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Esiste un fenomeno che coinvolge molti più minorenni di quanti ne si possa immaginare: il gioco d’azzardo. L’Italia si piazza al primo posto in Europa per numero di adolescenti tra i 15 e i 16 anni che hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno, con un preoccupante 44,8% contro il 22,5% della media del Vecchio Continente.
I dati forniti dal report di Giocoresponsabile delineano un quadro sempre più preoccupante, con il trend in crescita dal 2015. Perché ciò che davvero è cambiata è la modalità. Non pensate a un ragazzino che si intrufola in qualche centro scommesse e riesce a giocare, perché è ormai una forma di fruizione secondaria, quasi superata. Come in ogni altro ambito della quotidianità i ragazzi si appoggiano alle piattaforme online.
Ma non dovrebbero essere controllate? Non dovrebbero chiedere un documento?
Certo, ma se un ragazzino vuole scommettere i soldi della paghetta un escamotage lo trova. E anche facilmente. Come? Ci sono varie modalità: account prestati da un maggiorenne, piattaforme con licenze offshore non regolamentate dal governo italiano che non chiedono documenti, reti VPN e pagamenti con metodi alternativi (crypto, giftcard…).
Esistono dei fattori che possono mettere un ragazzo più a rischio di finire nella trappola rispetto ad altri?
Certamente, e sono di vario tipo. Un elemento che aumenta esponenzialmente il rischio è se uno (o entrambi) i genitori giocano – anche solamente al gratta e vinci. In questo caso l’adolescente percepisce il gioco come un normale comportamento da adulto. Un fattore incidente è certamente quello economico. Se il reddito familiare è basso, il ragazzo vede nell’azzardo una via d’uscita e un modo per far soldi velocemente. In questo caso non è neanche più un divertimento che sfocia in dipendenza, ma viene percepito come un elemento che può cambiargli la vita. Un’altra categoria a forte rischio è quella di coloro che hanno avuto una scarsa educazione finanziaria. Se infatti il ragazzo non capisce il valore del denaro, allora non riuscirà neanche a calcolare quanto sta perdendo realmente. Un minorenne che rientra in tutte queste categorie ha una probabilità otto volte superiore di sviluppare una dipendenza rispetto ad un coetaneo che gioca per noia o per divertimento.
Ci sono dei segnali che possono aiutare il genitore a capire se il proprio figlio stia sviluppando (o l’abbia già sviluppata) una dipendenza dal gioco. I campanelli d’allarme più comuni sono legati a sbalzi d’umore improvvisi (euforia improvvisa, solitamente dopo una vincita, o irritabilità dopo una perdita), isolamento, richieste di denaro frequenti e un calo nel rendimento scolastico.


Uno degli aspetti più difficili da metabolizzare per un genitore è legato al fatto che il figlio non dirà mai di sua spontanea volontà di essere dipendente dal gioco. Deve essere quindi il genitore a prendere l’iniziativa, senza però far sentire il ragazzo come se fosse nel mezzo di un interrogatorio dei servizi segreti.
Quando la dipendenza è già ben radicata nel minorenne, l’intervento familiare non basta più. Chiedere aiuto diventa l’unica opzione sensata per salvaguardarlo. Ma a chi rivolgersi?
Ci sono varie possibilità: per esempio ai SerD – strutture pubbliche dell’ASL con équipe ad hoc per contrastare la dipendenza da gioco d’azzardo- oppure ai giocatori anonimi – ex dipendenti hanno già vissuto questa problematica sulla loro pelle- o contattare il Numero Verde Nazionale per il contrasto al Gioco d’Azzardo (800 558822).
Come ogni dipendenza sarà difficile da debellare e combattere, ma l’unico modo per mettere un freno ad un trend preoccupante che ci contraddistingue in negativo è quello di provare a recepire i segnali e aiutare i ragazzi in un percorso di rinascita, passo dopo passo.






