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Cinquant’anni dopo la storica Lettera aperta di monsignor Luigi Bettazzi a Enrico Berlinguer, monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, torna a interrogare la politica italiana sui temi della pace, del riarmo e della nonviolenza. Lo fa con una nuova Lettera aperta, pubblicata da Avvenire, indirizzata alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, ma rivolta anche «a quanti, nelle diverse forze politiche», vogliano contribuire a costruire concretamente percorsi di pace.
Il punto di partenza è l’articolo 11 della Costituzione, quello in cui l’Italia «ripudia la guerra». Ricchiuti chiede quali conseguenze debba avere oggi quel principio nelle politiche di difesa e sicurezza dell’Italia e dell’Europa, in una fase segnata dal ritorno della guerra e dall’aumento delle spese militari.
Le domande poste alla leader del Pd sono dirette. Una coalizione democratica e progressista può prendere le distanze dalle politiche di riarmo? Può investire maggiormente nella diplomazia, nella prevenzione dei conflitti, nei corpi civili di pace e nella difesa non armata e nonviolenta? E può sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta?
Il presidente di Pax Christi richiama anche una delle questioni più nuove legate alla trasformazione della guerra: l’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma. Da qui la richiesta di arrivare a una legislazione europea e internazionale vincolante, capace di impedire che decisioni sulla vita e sulla morte vengano delegate alle macchine.
Quella di Ricchiuti non vuole essere una polemica di parte, ma un invito rivolto alla politica nel suo complesso. La domanda è se sia possibile uscire dalla contrapposizione tra riarmo e resa e immaginare una politica di sicurezza fondata anche sulla diplomazia, sul diritto e sulla prevenzione dei conflitti.
Il richiamo alla lettera di Bettazzi del 1976 non è dunque soltanto storico. Cinquant’anni dopo, cambia il contesto internazionale ma torna la stessa domanda sul ruolo della politica davanti alla guerra.
«Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace», è il messaggio rilanciato da Ricchiuti: con «la politica, la diplomazia, il diritto, la giustizia e la nonviolenza».




