Il presidente della Camera, Laura Boldrini promuove la scelta della RAI di bocciare Miss Italia definendola «una scelta moderna e civile». E si sbilancia rispetto al modello femminile che passa nei media, figura che va rivista «dato che solo il 2% delle donne in televisione esprime un parere e il resto è muto». Ne parliamo con Chiara Giaccardi, docente di Sociologia e Antropologia dei Media in Università Cattolica, che trova l’affermazione di Laura Boldrini condivisibile, con una rappresentazione femminile nei media deprimente. Ma con un’attenzione: «serve un lavoro culturale profondo che non si fa certo a colpi di provvedimenti o di soppressioni dei programmi né tanto meno alimentando polemiche tra “fazioni” diverse. Non basta essere pro o contro Boldrini ma bisogna immaginare cornici diverse da quella proposte dai media».

- Ha senso la scelta della RAI?
«La Rai ha preso una decisione sensata anche perché si può ricreare un programma che valorizzi la femminilità in altro modo. Miss Italia è un programma che come Carosello ha fatto la storia ,ma anche la sua storia. Ha una bassa audience ed è un programma mediocre che mostra la corda. L’Italia è cambiata, non è più quella che si affacciava in un mondo dove per le ragazze c’erano poche chance. Oggi Miss Italia è assolutamente anacronistico».

- Condivide l’affondo della Boldrini sulla figura della donna nei media?
«Condivido, anzi rilancio perché trovo che il discorso sulla donna sia più ampio e ambivalente. Viviamo nel paradosso di avere da un parte il rischio di una iper - femminilizzazione di questioni che sono ben oltre il genere. Penso al dibattito sul femminicidio. Ci si concentra sulla donna senza vedere che questo è un problema culturale, dove è la vita ad essere svalutata. L’altro o è uno strumento o è un ostacolo e se è un ostacolo mi sento autorizzato a rimuoverlo. Dall’altra una presenza e proposta di immaginari sulla donna di una povertà desolante, a partire dalla pubblicità. Da qui la necessità fondamentale di rivedere le proposte dando spazio a donne che hanno qualcosa da dire. Viviamo un immaginario dominato dalla parzialità della donna, dove il corpo è usato per raggiungere obiettivi. Bisogna, invece, valorizzare in maniera piena e coltivare la propria identità che è un lavoro di costruzione di sé che dura tutta la vita. Cercare di capire per cosa si è fatte e di valorizzare tutte le dimensioni da cui siamo composte. Tendere ad una libertà che è pienezza, tra lavoro, maternità e passioni. A quel punto la sensibilità della donna, diversa da quella maschile, può essere solo un valore aggiunto».

- Se dovesse riscrivere lei Miss Italia, come la immaginerebbe?
«Ne farei una nuova che va a cercare nel Paese donne che hanno fatto qualcosa di originale, interessante, direi generativo. Se vogliamo cercare degli esempi di eccellenza femminile dobbiamo allargare lo sguardo al di là del corpo e della semplice avvenenza fisica e cercare la significatività della persona».