Pronti via, si parte. Sembra ieri, era il 2011, quando sulla spianata rovente di Madrid Benedetto XVI diede appuntamento a Rio de Janeiro. Che bello, andiamo in Brasile! Con il tempo, la realtà si è rivelata più faticosa e difficile: tempi duri, pochi soldi per andare dall’altra parte del mondo. Qualcuno rischia di naufragare nel rimpianto per non poter partire;altri – sono i più – si sono organizzati. Sono nate le Grg, le Giornate regionali della gioventù. Raduni di giovani delle diverse regioni italiane. E così la novità di questa Gmg sarà proprio la sua capacità di tenere insieme i due mondi: ci aiuterà, l’abbondanza di tecnologia, a sentirci uniti attorno al Papa.

Perché sforzarsi di andare? Perché cercare l’incontro comunque vicino a casa? Non mancano gli scettici agli occhi dei quali i raduni sarebbero quanto meno inutili. Lo dico subito: la Gmg non è indispensabile. Ma, come tutte le esperienze buone, aiuta. Aiuta a uscire: dall’idea che la fede sia una faccenda strettamente personale, perché non è male condividere un pezzo di vita cristiana con migliaia di persone; dalla crisi, che non è fatta solo di soldi e forse vedere giovani più poveri, ma felici per fede, scuote un po’; dai luoghi comuni sulla Chiesa.

Un grande evento accende entusiasmi, coinvolge chi è più lontano dalla fede, mostra la bellezza di volti e colori diversi che dicono la varietà del mondo. E poi c’è un Papa nuovo: tutto da scoprire davanti ai giovani, ma le premesse sono forti per sprigionare intensità interiore e voglia di cammini spirituali. Tutto questo non è un bisogno, è un’opportunità. A casa, attraverso le tappe di avvicinamento e soprattutto tornando al quotidiano, si costruisce la vita. Nella certezza che soltanto la memoria della presenza di Gesù ci permette di camminare davvero.