Vorrei esprimere la mia piena solidarietà al figlio di Antonio Tajani. Non per qualche incidente diplomatico, né perché essere figlio del ministro degli Esteri comporti sacrifici geopolitici. Ma perché ha dovuto convivere con la possibilità che suo padre, tra una riunione alla Farnesina e un vertice internazionale, trovasse

il tempo di spiegargli quale donna conviene sposare.
Dal palco di “Itaca”, Tajani ha infatti illustrato la questione con la precisione di chi deve scegliere tra due modelli di utilitaria. «Se dovessi dare un consiglio a mio figlio che mi chiede: “Che ragazza mi devo sposare? Una ragazza magari affascinante?”. Sì certo, con una ragazza affascinante è bello sposarsi. Ma che carattere ha? E poi c’è una ragazza meno appariscente ma più affidabile, più seria, che sarà una buona madre di famiglia, che terrà fede all’amore che conferma con il matrimonio, e allora io a mio figlio dico: scegli la seconda…».
Io la scena domestica me la immagino benissimo. Tajani, finalmente libero dagli affanni procurati dagli Houthi, dal Medio Oriente o dal conflitto ucraino, si avvicina al figliolo. Lui intuisce il pericolo, ma ormai è troppo tardi. «Vedi, ragazzo mio…». E parte la conferenza binaria. La donna affascinante, spiega il padre, «magari ti tradisce, ti fa i cornetti». «Algida?», chiede il pargolo rassegnato mentre cerca di inventarsi una scusa per uscire di casa. «Ma no, dai, hai capito, intendo i tradimenti. Quella carina, ma magari meno vistosa, con la gonna lunga, invece, garantisce la stabilità della casa, della famiglia».
Una specie di rating matrimoniale. La bella con la gonna corta ha rendimento elevato ma rischio alto, all’estremo te la potevi ritrovare – per dire – in una “cena elegante” del Fondatore di Forza Italia. La meno vistosa (“carina”, appunto) è un Btp: magari non dà emozioni, però offre regolari cedole e tiene insieme la famiglia. Sono affermazioni talmente rétro che potrebbero suscitare perplessità perfino nel generale Vannacci, costretto per una volta a rappresentare l’ala progressista della considerazione femminile.
Ma sarebbe ingeneroso attribuire a Tajani l’invenzione di questo tipo di antropologia anche se era almeno dai tempi di Paolo il caldo che non se ne aveva più notizia. Il ministro si inserisce, semmai, in una nobilissima e secolare tradizione nazionale. Quella degli uomini del paese che, in Divorzio all’italiana, chiamati dal funzionario del Pci a esprimere un “sereno e obiettivo” giudizio sulla signora Cefalù e la sua fuga d’amore, arrivano all’unanimità con un verdetto che il buon gusto ci impedisce di trascrivere.
Del resto la materia è codificata da tempo. Ne I soliti ignoti di Mario Monicelli compare il proverbio siciliano: «Fimmina piccante pigghiala per amante, fimmina cuciniera pigghiala pe’ mugliera». Il programma politico-sentimentale è già tutto lì. Una donna per divertirsi, una per mettere su casa. Una per il desiderio, l’altra per le lasagne. Secoli di emancipazione femminile sintetizzati nella scelta tra peperoncino e ragù.
Perfino Giuseppe Verdi aveva avvertito il problema, sia pure con ben altra musica: «La donna è mobile / qual piuma al vento». Nel Rigoletto è il Duca di Mantova a cantare della donna volubile e sentimentalmente inaffidabile. Tajani, più pragmaticamente, suggerisce di evitare direttamente il rischio scegliendo quella meno appariscente.
E poi vengono i proverbi, cioè quel luogo misterioso nel quale ogni sciocchezza, purché abbastanza vecchia, acquisisce improvvisamente la dignità della saggezza popolare. «Chi dice donna dice danno». «Donne e motori gioie e dolori». «Le donne buone non hanno né occhi né orecchi». «Donna danno, sposa spesa, moglie maglio». Fino all’immortale «Moglie e buoi dei paesi tuoi», che almeno aveva il pregio della sintesi: il matrimonio sistemato nello stesso comparto merceologico dell’allevamento bovino e soprattutto in chiave suprematista (Generale Vannacci? Tié, superato a destra).
Insomma, il brancatiano Tajani non ha inventato niente. Ha semplicemente aperto, nel 2026, un vecchio cassetto dell’Italia maschile e ne ha tirato fuori, con aria rassicurante, il corredo della nonna. Resta solo da sapere che cosa ne pensi suo figlio che peraltro si è già sposato e che si è certamente scelto la sposa da solo senza tener conto dell’educazione sentimentale di papà.