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L'abbraccio tra Matteo Arnaldi e Matteo Berrettini dopo il quarto finale di Parigi 2026, finito con il ritiro per infortunio di Berrettini.
«Questo non è il match che mi immaginavo e che avrei desiderato. Mi dispiace per Matteo. Ha giocato un bel torneo e gli auguro di riprendersi presto: tornerà ancora più forte sull'erba, dove è un rivale molto tosto». Così Matteo Arnaldi, che avrebbe dovuto legittimamente far capriole dentro di sé per la prima semifinale conquistata in carriera in uno Slam (sudatissimo, oltre 17 ore sul campo complessivamente), ha risposto alla prima domanda, pensando prima che a sé stesso all’ennesimo infortunio di un Matteo Berrettini che fino a qualche giorno prima pareva finalmente davvero rinato, certo non deve essergli stato difficile comprendere come si sta in faticosa salita dalle retrovie di una classifica Atp che non perdona chi precipita, dato che sta facendo un percorso analogo.
Nei giorni in cui i tabelloni del Roland Garros sul campo disegnano traiettorie per battaglie fratricide, prima Berrettini contro di Arnaldi ai quarti, poi Arnaldi contro Cobolli, in semifinale, in uno sport individuale come il tennis dove tutto è eliminazione diretta, declinazione in chiave sportiva dell’adagio latino “mors tua vita mea”, emerge il clima di squadra del tennis italiano, dove - nonostante ognuno giochi il torneo per sé -, i messaggi trasversali sono solidali: si comincia con Matteo Berrettini che, sollecitato sulla sconfitta di Sinner, in conferenza stampa lo “difende” dagli assalti dei social: «Vorrei avere io la sua forza mentale».
Che tra i due i rapporti siano ottimi è noto da tempo, da quando Berrettini ha parlato della vicinanza avuto da Jannik Sinner nei momenti bui dei tanti, troppi infortuni. Ancora pochi giorni fa ai microfoni di Eurosport ricordava di come Sinner, pur di poche parole per natura, non abbia mai fatto mancare la sua presenza: «Riesce sempre a dire le cose giuste per farti stare bene». Dopo la prima Coppa Davis, quando Berrettini era fuori in recupero ma aveva raggiunto la squadra, annesso come collante non giocatore, nell’abbraccio finale, Jannik aveva promesso: «L’anno prossimo la vinciamo insieme», promessa mantenuta.
In semifinale a Parigi venerdì si scontreranno Arnaldi e Flavio Cobolli: .
Ma Cobolli conosce pressoché da sempre, anche Berrettini, romano come lui, di sei anni più grande: Matteo senior è stato il primo della fila di questa stagione mai vista del tennis italiano, l’apripista che ha aperto la strada a tutti gli altri con la finale di Wimbledon del 2021, il primo a dimostrare che anche un italiano poteva arrivare lassù, la molla perché anche gli altri cominciassero a crederci.
Anche per questo c’è molta solidarietà da parte dei compagni verso la fatica di Berrettini: in lotta con un corpo soggetto agli infortuni, dopo essere salito fino al numero 6 della classifica mondiale a inizio 2022, da allora più volte si è infortunato ed precipitato due volte su posizioni vicine al 100, da cui è faticosamente risalito: un su e giù che è una fatica di Sisifo, la prima volta fino al 34° posto, stavolta fino al 48.
Una progressione a Parigi gli avrebbe permesso di salire ancora, ma un’altra volta il corpo s’è messo di traverso: uscito in lacrime dal quarto di finale contro Arnaldi, a mente lucida dopo ha spiegato: «A metà del primo set ho iniziato a sentire qualcosa mentre servivo. Più giocavo, peggio mi sentivo. Se avessi continuato a giocare la situazione sarebbe peggiorata e il recupero sarebbe stato più lungo», si tratta di un problema all’anca destra, nella percezione dello stesso Berrettini diverso da quello accusato tra il 2019 e il 2020: «non so per quanto tempo dovrò stare fermo: me lo diranno i medici. Speriamo di rivederci presto. Nella mia testa c’era il pensiero di non voler rimanere fermo per tre mesi. Sento che mi è stata tolta la possibilità di giocare fino all’ultimo punto. Spero di essermi fermato in tempo. Il mio unico desiderio era quello di finire la mia partita. Sento che mi è stata tolta la possibilità di giocare fino all’ultimo punto».
A portargli la stima dell’ambiente non è però solo l’essere stato una “chioccia” per i più piccoli adesso suoi agguerritissimi e leali avversari, ma il suo essere uomo squadra e animo generoso: per il suo trentesimo compleanno festeggiato il 12 aprile scorso ha chiesto non regali ma sostegno all’associazione bresciana “Atleti al tuo fianco”, impegnata accanto ai bambini nei reparti di oncologia pediatrica.








