Milano mia, portami via/ Fa tanto freddo e schifo e non ne posso più/ Facciamo un cambio, prenditi pure quel po' di soldi /Quel po' di celebrità /Ma dammi indietro la mia seicento /I miei vent'anni e una ragazza che tu sai/ Milano scusa, stavo scherzando /Luci a San Siro non ne accenderanno più. Così cantava nel 19 Roberto Vecchioni, pubblicando nel 1971 Luci a san Siro il suo forse più noto successo.

Dopo una notte di maratona in Consiglio comunale di Milano, tra il 29 e il 30 settembre 2025, con una divisione di no e di sì politicamente trasversali, e con l’uscita dall’aula di Forza Italia che, pur non votando sì, ha sbilanciato a favore del sì il numero legale dei voti validi, è passata con 20 voti contrari e 24 favorevoli la delibera che ha deciso che comincia il momento in cui luci a san Siro non se ne accenderanno più. Non nello stadio come lo conosciamo.

 



Gli emendamenti passati tra antimafia e inclusività
È stata votata infatti la vendita, per 197 milioni di euro dello stadio alle due società Milan e Inter di cui negli ultimi decenni lo stadio è stato la casa, testimone di sconfitte e di trionfi. Tra i pochi emendamenti approvati nel corso della seduta, quello che vincola gli acquirenti a rivolgersi alla “white list” della prefettura per l'esecuzione dei lavori e la fornitura dei servizi, raccogliendo un appello diffuso nei giorni scorsi da Nando Dalla Chiesa, presidente del Comitato per la legalità e l'antimafia del Comune. Altri riguardano sostenibilità ambientale e inclusività: uno prevede di destinare 14 milioni di euro al verde, un altro chiede una particolare attenzione all'inclusività nel nuovo stadio che andrà a sorgere nel Parco dei Capitani vicino a via Tesio.

La storia dello "Scala del calcio": 100 anni nel 2026

Intitolato nel 1980 a Peppin Meazza con una delibera del consiglio comunale, il primo a segnarvi un goal, lo stadio di San Siro è nato nel 1926, inizialmente di proprietà del Milan, voluto dal Presidente del Milan, Piero Pirelli, nel 1925, sul modello inglese, senza pista d’atletica. Il progetto originario dell’ingegnere Alberto Cugini e dell'architetto Ulisse Stacchini aveva una capienza da 35mila spettatori. Acquistato dal Comune di Milano nel 1934, dopo il Mondiale 1934 di cui ha ospitato la semifinale, dal campionato 1947/48 ospita anche le partite casalinghe dell’Inter che fin lì aveva giocato all’Arena civica e aumenta la campienza a 55mila posti, conquistando il secondo anello completato nel novembre 1955.

Negli anni Sessanta con i successi del Milan di Nereo Rocco e quelli dell’Inter del mago Helenio Herrera si guadagna la fama di Scala del calcio, giunta all'apice nell'era dei fratelli Baresi a stringersi la mano nei derby tra il milan degli olandesi e l'Inter dei tedeschi.

Nel 1990 in occasione di Italia 90 lo stadio subisce un nuovo profondo rinnovo firmato dagli architetti Giancarlo Ragazzi, Enrico Hoffer e dall'ingegnere Leo Finzi, e guadagna il terzo anello che lo porta a 85.700 posti.



Quale sarà il suo futuro

Dalla delibera votata in Consiglio comunale, (e che ha scongiurato il rischio che il calcio se ne andasse dalla città disintegrando San Siro e la sua storia in un futuro di due stadi, uno per squadra in periferia), scaturirà secondo i piani un futuro diverso, in cui del vecchio stadio resterà in piedi solo la curva sud come luogo di memoria collettiva, destinato a ospitare i musei delle squadre e i loro uffici. Il resto sarà abbattuto per far posto a un moderno impianto da 71.500 posti, con annessi parcheggi, negozi, ristoranti e persino hotel di lusso.



