Sono tornati alla spiaggia di Is Arutas in Sardegna, dopo quasi 50 anni di lontananza. A riportare “a casa” 40 chilogrammi di granelli di quarzo è stata Silvia Ferrari, una donna milanese che, adempiendo al desiderio della madre scomparsa, ha organizzato il trasporto del materiale. «Sto facendo ciò che mi ha chiesto mia madre, Valeria, prima di morire – ha raccontato Silvia Ferrari all’Unione Sarda – Restituire alla natura ciò che lei, insieme a mio padre, forse con un po' di leggerezza, avevano prelevato durante la loro vacanza nel Sinis per realizzare un giardino zen, era il suo desiderio. E io non posso far finta di nulla».

La restituzione della sabbia (Credit Massimo Marras)

Era il 1979 quando la signora prelevò il materiale dall’arenile. «Ricordo ancora quel momento – racconta la figlia –. Era la prima volta che vedevamo Is Arutas, un vero paradiso con questa sabbia bianchissima. Era troppo bella per non portarla via. Eravamo stupiti e meravigliati da tanta bellezza. Ecco perché i miei genitori decisero di portare via il quarzo per abbellire il loro cortile. La sabbia è stata trasportata anche nei vari traslochi che hanno fatto i miei genitori nel corso della loro vita, per loro era qualcosa di veramente prezioso. Con l'intento, prima o poi, di restituirla però alla costa. E ora, finalmente, è arrivato il momento».
Ferrari quindi ha contatto l’Area marina protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre, di cui fa parte la spiaggia di Is Arutas. «La sua chiamata non ci ha stupito – dice Massimo Marras, direttore dell’Area marina protetta –. Nell’ultimo lustro i casi di restituzione sono stati diversi, circa un paio a stagione. Alcuni vengono di persona portando la sabbia, altri la sabbia. Ci capitano invii anonimi e altri in cui a corredo del materiale c’è un testo che ripercorre l’accaduto: chi e quando aveva prelevato la sabbia, dove è stata custodita e così via».
 

I vasetti in cui è stata trasportata la sabbia (credit Massimo Marras)

I quaranta chili restituiti dalla signora sono tanti ma non sono una quantità record: «Qualche anno fa una scuola dell’Oristanese ha restituito 200 chili di quarzo ritrovati nel sottoscala e precedentemente utilizzati per ricreare la neve nel presepio», racconta ancora il direttore dell’Area marina protetta.
Vent’anni di campagne di sensibilizzazione, insomma, hanno fatto effetto. Oggi rimuovere sabbia, ciottoli, sassi o conchiglie è reato, a disciplinare le norme a tutela dei litoranei è, in Sardegna, la Legge regionale n. 16/2017. «Il litorale è un ambiente fragile, necessita rispetto e tutela. Non si deve portare mai niente da nessun posto, la regola vale per tutti e in ogni circostanza: la natura va vissuta rispettando quel che c’è, così che anche altri potranno goderne», riflette Marras.

Is Arutas è la spiaggia più celebre dell’area marina della penisola del Sinis, famosa per la per la forma, la consistenza e il fascino dei granelli di quarzo colorato.

La spiaggia di Is Arutas (credit Massimo Marras)

Una spiaggia dalla bellezza rara, tanto che nei decenni non pochi turisti hanno voluto portarsene un poco con sè, a mo’ di souvenir. «Is Arutas è una spiaggia fossile, significa che il meccanismo che l’ha originata non è più attivo, si è interrotto 600 milioni di anni fa», spiega Marras. In pratica, la sabbia che viene rimossa non verrà mai più rigenerata.

Per questo il gesto di Silvia Ferrari ha un valore inestimabile. «Le siamo grati, la restituzione della sabbia alla spiaggia è stato un momento molto emozionante, fra ricordi personali e il sentirsi sollevata per il bene compiuto. Anche se si è prelevata della sabbia si è sempre in tempo a portarla indietro, senza correre alcun rischio: avvisiamo noi stessi la Guardia forestale del trasporto e della restituzione. Invitiamo tutti a prendere esempio dal gesto di Silvia Ferrari: Ogni granello che torna in spiaggia è un tesoro da proteggere».