A 15 giri dalla fine del Gp dell’Austria, serve un mezzo secondo al giro, per andare a prendere Russel, Kimi Antonelli con le gomme fresche inanella giri più veloci e, dopo i tre errori inziali, peccati di irruenza, che lo hanno fatto «tagliare» tre volte nel primo giro senza che i giudici di gara abbiano ravvisato motivi di penalità, si conferma l’avversario più complicato per il suo compagno di squadra Russel. Manca tantissimo alla fine del Mondiale di Formula 1, ma ci sono tutte le premesse perché la stagione 2026, divertente e spettacolare come di rado negli ultimi anni, diventi una gara domestica in casa Mercedes, con Ferrari e Red Bull a fare da terzi incomodi, come ha dimostrato la griglia di partenza dell’Austria.

L’esperienza del ritiro a Barcellona ha insegnato al giovane Antonelli che il Mondiale alla lunga premia la saggezza: meglio secondi o terzi, che fuori, tenendo sempre un occhio al miglior risultato possibile in funzione della classifica generale, anche se si tratta di lasciare andare il compagno/rivale, con il quale la tensione agonistica all’interno della scuderia in radio si percepisce, eccome, a cominciare dalla misteriosa esultanza: «Stai: calmo» in italiano di Russel in qualifica, che sapeva tanto di messaggio al giovane rivale. Anche se George Russel ha provato a negare con una spiegazione non proprio plausibilissima. Quinta e delusa la Ferrari di Hamilton, copia sbiadita di quella della Spagna.

Il finale in Austria è da palpitazioni: duello Antonelli-Verstappen all’ultimo giro per la seconda posizione. Arrivano in tre in due secondi: Russel, Verstappen, Antonelli. Russel sceglie l’esultanza alla Fred Flinstone, e Antonelli fa capire che ha imparato la lezione ma che di stare calmo non ne vuole proprio sapere.

I sei Gp di Riccardo Patrese possono attendere. Antonelli, tra l’uovo oggi e la gallina a fine anno, ha scelto la gallina, interiorizzando la lezione di Jannik Sinner: se posso vinco, se non posso imparo. Con tre giri in più avrebbe anche vinto Kimi, oggi non ha perso, ha tenuto il punto. Anzi, i punti. Anche con l’amarezza di essere entrato nella festa con due o tre giri di ritardo.