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Milano Cortina 2026 Le mamme statunitensi Elana Meyers Taylor, oro, e Kaillie Armbruster Humphries, bronzo,
Elana Meyers Taylor è la nuova campionessa olimpica di monobob, (bob a uno, disciplina olimpica recente oltre i classici bob a due e quattro), già cinque volte sul podio olimpico ma mai d’oro. Moglie del bobbista Nic Taylor, fa notizia perché afroamericana, in un ambiente che ha faticato ad accettarla, per il tenerissimo video in cui in Lingua americana dei segni ha annunciato di avere vinto ai suoi due bambini sordi. Ma anche per i suoi 41 anni che fanno di lei una dei più anziani a vincere ori ai Giochi invernali. Con lei sul podio un’altra mamma quarantenne, la connazionale Kaillie Humphries, bronzo.
Se da un lato è vero che lo sport tutto ha significativamente aumentato la sua longevità anche in discipline che richiedono notevoli doti fisiche – complici l’avanzamento delle tecniche di allenamento e nel trattamento di infortuni – , si pensi ai 45 anni di Roland Fischnaller in gara nello snowboard parallelo a Milano Cortina 2026 e campione del mondo lo scorso anno in Engadina, è anche vero gli sport che, per le loro caratteristiche, da sempre regalano maggior longevità atletica ci sono il curling e il bob.
Non perché siano "facili”, non lo sono affatto e non perché non richiedano doti atletiche, ne richiedono di più adatte anche ad atleti più avanti negli anni. Difficile immaginare un quarantenne nel freestyle per le doti di elasticità e per sollecitazioni sulle articolazioni, per le cadute da grandi altezze, mentre nel curling, chi aveva dimestichezza da giovane, avendo acquisito l’automatismo, con i complessi movimenti che richiede frequentare il ghiaccio con una scarpa chiodata e una liscia, spesso con l’esperienza aumenta la freddezza e la sapienza tattica al tiro della stone, un po’ come accade ai tiratori di volo e carabina ai Giochi estivi. Benché rispetto agli esordi olimpici da sport dimostrativo nel 1924, quando era esercizio quasi da bocce sul ghiaccio, il curling dal suo rientro olimpico a Nagano è via via sempre più appannaggio dei giovani.
Quanto al bob è una disciplina di nicchia, in cui ai frenatori si richiede peso, potenza, esplosività e ai piloti oltre al coraggio, una sensibilità che aumenta con l’esperienza, alla quale va affiancata una intensa preparazione perché comporta importanti sollecitazioni della forza centrifuga in velocità, un po’ come accade ai piloti.
Al bob soprattutto in Nord America si viene a volte reclutati, passando per per il brivido del taxi bob da passeggeri, divertimento più diffuso da quelle parti, dove come turisti si scende in pista nel bob guidato e frenato da professionisti, per provare una esperienza adrenalinica. Può capitare, innamoratisi del brivido, di lì ci si convinca a fare sul serio e ad affrontare corsi per diventare in genere frenatori, o con un più lungo e complesso training piloti.


Proprio a partire da una esperieza di taxi bob a Sankt Moritz è diventato pilota di bob dopo un corso, il principe Alberto di Monaco, che ha partecipato a cinque olimpiadi tra Albertville 1992 e Salt Lake City 2002, ottenendo come miglior piazzamento un ventiduesimo posto. La storia del bob insegna che è comune arrivarci non come prima disciplina, ma dopo un percorso in altri sport: soprattutto tra i frenatori, quelli che devono correre spingendo il bob alla partenza e quindi devono avere doti di esplovità e potenza (anche il peso aiuta a spingere e a far correre il bob), ci sono tanti provenienti dall’atletica leggera o dal football americano e dal rugby. Lo stesso Eugenio Monti, leggenda del bob cui è intitolata la controversa nuova pista di Cortina, è approdato al bob da sciatore alpino dopo la rottura del crociato che allora distruggeva la carriera, e nel 1968 a Grenoble, ha ottenuto a 40 anni i due ori olimpici che ancora non aveva, anche grazie alla velocità in pista del giovane frenatore romano Luciano De Paolis, ribattezzato dai cortinesi «Romoletto», che correva forte pur avendo una corporatura robusta e reclutato dalla corsa. Considerato la formula 1 dell’inverno il bob ha attratto anche ex campioni affermati di altre discipline, in Italia la più nota è Antonella Bellutti, due volte campionessa olimpica estiva ad Atlanta e a Sydney nel ciclismo su pista che poi ha partecipato anche ai Giochi invernali di Salt Lake City come frenatrice del bob a due guidato da Gerda Weissensteiner, che abbiamo visto tra gli ultimi tedofori della Cerimonia d’apertura a Cortina pochi giorni fa




