«Non si tratta di una svolta quanto di essere fedeli all’impegno educativo. Ci sentiamo chiamati ad affrontare le sfide del mondo, a non sottrarci alle domande del presente. Con questo documento non facciamo la rivoluzione ma diamo un segnale importante: la nostra è una scelta che “abbraccia” e speriamo darà frutto». La decisione dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI) di non considerare l’identità di genere e l’orientamento sessuale e affettivo criterio di esclusione per chi chiede di svolgere un ruolo educativo in associazione, sta creando dibattito nel mondo cattolico e non solo. Accanto a chi dice “era ora!” o plaude il “coraggio profetico”, altri lamentano una “deriva relativista e disallineata dal Vangelo”. Andando oltre le polarizzazioni, c’è un aspetto che le guide e gli scout cattolici dell’Agesci ci tengono a mettere in luce: «È un passo che sentivamo di fare, coerente con il cammino compiuto. Il percorso non è finito, continueremo a camminare con la comunità ecclesiale, accanto e dentro la Chiesa». Ne parliamo con i presidenti del Comitato nazionale, Roberta Vincini e Francesco Scoppola, e l’assistente ecclesiastico generale don Andrea Turchini.

L’EDUCAZIONE AL CENTRO
«A spingere avanti il cammino è stata la vocazione educativa - spiegano i presidenti Vincini e Scoppola - Il percorso era in atto da tempo, il documento ha il valore di dare dei punti di riferimento su cui le Comunità capi (gli educatori che guidano i gruppi scout, ndr) potranno continuare a lavorare. Dibattiti, punti di vista differenti, confronto: ne è valsa decisamente la pena. Anche per le famiglie, perché si tratta di un percorso di tutti». Ancora i presidenti: «Il tempo “lento” della riflessione, durata 4 anni, ha garantito che il cammino andasse avanti non per la polarizzazione di qualcuno ma perché c’è stata volontà corale di contribuire e andare avanti. Si è trattato di un grande esercizio di democrazia, una scuola di cittadinanza attiva». Oltre all’ascolto delle realtà e dei vissuti, grande importanza l’ha avuta poi la formazione costante. «Abbiamo lavorato e ci siamo confrontati con Azione Cattolica e con l’Università Pontificia Salesiana. Ci siamo aperti a una dimensione di scoperta ulteriore delle potenziali per l’educare all’amore. Non abbiamo mai smesso di interrogarci su bisogni e desideri dei ragazzi di oggi e su come stare al passo con i cambiamenti. Il grande tema è sempre stato quello relazionale, dello scegliere, dell’educare al per sempre».

Don Andrea Turchini, assistente ecclesiastico generale Agesci. Credit: Matteo Bergamini
Don Andrea Turchini, assistente ecclesiastico generale Agesci. Credit: Matteo Bergamini
Don Andrea Turchini, assistente ecclesiastico generale Agesci. Credit: Matteo Bergamini

IN CAMMINO CON LA CHIESA
«Ci sentivamo di fare questo passo e continueremo a camminare con la Chiesa, dentro la Chiesa: il percorso è ampiamente condiviso. La linea della Chiesa stessa è il riconoscimento della dignità della persona – dice don Turchini facendo riferimento ad Amoris Laetitia - La sfida è camminare insieme con la comunità ecclesiale e stare dentro i processi che la Chiesa vive. Siamo una realtà che si prende la responsabilità di quella parte di Chiesa che con noi cammina, che è dentro la nostra associazione, e – a partire dalle dinamiche dell’ascolto, del discernimento e della profezia – sente di dover fare delle scelte. Il percorso non è finito, la Chiesa si sta rendendo conto che è necessario anche un approfondimento teologico, oltre che pastorale». Aggiungono i presidenti: «Il cammino sinodale ha contribuito in maniera importante a non farci sentire soli. Il documento dell’assemblea sinodale esprime la stessa necessità che la Chiesa approfondisca, accompagni, includa, faccia delle scelte. Su queste tematiche lavorerà una commissione Cei: i tempi possono essere differenti ma il desiderio reciproco è camminare insieme».


IL PROFILO DELL’EDUCATORE AGESCI
Posto che l’identità di genere e l’orientamento sessuale e affettivo non possono essere criterio di esclusione, chi oggi può fare l’educatore Agesci? «Chi fa una scelta di adesione al Patto associativo e sceglie di stare nell’associazione e nel tempo presente aderendo al Vangelo. L’educatore scout si mette in gioco, in discussione, si forma rispetto al ruolo di educatore. Come associazione abbiamo scelto di educare sempre in due, un uomo e una donna insieme, con un assistente ecclesiastico e all’interno di una Comunità capi. È un impegno educativo che prevede sempre discernimento. La domanda da farsi non riguarda l’orientamento sessuale ma quanto si è disposti a servire seguendo il Vangelo. La stessa Chiesa chiede a ciascuno di guardare all’essenziale, alla volontà di vivere il Vangelo. La strada poi si trova», dice Vincini.

I PASSI FUTURI
«Il documento non apre nuove vie ma dà dei riferimenti nel percorso che ogni Comunità capi è chiamato a fare. Non dice, infatti, “liberi tutti” ma suggerisce di guardare sempre alla persona e al suo valore educativo. A ben vedere, mette in discussione tutti, chiedendoci come rispondiamo alla chiamata al servizio – dice ancora don Turchini – L’importante, come stiamo anche elaborando con Azione Cattolica, è infatti la comprensione vocazionale del servizio. Seguire il tema dell’educazione affettiva dei ragazzi, che oggi fa i conti con scenari e sfide difficili, è indispensabile. Tutto ciò che è umano ci interessa: gli educatori scout sono chiamati a formarsi, non a ragionare in maniera superficiale o massimalista, ma ad accompagnare con cura e delicatezza».