturale da una posizione di solidità. La redditività e il grado di capitalizzazione sono elevati».
Apre anche a nuove aggregazioni: «L’elevata dotazione patrimoniale del sistema apre spazio a nuove aggregazioni, nazionali e transfrontaliere». Tuttavia, invita alla prudenza senza inasprimenti indiscriminati: «La prudenza non deve tradursi in una restrizione indiscriminata del credito». Le imprese con piani solidi vanno accompagnate, per evitare che una stretta creditizia affossi la ripresa.
In chiusura, un richiamo storico alle radici dell’Italia repubblicana e all’ordine multilaterale nato da Bretton Woods. Oggi, dice Panetta, «quell’ordine attraversa una crisi profonda». Ma la soluzione non è la chiusura: «Riaffermare il valore della cooperazione non significa ignorare le fragilità dell’assetto precedente. Significa evitare che la ricerca di protezione si trasformi in isolamento». Per l’Europa, conclude, «la posta in gioco non è soltanto la competitività, ma la sua capacità di incidere sugli equilibri di un mondo sempre più instabile».





