L'aria che tira è che almeno un pugliese su due non andrà alle urne e gli altri voteranno in massa per Michele Emiliano, il «sindaco di Puglia», come si è definito lui che ha retto il comune di Bari per dieci anni. Dopo lo scandalo di “Rimborsopoli”, spese della sanità fuori controllo e governatori che ne hanno fatte di ogni, le regioni, ormai, sono un abito passato di moda. Stefano Caldoro, candidato per il centrodestra in Campania, ha proposto addirittura di abolirle, esempio surreale di politico che vuole segare il ramo sul quale è seduto. Una cosa è certa: ci costano molto, troppo. Un miliardo e mezzo di euro nei primi undici mesi del 2014, secondo il sito soldipubblici.gov.it.

Di campagna elettorale in Puglia se n'è vista poca, anzi zero. «Nessun confronto su programmi e idee», conferma l'economista Gianfranco Viesti, che insegna Economia all'Università di Bari e ha scritto il pamphlet Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce. Falso! (Laterza), «ogni singolo candidato si è mosso da solo per racimolare consensi personali. E poi qui, salvo sorprese clamorose, si sa già come andrà a finire». Vincerà Emiliano, appunto. Che già si sente governatore in pectore. E ammicca a elettori berlusconiani pentiti o confusi, cripto leghisti («I migranti non vanno trattati meglio degli italiani, Salvini su questo ha ragione», ha detto al Corriere del Mezzogiorno) fino a flirtare con la candidata 5 Stelle Antonella Laricchia («La farò assessore anche se non vuole!»).
E il centrodestra? Dissolto. C'è la guerra di successione interna e in Puglia, già laboratorio politico con la regia del “ministro dell'armonia” Pinuccio Tatarella, si contano i cocci: di qua l'oncologo Francesco Schittulli sostenuto da fittiani, Ncd e Fratelli d'Italia; di là, Adriana Poli Bortone, ex ministro e sindaca amatissima di Lecce che corre con Forza Italia e Noi con Salvini la quale ad un certo punto s'è pure beccata della “malafemmena” da Schittulli.

Tra impresentabili e polemiche
A smuovere le acque, in quest'ultimo scorcio di campagna, ci ha pensato la Commissione antimafia di Rosy Bindi dopo che un mezzo pasticcio ha fatto filtrare in anticipo i nomi di quattro candidati impresentabili: Giovanni Copertino, che corre con Forza Italia a sostegno di Poli Bortone, accusato di corruzione e truffa nell’ambito di un processo su una gara d’appalto in ambito sanitario; Fabio Ladisa, ex consigliere barese schierato per Michele Emiliano, indagato per truffa, estorsione e furto; Massimiliano Oggiano, ex An, candidato a sostegno di Schittulli, imputato in un processo per concorso esterno in associazione mafiosa iniziato nel 2007, è stato assolto ma la procura antimafia ha ricorso in appello; Enzo Palmisano, del Movimento per Schittulli, coinvolto in un processo per truffa in ambito sanitario.
Poi ci sono le polemiche, per ora solo a colpi di cinguettii su Twitter, tra Emiliano e il premier Renzi. Il primo ha attaccato a testa bassa sulla riforma della scuola («sono in ogni caso tenuto a dire quello che penso») e il secondo non si è fatto vedere nemmeno per un comizio.

La "ricetta" di Al Bano e la questione ambientale
In quest'aria così asfittica, potessero, i pugliesi voterebbero per lui, Al Bano Carrisi da Cellino San Marco, fresco di reunion artistica con Romina Power e coraggioso testimonial contro il taglio indiscriminato degli ulivi colpiti dalla Xylella, deciso a Bruxelles su assist della Regione. Lui ride sornione: «Faccio solo il cantante». Salvo poi offrire la sua ricetta: «Questa regione ha un potenziale enorme, con ottocento chilometri di costa dovrebbe vivere di turismo undici mesi all'anno, come fanno a Malta o a Corfù. Se si creano sviluppo e lavoro, diminuisce la delinquenza. Oggi la microcriminalità sta rialzando pericolosamente la testa. Certo, dagli anni '70, quando qui non ci metteva piede nessuno, si sono fatti progressi enormi. Ma non basta».

Ora che il decennio vendoliano è ai titoli di coda, si oscilla tra disincanto e disillusione. Dell'antica narrazione è rimasto poco nel cuore della gente: scandali e inchieste sulla sanità, una velenosissima indagine sull'Ilva di Taranto (con la telefonata choc intercettata tra Vendola e Archinà, l'ex capo delle relazioni esterne del siderurgico), l'approdo (contestato dai cittadini e mal digerito da Emiliano) del gasdotto Tap a San Foca, spiaggia mozzafiato a due passi da Lecce, l'affaire gestito male della Xyllella, 160 mila posti di lavoro persi in sette anni, una disoccupazione che al Sud raggiunge vette monstre del 60%, la più alta di qualsiasi Paese europeo, la legge sulle energie rinnovabili che ha riempito di impianti fotovoltaici intere campagne, sfregiando il paesaggio, dichiarata incostituzionale dalla Consulta.
Dalla Xylella all'Ilva, dunque, la questione ambientale è stata forse decisiva nel crollo della “primavera pugliese”. «Era da cinque anni che gli ulivi seccavano è non si è fatto nulla fino all'emergenza di oggi. È un po’ come l’Ilva, è lì da 50 anni e solo negli ultimo otto hanno preso coscienza del problema, c’è qualcosa che non quadra», riassume Al Bano tranchant: «Ma dico io, analizzando il territorio pugliese, cosa cavolo c’entrano le industrie da noi? Sì, danno il posto... ma al cimitero!».

I due Vendola
Viesti parla di due Vendola, quello del primo mandato (2005-2010), dice, «era capace di costruire una politica sulle cose concrete ascoltando tutti e alla fine facendo una sintesi politica eccellente» e quello del secondo che «ha perso le orecchie», per cui «ha smesso di confrontarsi con l'esterno, si è rinchiuso in un gruppo sempre più ristretto di collaboratori, ha fatto l'errore di fidarsi di gente che non lo faceva pensare ma gli dava solo ragione». Risultato: «Dopo un buon girone d'andata», dice Viesti, «si trattava di fare gol ma nel girone di ritorno Vendola non ha toccato palla. In settori come cultura, turismo, politiche giovanili e scuola ci sono stati miglioramenti importanti, su sanità, trasporti, industria e sviluppo economico molti meno.
La “primavera” è partita velocissima e altrettanto in fretta si è appannata. Complice anche una crisi pesantissima che rende più difficile fare politiche di miglioramento della spesa o di sviluppo».

Per Al Bano, «se la Puglia è diventata la regione numero uno per il cinema, riconosciuta all'estero, si deve alla politica lungimirante di Vendola che ha finanziato la produzione cinematografica d'alto livello. Purtroppo», aggiunge, «non basta». E ora? «Con Emiliano», è la previsione di Viesti, «si apre un periodo ignoto, non sappiamo cosa succederà. In passato ha dato prova di grandissima versatilità, prendendo posizioni sorprendenti e anche contraddittorie. Se la flessibilità è un pregio ce l'ha nella massima potenza. La coalizione che lo sostiene però è fatta di persone non legate né da un disegno né da una visione politica comune». I maligni sussurrano che l'ex pm con fama di sceriffo s'immagina già successore di Renzi. E alla fine, ha scritto l'ex direttore dell'Unità Peppino Caldarola, «il rischio è che Michele ci creda davvero».