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Quella di Giorgio Epicoco e Cristina Righi è una testimonianza condivisa di obiezione di coscienza. Anche se il ginecologo abortista era lui negli anni Ottanta all’indomani della legge 194, quando ancora il referendum per il diritto all’interruzione di gravidanza infiammava gli animi; lei nel frattempo, da fidanzata, «pregava silenziosamente per la mia Salvezza» racconta Giorgio. La loro è una storia d’amore e di conversione, di vita vissuta tra lacrime, errori e risalite. «L’obiezione di coscienza è una scelta personale» afferma lui che da aprile è in pensione dopo una lunga carriera da primario di Ostetricia, uno tra i più stimati medici cattolici di Perugia. «Ma è stata la strada per vivere in pienezza anche il matrimonio».
Conosciuti nel 1982, dopo sette anni di fidanzamento si sono sposati civilmente proprio per le scelte professionali di Giorgio; «forse non tutti sanno che il medico, l’ostetrica, l’anestesista o chiunque collabori agli IGV è scomunicato». Una scelta fatta non per «spregio verso la vita, sin da bambino sentivo una chiamata alla generatività e giocavo a operare le bambole di mia sorella, ma come servitore dello Stato. Pensavo che fosse un dovere civico quello di consentire, a chi non la pensava come me, di poter accedere in sicurezza alla pratica; mi impressionarono, al tempo del referendum sull’aborto, i numeri che venivano citati durante le manifestazioni di piazza, anche a scopo propagandistico, di donne morte per conseguenze di aborti clandestini. Il dovere civile, però, si scontrava col mio pensiero etico e religioso anche se la mia religiosità allora era tradizionale, bambina, superficiale». Il primo febbraio del 1992 «l’obiezione di coscienza. Per legge, però, ho dovuto continuare, pur nella sofferenza, ad agire per un mese intero». Il 29 marzo dello stesso anno il matrimonio religioso; «l’incontro vero con Cristo è arrivato sette anni dopo, nel 1999 con la conversione e la chiamata a occuparci delle famiglie».
«Oggi» racconta Cristina «oltre a essere genitori di quattro figli in terra e uno in cielo siamo padrini di battesimo di 62 figliocci. Una rivincita spirituale, un dono che ci ha fatto il Signore. Insieme alla possibilità di seguire le coppie di fidanzati nel loro percorso. Forse è stata una profezia: dalle tenebre degli aborti e degli errori della nostra coppia alla luce della vita di tante mamme e tanti papà che abbiamo la grazia di incontrare e accompagnare».