Il progetto affidato agli studi internazionali di architettura Foster + Partners e Manica, guidati rispettivamente da Lord Norman Foster e David Manica. Nel dossier di quasi trecento pagine che nei mesi scorsi Inter e Milan hanno presentato al Comune di Milano si parla di un investimento di circa 1,2 miliardi di euro, 700 milioni solo per il nuovo impianto. Inserito in un progetto di ricqualificazione del quartiere di circa 281mila metri quadrati: il nuovo stadio avrà due grandi anelli, memoria storica del progetto degli anni Cinquanta, con una inclinazione studiata per garantire la visibilità ottimale da ogni settore.

   

La struttura sarà realizzata su un podio che fungerà da accesso per i tifosi. Nei giorni senza partite, l'area diverrà una grande piazza integrata con il parco circostante, il cui cuore dovrebbe essere una fan zone, uno spazio dedicato ai tifosi che servirà anche senza partite da luogo di aggregazione per eventi temporanei. Tutto intorno una cittadella dello sport: museo, negozi dei club, uffici, hotel, una parte dedicata al commerciale e all'intrattenimento, aree ristoro e verde e ovviamente la parte rifunzionalizzata di San Siro. Così almeno nelle intenzioni e nelle promesse di chi propone il progetto.



Perché bisognava correre

Se si fosse tardato sarebbe stato impossibile, per tempi tecnico-burocratici, concludere la vendita effettiva entro il 10 novembre, data tagliola entro la quale sarebbe scattato il vincolo della Soprintendenza che avrebbe messo sotto tutela il secondo anello, complicando il percorso della demolizione che a quel punto avrebbe richiesto il parere della Soprintendenza, allungando di molto i tempi. Il vincolo è infatti un automatismo burocratico che si applica ai beni pubblici a 70 anni dalla costruzione, in questo caso il secondo anello dello stadio completato nel novembre 1955.

Questo punto era stato contestato dal Comitato del sì, sostenuto da cittadini contrari al nuovo progetto e favorevoli invece a una ristrutturazione del vecchio stadio, ma il Tar ha dato ragione all’interpretazione dell’amministrazione confermando i termini dello scatto automatico del vincolo.

Gli studi di fattibilità della semplice ristrutturazione avevano nel frattempo incassato il no delle due società interessate all’acquisto per i costi troppo elevati e per i rischi di allungamento dei tempi connessi ai vincoli già presenti sulle parti più antiche.



Perché San Siro non può restare com’è

La necessità di immaginare velocemente un futuro diverso si è fatta urgente a partire dal luglio 2025, quando l’Uefa nell’11° degli incontri programmati per fare il punto sull’Europeo 2032, assegnato all’organizzazione di Italia e Turchia, aveva decretato per l’attuale San Siro la mancanza dei requisiti richiesti per ospitare partite, col risultato che in assenza di un nuovo progetto Milano sarebbe rimasta fuori dall'Europeo. In particolare San Siro era stato bocciato su 11 dei 22 requisiti richiesti per l'idoneità necessaria per ospitare una competizione Uefa.  Voti negativi su comodità dello spettatore, sicurezza, accessibilità e sostenibilità, debole anche il lato degli aspetti commerciali e della partner hospitality.

Per la stessa ragione il 24 settembre la Uefa con un comunicato ufficiale aveva revocato San Siro l’assegnazione (sub judice) della finale di Champions 2026-27. «Dato che il Comune», scriveva allora il massimo organo calcistico europeo, «non può garantire che lo stadio non sarà oggetto di lavori nel 2027, è stato deciso di non assegnare la finale a Milano e di riaprire il procedimento per l’assegnazione di una sede opportuna, con la scelta che avverrà verosimilmente tra maggio e giugno 2025».

Di qui la necessità di riscrivere il futuro per non far retrocedere la Scala del calcio a teatro di provincia. Il tempo di ospitare il 6 febbraio 2026 la cerimonia di apertura dei Giochi olimpici di Milano Cortina e cominceranno i lavori per la nuova era, su cui come sempre in questi casi non mancheranno incognite.