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Per Matteo Renzi e i renzisti non c'è stato un tracollo, ma nemmeno l'agognato sei a uno: il Centrosinistra vince in Toscana, Campania, Puglia, Marche ma perde a sorpresa in Liguria, oltre che in Veneto (dove il governatore Luca Zaia ha confermato la sua supremazia e Alessandra Moretti non ha superato il 20 per cento, un flop clamoroso), mentre in Umbria subisce un umiliante testa a testa con un risultato incerto fino all'ultimo voto. L'effetto quaranta per cento del Pd del segretario-premier alle europee si è attenuato in queste elezioni amministrative, che colpiscono innanzi tutto per un dato non certo incoraggiante: l'astensionismo. Sono andati alle urne il 53,1 per cento degli aventi diritto, contro il 64 delle precedenti amministrative.
Ci sono molti altri dati clamorosi in questa tornata amministrativa, al di là della frenata del Pd, che perde valori percentuali un po' ovunque a livello di lista. Il primo è il successo della Lega di Matteo Salvini in Toscana e in Umbria, dove ha ottenuto percentuali superiori al 15 per cento: il movimento allarga a macchia d'olio il suo bacino di voti verso Sud e si trasforma in forza, se non proprio nazionale (in Puglia e in Campania praticamente non esiste), ma certamente di Centro-Nord. Inoltre in alcune regioni i voti leghisti hanno doppiato Forza Italia: dunque nel Centrodestra si apre ufficialmente la questione della leadership. Anche i Cinque Stelle hanno avuto un'ottima performance e si affermano in tutte le regioni, se si va a guardare al voto di lista: evidentemente la scelta di correre da soli, la proposta del reddito di cittadinanza e la comunicazione del nuovo "direttorio" degli eredi della coppia Casaleggio & Grillo hanno trovato una risposta tra gli elettori.
Quanto al Centrodestra, dimostra, con il "caso Liguria", che quando è unito sa ancora vincere e conquistare il consenso degli elettori. Due "outsider" del Pd trionfano in Puglia e in Campania. Il primo, l'ex magistrato e sindaco di Bari Michele Emiliano, porta avanti da tempo una politica diversa da Renzi, basata su un progetto di alleanza con i Cinque Stelle. Il secondo, il sindaco sceriffo di Salerno Vincenzo De Luca, evidentemente non è stato danneggiato dalle polemiche sulle sue vicende giudiziarie e soprattutto dalla lista di "proscrizione" della commissione Antimafia di Rosy Bindi (e chissà, forse quella lista ha sortito l'effetto opposto). De Luca sarà il primo a cadere nella tagliola della Legge Severino, che vieta di governare agli inquisiti, anche se il neo governatore ha già annunciato che farà ricorso.
E ora che accadrà a livello nazionale? E' presto per ipotizzare cambiamenti, ma i nuovi equilibri potrebbero dare non pochi problemi a Renzi, che mirava ad affermare la sua supremazia nelle Regioni, domare la minoranza Pd e ricavare nuovo propellente politico per la sua politica di Governo. Forse nel gioco delle alleanze potrebbero entrare in gioco i Cinque Stelle, dopo qualche (cauta) apertura dei mesi scorsi. Nel Centrodestra invece la lezione è chiara, come dimostra l'affermazione di Fitto in Puglia e l'affermazione di Toti in Liguria: le diaspore e le divisioni portano solo alla sconfitta, perché laddove si presenta unita la coalizione di destra arriva a vincere o a mettere in serie difficoltà la sinistra, come in Umbria. Ma le lacerazioni non svaniranno certo nel volgere di una notte elettorale. E in più è ormai conclamato il problema della leadership tra Berlusconi e Salvini.
Ci sono molti altri dati clamorosi in questa tornata amministrativa, al di là della frenata del Pd, che perde valori percentuali un po' ovunque a livello di lista. Il primo è il successo della Lega di Matteo Salvini in Toscana e in Umbria, dove ha ottenuto percentuali superiori al 15 per cento: il movimento allarga a macchia d'olio il suo bacino di voti verso Sud e si trasforma in forza, se non proprio nazionale (in Puglia e in Campania praticamente non esiste), ma certamente di Centro-Nord. Inoltre in alcune regioni i voti leghisti hanno doppiato Forza Italia: dunque nel Centrodestra si apre ufficialmente la questione della leadership. Anche i Cinque Stelle hanno avuto un'ottima performance e si affermano in tutte le regioni, se si va a guardare al voto di lista: evidentemente la scelta di correre da soli, la proposta del reddito di cittadinanza e la comunicazione del nuovo "direttorio" degli eredi della coppia Casaleggio & Grillo hanno trovato una risposta tra gli elettori.
Quanto al Centrodestra, dimostra, con il "caso Liguria", che quando è unito sa ancora vincere e conquistare il consenso degli elettori. Due "outsider" del Pd trionfano in Puglia e in Campania. Il primo, l'ex magistrato e sindaco di Bari Michele Emiliano, porta avanti da tempo una politica diversa da Renzi, basata su un progetto di alleanza con i Cinque Stelle. Il secondo, il sindaco sceriffo di Salerno Vincenzo De Luca, evidentemente non è stato danneggiato dalle polemiche sulle sue vicende giudiziarie e soprattutto dalla lista di "proscrizione" della commissione Antimafia di Rosy Bindi (e chissà, forse quella lista ha sortito l'effetto opposto). De Luca sarà il primo a cadere nella tagliola della Legge Severino, che vieta di governare agli inquisiti, anche se il neo governatore ha già annunciato che farà ricorso.
E ora che accadrà a livello nazionale? E' presto per ipotizzare cambiamenti, ma i nuovi equilibri potrebbero dare non pochi problemi a Renzi, che mirava ad affermare la sua supremazia nelle Regioni, domare la minoranza Pd e ricavare nuovo propellente politico per la sua politica di Governo. Forse nel gioco delle alleanze potrebbero entrare in gioco i Cinque Stelle, dopo qualche (cauta) apertura dei mesi scorsi. Nel Centrodestra invece la lezione è chiara, come dimostra l'affermazione di Fitto in Puglia e l'affermazione di Toti in Liguria: le diaspore e le divisioni portano solo alla sconfitta, perché laddove si presenta unita la coalizione di destra arriva a vincere o a mettere in serie difficoltà la sinistra, come in Umbria. Ma le lacerazioni non svaniranno certo nel volgere di una notte elettorale. E in più è ormai conclamato il problema della leadership tra Berlusconi e Salvini.




