“I rifugiati? Il Papa li accolga nei suoi palazzi vaticani”. "Il Vaticano paghi le spese per ospitare i profughi". Quante volte abbiamo sentito Salvini pronunciare battute del genere? Il suo predecessore non era da meno. “Il Vaticano accolga i clandestini” ringhiava dal palco di Pontida Umberto Bossi. Ma anche nel resto dell’Europa antieuropea la solfa non era diversa. Marine Le Pen in Francia, Geert Wilders in Olanda, Heinz-Christian Strache in Austria. “Quanti rifugiati ha il Papa in Vaticano?”. La battuta saliva dai bar sport  e dai malpensanti di mezza Europa e veniva utilizzata dai leader dei movimenti xenofobi e populisti per solleticare le masse. L’ha usata persino il riccone populista Donald Trump, dopo che papa Francesco davanti al muro sul confine tra Messico e Usa aveva ricordato che all’umanità servono ponti e non muri. “Anche il Vaticano ha alte mura spesse e non fa entrare nessuno”, aveva detto il candidato repubblicano che vuole ripulire gli Stati Uniti dai “latinos”. Come a dire che la Chiesa predica bene ma razzola male. 

Una battuta becera che non trova alcun fondamento e alcun senso. La Chiesa accoglie i migranti attraverso le sue articolazioni ecclesiali, un immenso lago di misericordia con mille rivoli rappresentati dai centri Caritas, i centri di accoglienza di migranti come l’Astalli di Roma, le Misericordie, gli ostelli, le case famiglia, gli istituti, le parrocchie, le chiese, i palazzi, i collegi, le cliniche, le case della carità come quella di Milano fondata dal cardinale Martini. Dire che il Vaticano non accoglie i profughi è come dire che un ospedale non accoglie i malati perché non vi sono pazienti ricoverati nella cappella o nell’ufficio del direttore sanitario. Ma la forza misericordiosa di papa Francesco ha qualcosa di straordinario, è capace di superare la logica e insieme con la logica spazza via i pregiudizi più beceri, non dà adito nemmeno alle battute da bar sport. Dopo l'invito alle parrocchie ad accogliere i migranti, lo scorso anno, due famiglie di rifugiati sono già state accolte dentro le mura vaticane, presso le due microscopiche parrocchie all'interno delle mura leonine, quella di San Pietro e di Sant'Anna.

Ma ecco che il papa va oltre, l’inquietudine della sua misericordia si trasforma nell’ennesimo gesto di accoglienza. La sua decisione di ospitare tre famiglie di profughi musulmani a spese del Vaticano attraverso la collaborazione della Comunità Sant'Egidio, portandoseli a bordo nell’aereo papale, è così spiazzante, concreta ed evocatrice allo stesso tempo che non ha paragoni nella storia. "Voi verrete con me" dice Francesco a quelle tre famiglie così sfortunate. Le immagini fanno il giro del mondo: mostrano una piccola folla di gente come noi, solo più confusa e smarrita, sulla pista, o mentre sale sulla scaletta dell'aereo senza bagagli. Il papa prende quegli uomini, quelle donne, quei bambini con sé, come un padre adottivo. Rompe qualunque protocollo, attenua qualunque distanza tra un pontefice e la gente. Immagini che sono già nella storia. Benvenuta a bordo, Misericordia.

Un gesto concreto e politico allo stesso tempo, perché ammutolisce ogni rigurgito populista, va contro l’accordo tra Unione e Turchia, supera qualunque muro e qualunque contrasto religioso, parla con la forza della semplicità ai potenti, ai fedeli, ai parroci con le parole dirompenti della coerenza evangelica. E così la potenza evocativa di un gesto così semplice, così inaspettato e così concreto cambia per sempre il verso della storia. Riuscirà l’Europa ottusa dei muri e delle frontiere a farne tesoro?