Romano Prodi ha rotto il silenzio: voterà sì al prossimo referendum del 4 dicembre. Ma è un si sofferto quello dell'ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, già candidato alla presidenza della Repubblica, con un piede già al Quirinale, poi “tradito” dalla “congiura dei 100” del Partito democratico alle elezioni del 2013. In una nota molto attesa data alle agenzie dichiara il suo "endorsement" a Matteo Renzi. Ma il suo è un sì che va oltre il giudizio di merito sulla riforma. Anzi, a ben vedere, di per sé, secondo Prodi la riforma costituzionale non raggiunge la sufficienza.   “Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie", dice il Professore "tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale".

Nelle parole di Prodi, che giudica la riforma “modesta”, si legge tutta la sofferenza di un "endorsement" che certamente non farà piacere a D’Alema, Bersani e a tanti esponenti della minoranza del Pd, che sostengono il "no". Lo si legge tra le righe della nota. "Un sì naturalmente rispettoso nei confronti di chi farà una scelta diversa - prosegue l'ex presidente della Commissione Ue - Dato che nella vita, anche le decisioni più sofferte debbono essere possibilmente accompagnate da un minimo di ironia, mentre scrivo queste righe mi viene in mente mia madre che, quando da bambino cercavo di volere troppo, mi guardava e diceva: 'Romano, ricordati che nella vita è meglio succhiare un osso che un bastone'".

Nella nota  Prodi va al nocciolo della questione: "Profonde sono le ragioni che mi hanno fino ad ora consigliato di non rendere esplicito il mio voto sul referendum. Sono ormai molti anni che non prendo posizione su temi riguardanti in modo specifico la politica italiana e, ancora meno, l'ho fatto negli ultimi tempi. Questa scelta mi ha di conseguenza coerentemente tenuto lontano dal prendere posizione in un dibattito che ha, fin dall'inizio, abbandonato il tema fondamentale, ossia una modesta riforma costituzionale, per trasformarsi in una sfida pro o contro il governo". E dunque tanto vale scegliere l'osso. Senza entusiasmo.