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Vozinha celebra lo storico pareggio con la Spagna, sventolando per il campo la bandiera di Capo Verde. REUTERS/Siphiwe Sibeko
In una giornata in cui a prendersi la scena avrebbe dovuto essere la Spagna, campione d'Europa ad Euro 2024, con l'esordio assoluto a un Mondiale di Lamine Yamal, il fenomeno 18enne del Barcellona, qualcosa è andato storto: Golia ha incontrato Davide nel suo cammino, e la Spagna ha incontrato Capo Verde. Risultato: 0-0, con le Furie Rosse incapaci di sfondare un muro che sembrava impossibile da tenere, e un intero arcipelago che ha scritto la storia del proprio calcio in una sola notte.
Esordi storici come quello della nazionale capoverdiana, che per la prima volta è riuscita nell'impresa di qualificarsi a un Mondiale di calcio, capace anche di conquistare il primo punto strappando un pareggio alla nazionale che aveva dominato lo scorso europeo. Čeferin, presidente della UEFA, poco prima aveva criticato la scelta di ampliare il Mondiale a 48 squadre, poiché il palinsesto sarebbe stato riempito di partite di «scarso interesse», con un chiaro riferimento agli impegni di nazionali come quella capoverdiana, che infatti, sentitasi in causa, ha risposto con un comunicato congiunto ad altre 13 nazionali.
Dopo l'impresa sportiva compiuta da Capo Verde, il presidente UEFA si dovrà ricredere per forza. A rubare la scena non è stato nessuno dei giovani spagnoli, ma il vecchio – calcisticamente parlando – portiere capoverdiano Josimar José Évora Dias, soprannominato Vozinha. Quarant'anni, una carriera passata tra i campionati di Angola, Moldavia, Portogallo, Cipro e Slovacchia, fino alla serie B portoghese, lega in cui difende i pali del Chaves dal 2024. Vozinha ha parato ogni tiro arrivasse verso la sua porta, che fosse un rasoterra centrale o un colpo di testa da distanza ravvicinata.
A fine partita gli expected goals delle Furie Rosse recitavano il numero 2,16, indicatore di un dominio territoriale del campo e del gioco. Ma questo tipo di partita era assolutamente previsto nel copione di chiunque: la variabile che ha fatto saltare il banco è stata proprio Vozinha, capace di sventare tutte le occasioni e annullare un dato che di solito condanna alla sconfitta.


La storia dietro il suo soprannome è affascinante quanto quella scritta ieri sul campo dell'Atlanta Stadium. Quando giocava a pallone da bambino, Josimar si lamentava spesso: «come una signora anziana», gli dicevano amici e avversari. Per prenderlo in giro, tutti hanno cominciato a chiamarlo Vozinha, che significa appunto "signora anziana" o "vecchietta" in portoghese.
Prima dell’impresa di ieri sera era praticamente sconosciuto. Ora il suo nome è inciso dentro la storia dell’arcipelago di Capo Verde e in quella dei mondiali. La sua prestazione dominante lo ha fatto conoscere agli occhi del mondo, e il suo profilo Instagram è passato da contare 50mila followers ad averne oltre 6 milioni.
Per quanto ci si ricorderà di lui non si sa. Ciò che è certo è che in una delle edizioni più criticate di sempre, tra intoppi legati alla politica, arbitri rispediti al proprio Paese senza la possibilità di svolgere il proprio ruolo e tesserati delle nazionali perquisiti all'arrivo negli USA, c'è bisogno di storie così, capaci di scaldare il cuore e di insegnare una lezione importante: mai smettere di sognare.






