Ho mantenuto i contatti con il cardinale Martini negli anni in cui era a Gerusalemme andandolo a trovare e con scambi epistolari. In una di queste occasioni gli parlai di un libro che stavo scrivendo, La vita come amicizia, dedicato ai compagni di viaggio e alla prossimità come dimensione dell'uomo. Lui, vivendo a Gerusalemme, sapeva come andava il mondo e ne vedeva le occasioni di conflitto. Era un realista, per questo si stupì della scelta, dicendomi che ero coraggioso a trattare il tema, dati i tempi, allora come oggi, poco adatti per parlare di dialogo e fraternità. Gennaio 2008, poco prima del suo ritorno in Italia e dopo aver letto il libro, mi mandò un biglietto in cui scriveva: «Tu sei veramente un seminatore con la pazienza della semina piccola. Ma grande sarà la tua ricompensa se persevererai nella speranza». Parole che mi hanno commosso ed emozionato.