C'è un dato che dovrebbe togliere il sonno alla politica più di qualsiasi sondaggio: nel 2024 gli italiani hanno giocato d'azzardo per 157,45 miliardi di euro. Una cifra che supera la spesa sanitaria nazionale e che racconta molto più di una semplice abitudine di consumo. Racconta un Paese che ha trasformato la scommessa in normalità, l'azzardo in intrattenimento, la speranza in mercato.

Per questo il convegno "Scommettere sul futuro (quello vero)", promosso dal Forum delle Associazioni Familiari il 10 giugno a Roma, non è uno dei tanti appuntamenti dedicati a una dipendenza. È piuttosto un tentativo di riportare al centro una domanda politica e culturale: quale idea di società stiamo costruendo quando lo Stato incassa miliardi da un'attività che produce povertà, solitudine e fragilità?

L'incontro, che vedrà la partecipazione del presidente del Forum Adriano Bordignon, del cardinale Matteo Zuppi, di esperti come Maurizio Fiasco e don Armando Zappolini, arriva in un momento cruciale. Sul tavolo non ci saranno soltanto analisi e denunce, ma anche un documento del Terzo settore con proposte concrete per una nuova regolamentazione del gioco d'azzardo in Italia.

L'urgenza emerge con forza dalle storie raccolte nell'inchiesta pubblicata da Famiglia Cristiana. Storie che hanno il volto di Giovanna, 46 anni, che ha perso casa, lavoro e famiglia rincorrendo la promessa di una vincita. O di Mattia, cresciuto tra videogiochi e scommesse online, convinto di aver trovato una scorciatoia verso il successo. O ancora di Alberto, che racconta come una puntata domenicale sia diventata un'ossessione capace di divorare trentadue anni di matrimonio.

Dietro ogni numero c'è una biografia ferita. E dietro ogni biografia emerge un sistema costruito per trattenere il giocatore il più a lungo possibile.

Negli ultimi anni l'azzardo ha cambiato pelle. Non ha più bisogno di sale fumose o bar di periferia. Vive nello smartphone che portiamo in tasca, si presenta con la grafica di un videogioco, parla il linguaggio della gratificazione immediata. Secondo numerosi studi internazionali, il passaggio al digitale ha aumentato accessibilità, velocità e frequenza del gioco, elementi che favoriscono comportamenti problematici. La stessa analisi condotta da media internazionali come Reuters, BBC e Guardian ha evidenziato come le piattaforme online utilizzino meccanismi psicologici e algoritmi sempre più sofisticati per incentivare permanenza e spesa. L'azzardo contemporaneo non vende una vincita. Vende un'attesa.

Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Matteo Zuppi apre i lavori del Consiglio episcopale permanente, Roma 20 marzo 2023. ANSA/FABIO FRUSTACI
Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Matteo Zuppi apre i lavori del Consiglio episcopale permanente, Roma 20 marzo 2023. ANSA/FABIO FRUSTACI
Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), Matteo Zuppi apre i lavori del Consiglio episcopale permanente, Roma 20 marzo 2023. ANSA/FABIO FRUSTACI (ANSA)

Lo spiega bene Marco Vernillo, ex programmatore di slot machine, intervistato da Famiglia Cristiana. Il meccanismo è studiato per mantenere vivo il desiderio: piccole vincite, quasi-vincite, continue ricompense intermittenti. Un sistema che richiama dinamiche osservate anche nei social network e nelle piattaforme digitali più avanzate. «Lo stesso meccanismo di un video pornografico», lo definisce provocatoriamente Vernillo, riferendosi alla capacità di generare eccitazione e dipendenza attraverso una continua promessa di soddisfazione.

Ma la questione non riguarda soltanto la psicologia individuale. Tocca la qualità della democrazia.

Nel 2024 quasi 92 miliardi di euro sono stati giocati online. Circa 2,9 milioni di persone risultano a rischio. Eppure solo una minima parte arriva ai servizi di cura. Molti non chiedono aiuto per vergogna. Altri non riconoscono il problema. Altri ancora si trovano intrappolati in un contesto che continua a presentare il gioco come una forma innocua di svago.

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La psicoterapeuta Elena Sonsino, esperta di ludopatie, parla della vergogna come del nemico più difficile da battere. Le famiglie vivono spesso la dipendenza come una colpa privata anziché come un disagio che coinvolge l'intera comunità. È così che il silenzio diventa il miglior alleato dell'azzardo.

C'è poi un'altra ombra che il convegno romano intende riportare all'attenzione pubblica: quella delle infiltrazioni criminali. Secondo i dati elaborati da Libera, nel solo periodo 2010-2024 sono stati censiti 147 clan coinvolti nel settore. Un fenomeno che conferma quanto il confine tra economia legale e interessi criminali possa diventare sottile quando circolano volumi finanziari così imponenti.

La domanda allora non è se regolamentare meglio il gioco. La domanda è quale modello di sviluppo vogliamo perseguire.

Da anni amministratori locali, associazioni, medici, educatori e famiglie chiedono limiti più stringenti alla pubblicità, maggiore trasparenza sulle concessioni, controlli più severi e una riduzione dell'offerta. Sono richieste che non nascono da un approccio proibizionista, ma dall'osservazione concreta delle conseguenze sociali dell'azzardo. Perché il vero paradosso italiano è questo: mentre si parla di natalità, povertà educativa, crisi delle famiglie e fragilità giovanili, si continua a espandere un settore che prospera proprio sulle vulnerabilità economiche e psicologiche delle persone. "Scommettere sul futuro" significa allora ribaltare la prospettiva. Significa investire nelle relazioni invece che nelle illusioni, nel lavoro invece che nella fortuna, nella speranza concreta invece che nella promessa statistica di una vincita.

In fondo, la sfida lanciata dal Forum delle Famiglie è semplice e radicale insieme: chiedere alla politica di scegliere da che parte stare. Se dalla parte di un mercato che cresce alimentando fragilità o dalla parte delle persone che ogni giorno ne pagano il prezzo. Perché il futuro, quello vero, non si gioca. Si costruisce.