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Marco Bezzecchi sale sul gradino più alto del podio al Gran Premio delle Americhe. EPA/DUSTIN SAFRANEK
“Bez. Kimi. Italy”, con questo messaggio scritto sul vetro della telecamera Jannick Sinner celebra una domenica che rimarrà negli annali dello sport italiano. E non solo per l’ennesimo traguardo raggiunto dal tennista altoatesino, che ha avuto la meglio nella finale del Miami Open contro Lehecka.


Se le vittorie da record-breaker di Jannick le diamo ormai quasi per scontate – decimo tennista nella storia (primo italiano) a realizzare il “double sunshine”, ovvero trionfare ad Indian Wells e Miami – è nelle categorie regine del motorsport che gli atleti italiani stanno incantando il mondo. Marco Bezzecchi e Andrea Kimi Antonelli, uno vincente ad Austin e l’altro a Suzuka.


Due italiani sui gradini più alti del podio di MotoGP e Formula 1: non succedeva dal 2003 (Antonelli nascerà 3 anni dopo), quando Giancarlo Fisichella vinse a Interlagos e Valentino Rossi a Suzuka.
Per un’Italia le cui sorti pendono dall’appuntamento di martedì sera in Bosnia, quella della nazionale di calcio, ce n’è una che vince e trionfa: quella dei giovani sportivi che si spalleggiano tra di loro. Ma c’è un dettaglio che colpisce più dei trofei in bacheca: la naturalezza con cui questa “generazione d'oro” ha riscritto le regole del tifo. Non sono più atleti separati dal rispettivo ego, ma un gruppo connesso dove il successo dell'uno diventa l'adrenalina dell'altro. È una stima che viaggia sui social e via telefono e durante le interviste, demolendo quel vecchio vizio italiano dell’invidia sportiva.
Se Jannick esalta gli altri due azzurri firmando la telecamera, il “Bez” racconta dei retroscena interessanti sul rapporto tra i 3 ai microfoni di Sky subito dopo il trionfo nel Gran Premio delle Americhe.
«Io e Kimi ci siamo sentiti stamattina perché purtroppo non ho potuto vedere la gara in diretta, però quando mi sono svegliato ho guardato subito i risultati e gli ho subito mandato un messaggio».
Se con Kimi l’amicizia si è fondata su cardini ben precisi, entrambi nati in Emilia-Romagna ed amanti dei motori, quella con Sinner è appena sbocciata ed è stata una sorpresa per l’asso dell’Aprilia.


«Mi ha contattato dopo il Brasile, per me è stata una soddisfazione incredibile poterlo conoscere, poterci scambiare due chiacchiere anche solo per messaggio. Spero che avremo modo di vederci. Comunque ci siamo sentiti perché ha vinto anche lui qualche giorno fa e quindi è veramente un supporto mitico da questi due orgogli italiani».
Quella firma di Sinner sul vetro della telecamera, “Bez. Kimi. Italy”, non è solo un saluto tra campioni. È l’autografo di una nuova era sportiva: quella in cui non si vince più per caso, ma per sistema. E soprattutto, quella in cui non si vince più da soli.







